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ITALIA TV. Energia. L’Europa finanzia la “rivoluzione irlandese”.

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italiatv.it – Il Governo irlandese ha annunciato l’approvazione dei fondi europei per la transizione energetica ed ha aperto la prima asta. Il Piano irlandese si chiama RESS (Renewable Electricity Support Scheme) e prevede di raggiungere il 70% di produzione verde entro il 2030, come da programma di governo. Parte trainante di questo piano riguarda l’eolico offshore.
L’impegno del Governo nei confronti del Green Deal europeo avvia di fatto una rivoluzione energetica in Irlanda. Il RESS rappresenta lo strumento per il rapido avvio di progetti eolici e solari su vasta scala e permetterà la progressiva sostituzione dei combustibili fossili dell’energy-mix. Con le aste RESS il Governo punta anche a stimolare la produzione interna di energia e tagliare così la percentuale di acquisto dall’estero.
Il RESS è un sistema competitivo basato su asta che invita le Compagnie a fare offerte. La prima asta RESS (RESS 1) per il 90% riguarda l’eolico ma include anche il 10% di progetti nel solare.

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ITALIA TV. Saipem, eolico offshore: 3 Contratti per 90 Milioni.

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italiatv.it – Saipem annuncia l’aggiudicazione di 3 nuovi grandi contratti eolici offshore. Il valore complessivo per la Compagnia è di oltre 90 milioni di euro.
Il primo, Dogger Bank, si trova a 130 km al largo della costa nord-orientale dell’Inghilterra e sarà il più grande parco eolico offshore al mondo. Il secondo, Seagreen, si trova al largo della costa orientale della Scozia. Saipem installerà 114 basi ed altrettante turbine eoliche. Infine, la Compagnia curerà trasporto e installazione del jacket offshore nel parco eolico francese di St-Brieuc, in Bretagna. Tutte le attività di gestione e ingegneria del progetto saranno condotte con la nave gru Saipem 7000.
Con questi contratti, Saipem consolida ulteriormente la propria leadership nelle energie rinnovabili.

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ITALIA TV, “L’impatto del Covid sull’esplorazione di petrolio e gas

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di Dario Pettinelli

Il COVID-19 ha frenato anche l’esplorazione di petrolio e gas, interessando sia la trivellazione sia la domanda relativa di attrezzature. Un’analisi di Rystad Energy mostra che il numero di perforazioni a livello globale quest’anno sarà il più basso da inizio secolo: poco più di 50mila pozzi, contro i 72mila del 2019; di questi 2.238 sono offshore e 53.112 onshore. Il Nord America è il teatro che ha subito la riduzione maggiore, e per i prossimi 5 anni non si prevede di tornare ai numeri pre-Covid.
Il segnale per la risalita sarà quando i Governi mondiali allenteranno le restrizioni sui viaggi, e sarà il settore del trasporto aereo a fare da driver.

A cascata, è in crisi anche il segmento degli strumenti di perforazione, che registrerà un colpo storico quest’anno: un calo del 35%. Diminuzioni delle operazioni ma anche delle profondità, trivellazioni entro i 5mila metri e conseguente riduzione delle forniture relative, tubi di perforazione e punte di trapano in primis.

Lo studio della Rystad Energy ritiene che gli operatori russi ritardino la perforazione di nuovi pozzi su asset provatamente maturi per garantire il rispetto dei tagli di produzione concordati,e che la ripartenza del settore sarà in acque africane.
Complessivamente, l’onshore dovrebbe riprendersi già nel 2021 e crescere ad un tasso del 7% annuo verso il 2025, mentre per l’offshore si prevede una crescita inferiore.

Nonostante la bassa crescita economica, Brasile, Australia e Cina continueranno ad offrire interessanti opportunità a breve termine con prospettive di crescita dal 20% al 40% per le perforazioni a terra; mentre il Regno Unito, la Guyana e il Messico sembrano promettenti nel medio-lungo termine. Gli Stati Uniti rimangono il punto di riferimento per il segmento degli strumenti di perforazione a terra, mentre la Norvegia si prevede sarà in cima alla lista degli acquirenti di attrezzature per la perforazione in mare.

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Social network, se non corri sei fuori.

italiatv.it – Più di metà degli italiani ha almeno un account social attivo e gli dedica in media 1 ora e 51 minuti al giorno. In questo conto viene considerata tutta la popolazione, senza distinzione di reddito o status, e tantomeno di età.
Siamo circa 60 milioni e secondo i dati resi noti dal Corriere della Sera, il 2020 in Italia è iniziato proprio col superamento da parte di Facebook della soglia psicologica del 50% della popolazione italiana: 31 milioni di utenti, 19 milioni quelli di Instagram, 12 milioni per LinkedIn; solo 2,3 milioni quelli di Twitter.
Ma la notizia è che in Italia questi giganti iniziano la nuova decade dando segnali di rallentamento. In particolare, il numero dei nuovi iscritti si sta avvicinando sempre più a quello degli abbandoni, prefigurando una sorta di picco, raggiunto, o comunque molto molto vicino. Questo significa che nei prossimi anni assisteremo alla fase calante di Facebook, Instagram e LinkedIn? Non proprio; vediamo perchè.

Le ragioni dell’abbandono sono diverse, come diversi sono questi social network.
Trattamento disinvolto dei dati personali, troppa pubblicità, fake news, odio, ma anche la componente generazionale.
E’ su questo ultimo aspetto che è utile qualche riflessione.
Spesso dietro un abbandono c’è una migrazione, un trasloco da una app all’altra. A guidare questi spostamenti sono per lo più gli under 18, la gioventù che va a scuola. Le ragioni in questo caso sono più legate a fattori di tendenza percepita, a cosa è più o meno cool, quale social viene considerato più up to date.

Perchè, soprattutto in Italia, sono gli under 18 il motore di questi esodi?
Quando su Facebook sono arrivati i genitori, i figli sono migrati su Instagram; ma ormai anche l’Instagram in italiano sta diventando adulto e le generazioni con la lettera davanti stanno cercando nuovi luoghi, possibilmente al riparo dai post pubblici d’amore dei genitori verso di loro, da quei tag che imbarazzano come quando li si portava a scuola in macchina ma li si doveva lasciare all’angolo più lontano.

E poi un post può essere come un diamante, per sempre.
Se un genitore pubblica una foto con tag del proprio figlio, difficilmente lo leverà mai; perchè l’immagine dell’adorato è sacra ed è orribile anche solo il pensiero di doverla buttare via.
Oltre a ciò, poi, questo “puro amore genitoriale” viene condiviso per orgoglio, fa stare bene mamma e papà; un amore che diventa trofeo da mostrare.
Ora, com’è facile intuire, fino all’età adulta la maggiorparte di questi figli soffre questo amore condiviso in pubblico, magari lo apprezza anche ma si sente penalizzato in rapporto al suo gruppo sociale, generazionale; “non fa figo”, anzi.

Nuovi esodi sono inevitabili, la fuga è destinata a continuare.
Perchè questo scappare non ha a che fare con la tecnologia o con un app più o meno di moda: è sistemica, è la declinazione contemporanea del “Mà, io esco” per avere tempo e spazio non condiviso coi genitori, del “Papà, verranno amici mi serve casa libera”, e così via. E se un genitore pensasse che non è un problema rincorrerli da un’altra parte, sbaglierebbe, perchè ci sono social network che i più non hanno nemmeno mai sentito nominare; un’illusione quindi, pari a quella di quando si pensa di sapere sempre quando e cosa fanno, e con chi.

Le fughe, gli esodi da un’app all’altra, fanno parte del processo di definizione dell’identità, ci saranno sempre, perchè sono pochi i genitori disponibili a rinunciare a quella sensazione di controllo che danno i social e quindi smettere di rincorre i figli anche in rete.
Ciò che cambierà col tempo è il ruolo: da giovani si scappa, da adulti si rincorre.
Ma è come il leone e la gazzella: non importa che tu sia figlio o genitore, l’importante è che tu corra.

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