Effimero a tre mesi da voto, battagliare sui sondaggi: la notizia, il fatto nuovo, non è la CNN che dice “Trump ancora sopra di due” o la Reuters “Harris sopra di uno”, ma la riapertura del testa a testa. Sopra di uno, lei o lui, adesso non è il punto. Il punto è che la partita per la presidenza USA è chiaramente riaperta.
Dopo l’attentato, solo per qualche giorno Trump è sembrato semplicemente inevitabile, ma quel vantaggio già adesso è colmato e soprattutto si è perso l’effetto vittima/eroe ecc… D’altra parte Trump ha levato immediatamente il cerotto, rinunciando al “pro-memoria virale” e all’effetto di cui sopra. Eppure ferite e cicatrici fanno parte dell’icona del maschio alfa che ingravida col solo sguardo; i repubblicani paradossalmente sembrano voler dimenticare l’evento e Trump lo ha citato solo per qualche giorno, facendo sfumare di fatto il tutto. Sorprendente.
La partita quindi è riaperta e, superate le prime due settimane di entusiasmo post shock per la rinuncia di Biden, vederemo se le chances saranno reali o meno per la democratica.
Intanto però i vari “maker”, i giocatori grossi di questa partita si interrogano e attendono i segnali che arriveranno a breve. Ogni settore attende di sapere la posizione di K.Harris: per alcuni si può presumere, per altri no. Tra questi secondi, Big Tech e Oil&Gas, ma non solo.
Alphabet/Google, Apple, Microsoft e Meta hanno già sostenuto i Dem con donazioni importanti, tanto e non meno di quelle di Musk invece per Trump. Proprio Mr. Tesla però ha detto che la sua donazione di 45mln di USD è da considerarsi una tantum e non mensile… Curiosa la cifra, 45, non 50, di più o di meno: 45. Perchè Trump è il presidente numero 45.
Ieri su POLITICO una disamina di ogni settore e le aspettative dei big player. Tra i più in ansia big pharma, per il passato da Procuratrice della Harris soprattutto (Politico spiega perchè); ed anche il nero mondo del petrolio, settore che mai come oggi si trova al bivio fra 4 anni di gloria e guadagni, col massimo sprezzo per l’ambiente, e 4 anni nei quali re-inventarsi e diversificare (tutto molto costoso per loro).
Una piccola red light, non proprio un segnale ancora, però c’è: il miliardario e molto influente Mark Cuban ha detto di essere stato alla Casa Bianca con altri big del settore crypto, convocati proprio per capire meglio un settore che colpevolmente Biden non ha mai capito. La notizia è che Cuban riferisce di aver riscontrato per la prima volta apertura. Non vuol dire un cambio di rotta per i Dem ma, con i numeri del mondo crypto e la spinta forte dei veri padroni del mondo (Blackrock e Co.), sarebbe improvvido per la Harris sbagliare posizione.
Oltretutto la crypto-economy non ha fazione, non è di destra o di sinistra: da quest’anno con l’entrata di Bitcoin ed Ethereum nei circuiti della finanza tradizionale, più che destra o sinistra, marcherei sull’inevitabilità della novità, e ne trarrei le conseguenze per averne i vantaggi. Ma su questo si tornerà. E poi Harris è californiana…