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ITALIA TV. “La carne di cavallo è ottima”. “Assassino!”

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ITALIA TV. “La carne di cavallo è ottima”. “Assassino!”

(italiatv) “La carne di cavallo è ottima”. “Assassino!”. In Italia il dibattito sulla carne equina ha raggiunto temperature incandescenti. Da una parte le secolari tradizioni culinarie, dall’altra una nuova sensibilità etica che spinge per una legge di iniziativa popolare volta a vietarne la macellazione. Lo scontro tra libertà gastronomica ed evoluzione morale è ormai frontale. Tuttavia, vietare per decreto il consumo equino solleva un dilemma dalle proporzioni molto più vaste. Se la sensibilità moderna impone di trasformare per legge un animale con una storia produttiva millenaria in un intoccabile “pet” per la sua intelligenza e vicinanza all’uomo, il confine tra ciò che è “amico” e ciò che è “cibo” si fa drammaticamente arbitrario. E il paradosso esplode in tutta la sua forza: perché il cavallo guadagna l’immunità legislativa e il diritto al divano di casa, mentre il maialino, animale altrettanto brillante, empatico e socievole, è condannato a finire inesorabilmente nel piatto?

Il consumo di carne di cavallo nel nostro Paese non è un vezzo passeggero, ma una profonda stratificazione culturale. Si contano ben 37.000 capi macellati ogni anno, con picchi di consumo in regioni storiche come Puglia, Lombardia e Veneto. Per i difensori della filiera, rinunciare a questo patrimonio significa cancellare l’identità territoriale. In luoghi come Santeramo in Colle, il cavallo agricolo a fine carriera diventava una risorsa in un’ottica di “zero sprechi”, dando origine a eccellenze gastronomiche iconiche. La tradizione culinaria italiana vanta decine di ricette storiche, dai bocconcini di cavallo al Barbera, allo stracotto con carciofi pugliesi, fino alla pasta alla chitarra con ragù equino. Vietare la produzione interna, avvertono gli operatori, innescherebbe un pericoloso paradosso economico: distruggerebbe una filiera nazionale controllata per favorire massicce importazioni da Paesi con standard di benessere animale decisamente inferiori, col rischio di alimentare mercati opachi e la macellazione clandestina.

Sul fronte opposto, la battaglia per trasformare gli equidi in “animali d’affezione” (Non DPA) è supportata da motivazioni etiche e sanitarie ferree. I promotori della proposta di legge, tra cui Animal Equality e Fondazione Islander, denunciano una realtà inaccettabile: cavalli, asini e muli, impiegati per anni come compagni dell’uomo in attività ricreative, sportive o terapeutiche, finiscono poi tragicamente al macello attraverso furbizie normative. A questo si aggiunge un grave rischio per la salute pubblica. Dati ministeriali e inchieste documentano frodi e la macellazione di animali risultati positivi a sostanze dopanti, potenti antinfiammatori e perfino stupefacenti come la cocaina. Inoltre, le evidenze scientifiche dimostrano che il trasporto verso i macelli infligge agli animali immani sofferenze, causando forte stress, disidratazione e gravi lesioni. Gli animalisti e numerosi esponenti politici chiedono uno stop immediato: gli animali amici dell’uomo non si mangiano né si sfruttano.

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