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ITALIA TV. 8 settembre 1943, la vendemmia della fine della guerra

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ITALIA TV. 8 settembre 1943, la vendemmia della fine della guerra

(italiatv) Sono pochissime le bottiglie ancora in circolazione e con ogni probabilità sono imbevibili; ma vuoi mettere?! La 1943 è una di quelle rarissime vendemmie memorabili, e non solo per gli italiani. E’ la vendemmia della fine della guerra: l’8 settembre Badoglio firma la resa, sembra un “primo giorno” ma in verità no: all’Italia in realtà tocca ancora arrivare al 25 aprile del ’45.

Partiamo da due fatti certi e indiscutibili: la biologia e l’economia, valide sia per chi lavora la terra sia chi lavora l’apparentemente immateriale. A settembre del 1943, come ogni anno, l’uva sulle viti in tutta Italia era matura: la natura non si ferma per la guerra. Le viti erano cariche di prodotto pronto per essere raccolto. Per milioni di italiani, specialmente nelle campagne, l’agricoltura non era un hobby, ma l’unica fonte di sostentamento. Il vino era cibo (calorie), merce di scambio e l’unica fonte di reddito. Lasciare marcire l’intero raccolto sulle piante avrebbe significato la fame e la rovina totale per l’anno a venire. Non avrebbe avuto senso.

Immaginiamo un contadino in Toscana, in Piemonte o in Veneto in quel settembre del 1943. Il caos regna, i tedeschi occupano il territorio, c’è il coprifuoco, il pericolo è ovunque. Cosa fa? Guarda l’uva matura, frutto di un anno di lavoro, e pensa: “C’è la guerra, quindi la lascio marcire”? Oppure pensa: “Devo raccoglierla a ogni costo, di notte, di nascosto, con mia moglie e i miei figli, perché altrimenti quest’inverno moriremo di fame”? La risposta è nella logica della sopravvivenza. La vita, nelle sue necessità più basilari, va avanti. Si doveva raccogliere, così come si doveva cercare di mungere le mucche, raccogliere le patate o fare il pane.

Al di là di ogni ragionamento, esiste la prova definitiva: il vino del 1943 esiste. Non è un’opinione, è un fatto. Case d’asta, enoteche storiche e grandi collezionisti vendono e comprano bottiglie dell’annata 1943. Online sono disponibili in vendita bottiglie di Barolo 1943 (di produttori come Borgogno, Fontanafredda, etc.), Chianti Classico Riserva 1943, Amarone 1943…

Se esiste una bottiglia di Barolo del 1943, significa in modo inequivocabile che nell’autunno del 1943 qualcuno, in Piemonte, ha raccolto l’uva Nebbiolo. Quell’uva è stata trasportata in cantina. È stata pigiata e vinificata. Il vino è stato messo in botte a invecchiare per anni. Quella bottiglia è un documento storico. È la prova fisica che, nonostante l’apocalisse dell’8 settembre, la vendemmia è stata fatta. Non fu una vendemmia normale, festosa e abbondante. Fu una vendemmia disperata, ridotta, pericolosa e tragica. Ma fu fatta.