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ITALIA TV. Storia. Questione palestinese. Il ruolo del Mufti e l’incontro con Hitler

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ITALIA TV. Storia. Questione palestinese. Il ruolo del Mufti e l’incontro con Hitler

(italiatv) La figura di Amin al-Husseini, Gran Muftì di Gerusalemme e leader del movimento nazionalista arabo in Palestina, è da decenni al centro di un acceso dibattito storico e politico a causa dei suoi legami con la Germania nazista. Una controversa relazione, con alcuni miti da sfatare. La reale portata di una collaborazione fondata su un nemico comune: gli ebrei e l’impero britannico.

Il momento culminante dei rapporti tra Amin al-Husseini e il vertice del regime nazista è l’incontro con Adolf Hitler, avvenuto a Berlino il 28 novembre 1941, incontro del quale abbiamo resoconti dettagliati. Il verbale ufficiale tedesco dell’incontro (pubblicato nella raccolta “Akten zur Deutschen Auswärtigen Politik, 1918-1945” – Serie D, Vol. 13) rivela che il Muftì, fuggito dal Medio Oriente a seguito della fallita rivolta anti-britannica in Iraq, cercava il sostegno della Germania per la causa dell’indipendenza araba e, in particolare, per contrastare la creazione di un “focolare nazionale ebraico” in Palestina.
Durante il colloquio, al-Husseini espose a Hitler la sua visione di una naturale alleanza tra il mondo arabo e la Germania, basata sull’ostilità condivisa verso inglesi, ebrei e comunisti. Il Muftì chiese a Hitler una dichiarazione pubblica di sostegno alla lotta araba e la promessa che, dopo la vittoria dell’Asse, la Germania non avrebbe interferito con le aspirazioni di indipendenza dei popoli arabi e avrebbe appoggiato “l’eliminazione” del progetto sionista.
La risposta di Hitler, sorprenderà alcuni, tuttavia fu interlocutoria. Pur esprimendo simpatia per la causa araba e assicurando che l’obiettivo della Germania era la “distruzione del potere ebraico-comunista in Europa”, Hitler si mantenne vago su un impegno pubblico e formale. Stabilitosi a Berlino, al-Husseini divenne una figura centrale nella macchina propagandistica del Terzo Reich rivolta al mondo arabo e musulmano.

Attraverso regolari trasmissioni radiofoniche il Muftì incitava le popolazioni del Medio Oriente e del Nord Africa alla rivolta contro il dominio britannico e francese. I suoi discorsi erano intrisi di una virulenta retorica anti-semita, che fondeva l’anti-sionismo nazionalista con l’odio razziale nazista, presentando gli ebrei come un nemico comune sia per i musulmani che per i tedeschi. Oltre alla propaganda, al-Husseini si impegnò attivamente nel reclutamento di volontari musulmani per le unità delle Waffen-SS. Il suo ruolo fu particolarmente significativo nella formazione della 13. Waffen-Gebirgs-Division der SS “Handschar”, composta prevalentemente da musulmani bosniaci. Una delle accuse più gravi mosse ad Amin al-Husseini è quella di aver avuto un ruolo attivo nell’ispirare o addirittura nel convincere Hitler a procedere con lo sterminio sistematico degli ebrei europei, la cosiddetta “Soluzione Finale”. Tuttavia, sebbene il Muftì fosse un fervente anti-semita e auspicasse l’eliminazione della presenza ebraica in Palestina, non era nella posizione di influenzare le decisioni strategiche di Hitler.