(italiatv) Mentre i produttori di vino italiani faticano ad accettare la progressiva perdita di utenza under 30, perchè più attratta da esperienze estreme, ovvero o superalcolici o zero alcol, è a Roma che registriamo le novità più interessanti.
Tutto sommato debole, scarica, la Milano Wine Week, con più comunicazione che sostanza, gli appassionati del buon bere colto dirottano altrove.
Giuseppe Spoliti e il suo socio Filippo Barbiroli, hanno aperto la prima di una serie di “enoteche di prossimità”: ENO’ il brand. Perchè la cosa è degna di nota? Perchè appunto è l’esperienza adulta e colta che mancava.
Diciamo subito di cosa si tratta: degustazione privata, in enoteca, con sommelier e cibo di accompagnamento. Dove? Collina Fleming, Roma, su prenotazione. Il costo? Dipende: come eno-sarti, Spoliti e Bardiroli organizzano la cosa su misura. Ecco che in tre righe siamo già nel lato adulto e colto del vino.
Scelta di ogni dettaglio, massimo potenziale offerto, ad ENO’ si consumano momenti di incontro e cultura del vino, altrimenti rari. Carolina Nuccetelli, esperta e magnetica, guida gli ospiti in un viaggio tra immaginario e profumi, tra desiderio e gusto. Il vino al centro, il cibo a supporto; e tutto il resto fuori.
Wine bar rumorosi, avventori inconsapevoli fino alla molestia, tutto questo è ormai il passato: la spasmodica rincorsa ai gggiovani che finalmente si posa, a favore di un pubblico più stimolante; e spendente.
E’ sempre scivoloso targettizzate per età, anche nel consumo del vino: tutti sappiamo che sono anni che il vino è fuori dal “giro giovane”, ma l’essere giovani non vuol dire essere per forza tequilari o salutisti. E’ il lato adulto della storia; anche a 25 anni.
Quindi succede che nella micro-zona di Roma che nessuno come Michela Giraud sa raccontare, gli adulti scelgono di dedicare tempo alla loro passione così. Si telefona ad ENO’, si riserva una data e si concorda il percorso eno-gastronomico di una serata di qualità. Très Chic!
Spoliti: “Filippo (il socio – ndr) è un cuoco, cucina che non sai…”; io rilancio: “Ma ditela questa cosa: dite che il menu a sostegno della degustazione lo cucinate voi. Se no pensano sia un qualsiasi catering di paranza. Invece potreste valorizzarla questa cosa”.
Spoliti concorda annuendo.