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ITALIA TV. “Argiano Carbon Neutral” al via. Saccardi: “E’ un esempio, lo sosterremo”.

Montalcino, 13/01/21 – Argiano ha presentato alla Regione Toscana l’ultima, solo in ordine di tempo, delle sue azioni di Responsabilità Sociale: il progetto per la gestione del bosco della Tenuta con obiettivo la carbon neutrality aziendale. L’Assessore all’agroalimentare e Vice Presidente Saccardi ha dichiarato: “Plaudo al progetto, che sosterremo, perché virtuoso e perché si inserisce perfettamente nella strategia regionale ed europea a difesa e valorizzazione dell’ambiente. La Toscana è ricchissima di bosco e questa è una risorsa sempre più importante, strategica, per tutti. Investire nella gestione del bosco è fare in bene della Comunità. Andrò ad Argiano entro la fine del mese”.

Il progetto prevede la misura dell’impronta, l’analisi del ciclo di vita del bosco e le relative certificazioni. Secondo le prime stime indicative, considerando le emissioni di gas serra di una cantina come Argiano e la tipologia del bosco di proprietà, gli esperti Marco Allocco e Benedetto Rugani confermano che il bilancio sarà positivo, ovvero il bosco di Argiano è un polmone che assorbe completamente l’impatto della produzione e che registra un credito ambientale per la Comunità, di Montalcino in primis.

Il progetto Argiano Carbon Neutral prevede anche l’ingresso dell’azienda come capofila del settore vinicolo in “Siena Carbon Neutral”, l’Alleanza fondata da Regione Toscana, Università, Provincia e Comune di Siena e Fondazione Monte dei Paschi. Simone Bastianoni, Ordinario di Chimica dell’Ambiente e dei Beni Culturali dell’Università di Siena: “Argiano è la benvenuta al nostro tavolo di volenterosi; la presenza di un’azienda con un marchio così prestigioso nell’Alleanza aiuterà la causa e sarà di esempio”.

Quello per la Carbon Neutrality è un progetto che segue le iniziative “Argiano prima cantina plastic free di Montalcino”e “Buona Agricoltura”, il manifesto dei Valori ai quali si ispira la conduzione organico-rigenerativa dell’azienda.

Link: > Pagina Comunicati ufficiali di Argiano

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ITALIA TV. VINO, BOLGHERI. “I TIRRENI” RIVELAZIONE DELL’ANNO. Tutto quello che c’è da sapere sui pirati della DOC delle meraviglie

ITALIA TV (di Dario Pettinelli). Bolgheri 7 dicembre 2020 – “I Tirreni” è uno dei nomi che i Greci davano agli abitanti della costa: gli Etruschi. Abili navigatori, solcavano i mari con bandiere raffiguranti un delfino, dedicandosi sia alla pirateria sia alla produzione e al commercio del vino. Il marchio aziendale deriva da una leggenda greca nata dalle storie riguardanti il popolo dei Tirreni. Si diceva, infatti, che il giovane semidio Dioniso (promosso a divinità da Zeus proprio per aver inventato il vino) chiese, nel suo girovagare per il Mediterraneo, un passaggio ad una nave etrusca. I Tirreni pensarono allora di rapirlo per essere avvantaggiati nel commercio e nella produzione del vino e lo legarono all’albero maestro della nave. All’improvviso il vento divenne sfavorevole, i timoni della nave si trasformarono in tralci di vite e le cime in serpenti. Presi dallo spavento i marinai si gettarono in mare, ma Dioniso per salvarli li trasformò in delfini.

Il nome di questa azienda è un’idea di Samuele Falciani, l’agronomo e responsabile di cantina e Tommaso Rindi, enologo; i fondatori de I Tirreni. Appassionati di storia e leggende si sono sentiti calzare questo mito. E a ben vedere in effetti c’è tutto: c’è il vino, c’è il luogo e c’è la pirateria, che ovviamente non si riferisce alle scorribande in mare quanto allo “spirito dell’arrembaggio”, del lanciarsi all’avventura. E c’è il mito, la storia, che è suggestiva e desueta.

Attenti a quei due. I due fondatori si conoscono all’Università di Firenze, Dottorato di ricerca per Samuele e ricerca di Tesi di Laurea per Tommaso. “Valutazione di alcuni parametri predittivi del potenziale Red-Ox sul vino” è l’opera con la quale Tommaso si laurea in Enologia con l’aiuto di Samuele, i ragazzi “si prendono” e inizia la storia. In Argentina Samuele, in Francia Tommaso, i due si specializzano ancor di più e iniziano le collaborazioni importanti: Samuele nel Chianti, Tommaso con Paolo Vagaggini e Bernardino Sani a Siena e Montalcino. Qui la loro storia ricorda la sigla di “Attenti a quei due”, il celeberrimo telefilm a puntate con Tony Curtis e Roger Moore. Sono loro. Si perchè, pur avendo la stessa passione-guida e solo 2 mesi di differenza d’età, i due risultano complementari, e si completano. Tommaso più estroverso, sorriso morbido e accogliente, se vogliamo è il front esterno; Samuele è più introverso ma affatto timido, solo molto riservato, poche parole scelte, se vogliamo è quello che copre le spalle quando Tommaso è in giro.

Un bel giorno, la decisione. Tommaso faceva fatica a seguire il senese stando a Firenze, Samuele chiudeva i primi cerchi di vita e pianificava il futuro, insomma… le condizioni si erano manifestate. E qui la grande scelta: l’abbandono della consulenza per altri e l’inizio del percorso personale, con un nome, un marchio per raffigurare quei desideri di futuro. I due ragazzi, che a questo punto però hanno 35 anni, puntano Bolgheri e terre confinanti, puntano alto, e trovano i primi ed attuali 9 ettari. All’inizio terzismo con una cantina-magazzino di 200mq. Dice Tommaso: “Sai Tetris? Ecco, per muoverci dovevamo lavorare di coppia: te ti pieghi un pò di là così passo il tubo di qua e posso mettere la gamba…Era così. La pantera rosa ci faceva un baffo”.

Dopo i primi anni per prendere le misure, per trovare altri spazi e soprattutto per capire come fosse il suolo di Bolgheri, Rindi e Falciani escono con le prime bottiglie. Ma i pirati di Donoratico e Castagneto Carducci hanno sogni grandi e sfidanti e non dimenticano di avere il sangue di Giove nelle vene…. Samuele: “Non vogliamo abbandonare Bolgheri ma Tommaso guarda a Montalcino e io d’altronde vengo dal Chianti”.  

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D. Cos’ha di così speciale il terreno, il suolo di Bolgheri?

R. Samuele: “Io sono cresciuto nel Chianti; quando sono arrivato a Bolgheri ho trovato una realtà molto diversa, a partire ad esempio dalla stagione vegetativa che qui è molto più lunga. I terreni a Bolgheri sono iperfertili, più che stimolare si deve governare questa vitalità, questa spiccata vigoria. L’obbiettivo è di arrivare alla maturazione zuccherina dell’uva insieme a quella vinacciolo e quindi è tutta una ricerca di equilibrio e di controllo affinché per esempio non si arrivi a raccolta con i vinaccioli verdi. Questa grande vitalità va fatta sfogare ma senza eccessi produttivi”.

D. Entrambi avete Sangiovese nel DNA, ma a Bolgheri sono i vitigni francesi che trovano espressioni uniche ed irripetibili.

R. Samuele: “In terreni come questi il Sangiovese trova espressioni diverse rispetto al senese per esempio; qui c’è una spinta molto forte e ritrovarsi con degli acini enormi, che esplodono, è la normalità. A dirla tutta le condizioni sono perfette per il Cabernet Sauvignon, che infatti è quello che ci richiede attenzioni minime, fa da solo perfettamente. Col Cabernet Franc poi abbiamo grandi soddisfazioni: fin dalle prime volte che giravamo tra i filari abbiamo capito di non dover diradare, o comunque il minimo minimo. Pensi, all’inizio, quando cercavamo un rapporto con la pianta, quando devi costruire una relazione col suolo, lo devi capire, decidemmo di lasciare 2 germogli per sperone 10 gemme a pianta; beh, sono venuto fuori 10 germogli precisi, rimasi sbalordito, mai visto una cosa del genere”.

R. Tommaso: “Il nostro Bolgheri DOC è un orgoglio: 50mila bottiglie che volano via così… 40% Cabernet Sauvignon, 30% Merlot, 20% Cabernet Franc, 10% Petit Verdot, tutto qui di Bolgheri, con malolattica e affinamento in barriques. E’ un manifesto di Bolgheri: struttura, corpo, note varietali avvolte in quelle fruttate e più calde; armonia, larghezza, complessità.  

D. Ok, ma non solo grandi rossi… 

R. Tommaso: “Esattamente. Il Beccaia Vermentino Bolgheri DOC è una gioia. Sempre col Vermentino ed anche stavolta con la Malvasia e Trebbiano facciamo il Pigolaia, fresco e fruttato con note di zagara e frutta esotica; sapido, strutturato e corposo in bocca. Perfetto per la cucina del pesce; d’altronde siamo sul litorale, queste vigne guardano e sentono il mare”.

I TIRRENI

Via del Casone Ugolino, 29 Cap 57022 – Castagneto Carducci (LIVORNO)

www.itirreni.it

#itirreni #beccaia #pigolaia #bolgheri

ITALIA TV. Le condotte degli idrocarburi per la decarbonizzazione

di Dario Pettinelli (dir@italiatv.it)
(italiatv.it) – Il primo ministro norvegese Erna Solberg ha aperto ieri la più grande struttura di prova al mondo per il trasporto di CO2, Equinor.
L’impianto di prova trasporta anidride carbonica in condotte, sia in forma gassosa sia liquida. L’obiettivo è saperne di più su come si comporta il biossido di carbonio durante il trasporto mediante condutture, informazioni necessarie per aumentarne il trasporto e lo stoccaggio in futuro.

Equinor e i suoi partner hanno modificato la struttura delle pipeline degli idrocarburi per rendere possibile lo studio del trasporto di CO2 come gas e liquido, contemporaneamente.
Secondo il piano, questi test saranno in corso fino alla primavera del 2021. Dopodiché, l’impianto di prova sarà utilizzato per il trasporto di petrolio, gas e CO2, a seconda delle esigenze.

Questo mostra come le infrastrutture e le competenze dell’industria petrolifera e del gas possano essere utilizzate per accelerare gli sforzi per la decarbonizzazione. Un’opportunità ed un caso di scuola per un nuovo settore.

www.italiatv.it

Social network, se non corri sei fuori.

italiatv.it – Più di metà degli italiani ha almeno un account social attivo e gli dedica in media 1 ora e 51 minuti al giorno. In questo conto viene considerata tutta la popolazione, senza distinzione di reddito o status, e tantomeno di età.
Siamo circa 60 milioni e secondo i dati resi noti dal Corriere della Sera, il 2020 in Italia è iniziato proprio col superamento da parte di Facebook della soglia psicologica del 50% della popolazione italiana: 31 milioni di utenti, 19 milioni quelli di Instagram, 12 milioni per LinkedIn; solo 2,3 milioni quelli di Twitter.
Ma la notizia è che in Italia questi giganti iniziano la nuova decade dando segnali di rallentamento. In particolare, il numero dei nuovi iscritti si sta avvicinando sempre più a quello degli abbandoni, prefigurando una sorta di picco, raggiunto, o comunque molto molto vicino. Questo significa che nei prossimi anni assisteremo alla fase calante di Facebook, Instagram e LinkedIn? Non proprio; vediamo perchè.

Le ragioni dell’abbandono sono diverse, come diversi sono questi social network.
Trattamento disinvolto dei dati personali, troppa pubblicità, fake news, odio, ma anche la componente generazionale.
E’ su questo ultimo aspetto che è utile qualche riflessione.
Spesso dietro un abbandono c’è una migrazione, un trasloco da una app all’altra. A guidare questi spostamenti sono per lo più gli under 18, la gioventù che va a scuola. Le ragioni in questo caso sono più legate a fattori di tendenza percepita, a cosa è più o meno cool, quale social viene considerato più up to date.

Perchè, soprattutto in Italia, sono gli under 18 il motore di questi esodi?
Quando su Facebook sono arrivati i genitori, i figli sono migrati su Instagram; ma ormai anche l’Instagram in italiano sta diventando adulto e le generazioni con la lettera davanti stanno cercando nuovi luoghi, possibilmente al riparo dai post pubblici d’amore dei genitori verso di loro, da quei tag che imbarazzano come quando li si portava a scuola in macchina ma li si doveva lasciare all’angolo più lontano.

E poi un post può essere come un diamante, per sempre.
Se un genitore pubblica una foto con tag del proprio figlio, difficilmente lo leverà mai; perchè l’immagine dell’adorato è sacra ed è orribile anche solo il pensiero di doverla buttare via.
Oltre a ciò, poi, questo “puro amore genitoriale” viene condiviso per orgoglio, fa stare bene mamma e papà; un amore che diventa trofeo da mostrare.
Ora, com’è facile intuire, fino all’età adulta la maggiorparte di questi figli soffre questo amore condiviso in pubblico, magari lo apprezza anche ma si sente penalizzato in rapporto al suo gruppo sociale, generazionale; “non fa figo”, anzi.

Nuovi esodi sono inevitabili, la fuga è destinata a continuare.
Perchè questo scappare non ha a che fare con la tecnologia o con un app più o meno di moda: è sistemica, è la declinazione contemporanea del “Mà, io esco” per avere tempo e spazio non condiviso coi genitori, del “Papà, verranno amici mi serve casa libera”, e così via. E se un genitore pensasse che non è un problema rincorrerli da un’altra parte, sbaglierebbe, perchè ci sono social network che i più non hanno nemmeno mai sentito nominare; un’illusione quindi, pari a quella di quando si pensa di sapere sempre quando e cosa fanno, e con chi.

Le fughe, gli esodi da un’app all’altra, fanno parte del processo di definizione dell’identità, ci saranno sempre, perchè sono pochi i genitori disponibili a rinunciare a quella sensazione di controllo che danno i social e quindi smettere di rincorre i figli anche in rete.
Ciò che cambierà col tempo è il ruolo: da giovani si scappa, da adulti si rincorre.
Ma è come il leone e la gazzella: non importa che tu sia figlio o genitore, l’importante è che tu corra.

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