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ITALIA TV. Flottilla: missione umanitaria senza speranza ma impatto mediatico forte; politico meno

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ITALIA TV. Flottilla: missione umanitaria senza speranza ma impatto mediatico forte; politico meno

(italiatv) Secondo Google Weather le previsioni meteo nel Mediterraneo dalla Sicilia ad Israele saranno caratterizzate da venti sostenuti nel tratto egeo e condizioni più serene verso la fine della settimana, quando è previsto l’arrivo nelle acque antistanti Gaza da parte della “Flottilla”.
La missione è dichiaratamente umanitaria, carica di aiuti per la popolazione, ma non sfugge tutto il suo valore politico. I rappresentanti delle coalizioni che organizzano le flottiglie, come la “Freedom Flotilla Coalition”, descrivono costantemente le loro missioni come pacifiche e umanitarie. L’obiettivo dichiarato è quello di rompere l’assedio di Gaza per consegnare aiuti e accendere i riflettori sulla crisi umanitaria in corso.

Il governo italiano ha assicurato di essere pronto ad intervenire per proteggere sicurezza e diritto di manifestare dei connazionali; nella stessa lettera di risposta alle opposizioni ha però ricordato che ci sono canali ufficiali attivi per far arrivare aiuti.
In ogni caso, la settimana entrante sarà caratterizzata dall’attenzione che i media dedicheranno alla Flottilla. Israele ha chiarito la posizione, forte delle Leggi che regolano la materia, internazionali, nazionali e del mare.
Ecco lo scenario più plausibile di ciò che succederà con Gaza all’orizzonte, ovvero ciò che gli israeliani hanno previsto.

La Marina israeliana intensificherà la sorveglianza man mano che le imbarcazioni si avvicineranno. Quando la flottiglia entrerà in una determinata area, anche se ancora in acque internazionali, le forze israeliane contatteranno le navi via radio. Verranno emessi ripetuti avvertimenti, informando i capitani che si stanno avvicinando a una zona soggetta a blocco navale e intimando loro di cambiare rotta, suggerendo di dirigersi verso il porto israeliano di Ashdod.

Negli avvertimenti, Israele ribadirà la sua posizione ufficiale: gli aiuti umanitari possono essere consegnati a Gaza, ma solo dopo un’ispezione di sicurezza israeliana. Verrà quindi offerto di scaricare il carico ad Ashdod, dove sarà ispezionato e successivamente trasferito a Gaza via terra attraverso i valichi esistenti. Questa è la procedura standard che Israele ha sempre proposto in queste situazioni.

Poiché l’obiettivo dichiarato della flottiglia non è solo consegnare aiuti, ma sfidare politicamente e rompere il blocco, è quasi certo che le navi rifiuteranno l’ordine di deviare verso Ashdod e continueranno la loro rotta verso Gaza. A questo punto, sulla base delle proprie leggi e della propria interpretazione del diritto internazionale, Israele interverrà. Unità navali israeliane si muoveranno per intercettare la flottiglia, molto probabilmente ancora in acque internazionali, per impedire che raggiunga la zona di blocco.

Le forze speciali della Marina israeliana (Shayetet 13) procederanno con l’abbordaggio. L’approccio varierà a seconda della resistenza incontrata. Gli attivisti a bordo sono addestrati alla resistenza non-violenta. L’obiettivo delle forze israeliane sarà quello di prendere il controllo delle imbarcazioni con il minor uso di forza possibile per evitare vittime, dato il precedente della Mavi Marmara nel 2010. Tuttavia, la situazione potrebbe degenerare in caso di reazione degli attivisti.

Una volta preso il controllo, la Marina israeliana dirotterà le navi verso il porto di Ashdod. L’equipaggio e i passeggeri (attivisti, giornalisti, politici) verranno presi in custodia. Ad Ashdod, gli attivisti verranno identificati e interrogati. La procedura standard prevede che vengano offerte loro due opzioni: firmare una dichiarazione in cui accettano di essere espulsi volontariamente da Israele o affrontare un procedimento legale e la detenzione. La stragrande maggioranza, in passato, ha scelto l’espulsione, che avviene solitamente entro pochi giorni. Le imbarcazioni e il carico verranno sequestrati.

Poiché la Flottilla non è armata è estremamente improbabile che riesca a raggiungere Gaza. Le autorità israeliane hanno dichiarato esplicitamente che non permetteranno la violazione del blocco navale. L’esito più prevedibile è l’intercettazione pacifica ma decisa, in mare, seguita dal sequestro delle navi e dalla detenzione e successiva espulsione degli attivisti a bordo.