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ITALIA TV. Vino in PET: prospettive e limiti

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ITALIA TV. Vino in PET: prospettive e limiti

(italiatv) Il settore vitivinicolo italiano attraversa una fase di profonda complessità congiunturale, evidenziata da giacenze di vino in cantina che superano i 53 milioni di ettolitri (un volume equivalente a un’intera vendemmia di riserva, secondo le rilevazioni dell’Unione Italiana Vini). In questo scenario di contrazione della domanda e tensioni commerciali internazionali, la filiera valuta l’adozione di contenitori alternativi al vetro. Tra questi, il polietilene tereftalato (PET), un polimero termoplastico noto per l’elevata leggerezza e infrangibilità, si propone come opzione di confezionamento. L’utilizzo del PET rimane tuttavia rigidamente limitato ai vini generici da tavola e a produzioni IGT o IGP destinate al pronto consumo, escludendo l’impiego per i vini DOP vincolati all’affinamento prolungato.

I favorevoli.

I sostenitori del PET individuano i punti di forza del polimero nell’ottimizzazione logistica e nel ridotto impatto ambientale durante il trasporto. Analisi del ciclo di vita (LCA) pubblicate da riviste di settore, tra cui Plastmagazine, evidenziano che le bottiglie in PET generano l’80% in meno di rifiuti solidi, richiedono il 53% in meno di risorse idriche in fase di produzione e presentano un potenziale di riscaldamento globale inferiore del 74% rispetto all’alluminio. Nei mercati del Nord Europa, i monopoli statali Alko (Finlandia) e Systembolaget (Svezia) considerano il PET un formato strategico per il dimezzamento delle emissioni entro il 2030, supportati dal dato per cui la quasi totalità dei vini acquistati in tali aree viene consumata entro poche settimane dal confezionamento. Esperienze commerciali consolidate, come quelle di Cantina Di Ruscio o di Vini Donna Palma con produzioni IGP Salento, confermano la viabilità economica del formato per consumatori orientati alla praticità e al rapporto qualità-prezzo.

I contrari.

Sul fronte opposto, le obiezioni scientifiche e istituzionali mettono in discussione la stabilità del PET nel medio-lungo termine. Uno studio dell’Università di Trento, commissionato da Assovetro, ribadisce la netta superiorità del vetro sotto il profilo della neutralità organolettica e della protezione dagli agenti atmosferici ed esterni. Ricerche condotte dall’Università della California evidenziano inoltre che la conservazione prolungata in contenitori plastici espone il vino a rischi di micro-ossigenazione e alla potenziale cessione di composti volatili in grado di alterarne la limpidezza aromatica.
Oltre ai limiti chimico-fisici, permangono severe barriere d’immagine: i consorzi di tutela nazionali mantengono un atteggiamento di forte cautela, temendo che l’associazione con polimeri plastici possa compromettere il posizionamento premium delle denominazioni d’origine.
Molto scomodo risulta questo dato: la sostenibilità reale del materiale sconta un paradosso strutturale. A fronte di una riciclabilità teorica totale del PET, i dati globali indicano che solo il 9% della plastica prodotta viene effettivamente rigenerato, laddove il tasso di riciclo del vetro in Europa si attesta stabilmente sopra il 76%, ridimensionando l’efficacia ecologica della plastica su scala industriale.

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