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ITALIA TV. Luca Chiaraluce, nomen omen

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ITALIA TV. Luca Chiaraluce, nomen omen

(italiatv) Nel delizioso spazio raccolto del Chiostro degli Agostiniani di Bracciano un concerto davvero singolare a salutare l’estate: Luca Chiaraluce, quel che si definisce “one man band”, con un programma succulento di armonie e reinterpretazioni in chiave jazz, suonando dal vivo ora la chitarra acustica, ora il contrabbasso e violoncello, per poi passare al pianoforte, poi alla batteria e ancora il flicorno e la clavietta, accompagnato da se stesso su base registrata e proiezione in video, circondato dalle sue opere lignee di altorilievi in tema strumentale musicale e da pensieri scritti ad incipit dei brani proposti.

Poliedrico, il titolo che si addice perfettamente al suo autore, Luca Chiaraluce ha accompagnando l’altra sera una rapita platea in una cascata fluida di note, senza soluzione di continuità, passando da brani di John Coltrane ad Astor Piazzolla, da Johann Sebastian Bach e Tomaso Albinoni a Bruno Martino e Miles Davis, da Orace Silver, Carlos Jobim, Dizzie Gillespie e Richard Galliano, suonando a rotazione 7 strumenti, con al centro se stesso.

Un viaggio musicale che Chiaraluce, arrangiatore ed insegnante di eccellente caratura con una lunga carriera alle spalle, muove i primi passi dalla scultura del legno, tramessa da suo padre, per poi creare degli strumenti che alimenteranno velocemente la sua innata curiosità musicale, diventandone poi un originalissimo interprete. Infatti da più di trent’anni insegna musica e armonia attraverso un linguaggio pratico, nascendo lui come autodidatta e ha scritto inoltre dei manuali pratico-attitudinari di improvvisazione ed approccio analitico alla chitarra jazz.
Dalla sua lunghissima esperienza deriveranno collaborazioni importanti con Rita Marcotulli, Roberto Gatto, Giampaolo Ascolese e molti altri e lo vedranno presente ad Umbria Jazz Festival e alle rassegne presso Villa Celimontana, Casa del Jazz e Alexander Plaz, ha scritto inoltre dei manuali pratico-attitudinari di improvvisazione ed approccio analitico alla chitarra jazz.

Un artista quindi capace di quel virtuosismo compositivo fuso a visioni materiche in un’unica armonia delle forme, passando con disinvoltura da uno strumento a corde ad uno a fiato che ha offerto al pubblico una versione del tutto nuova della musica, dalla sacra a quella profana, con un programma insolito e innovativo. E si congeda con un pensiero intenso: “Sacre radici attraversate da nuove co-scienze trovano in cielo mappe di inconscio”.