Un viaggio nella Alta Langa a cura di Adriano Romano, esperto sommelier FIS. Buona lettura.
(italiatv) La scena è già un atto d’amore di Roma verso un territorio affascinante, già celebre per i vini rossi: Palazzo Brancaccio su Via Merulana è un araldo del Barocco romano, dedicato ai ricevimenti fin dall’800. Alta Langa DOCG è espressa dall’omonimo Consorzio, qui alla terza edizione dell’evento, i cui obiettivi culturali oltre che commerciali si riassumono nell’illustrazione del suo territorio in declinazione bianchista, ripetendo ai più che l’eccellenza vitivinicola del Barolo e del Barbaresco non basta ormai a far conoscere arte enoica e ricchezze delle Langhe in Piemonte.
Con ben 47 produttori e un totale di più di 115 etichette offerte in degustazione, l’edizione tenutasi l’11 maggio ha offerto ai presenti un percorso esplorativo delle coste più alte, nelle province di Asti, Cuneo e Alessandria, che dal gusto arriva alla geologia dei territori e alle scelte tecniche di lavorazione. Su questo percorso ci siamo addentrati seguendo altitudini, esposizioni e precisi marcatori del sottosuolo, utili a insegnarci come gustare gli Spumanti Metodo Classico Alta Langa Docg, guardando anche a qualche comparazione coi giganti di Trento e Franciacorta e un breve sguardo all’Oltrepo’ Pavese.
Intanto, una premessa essenziale: il disciplinare Alta Langa DOCG prevede l’impiego di sole due varietà, ossia Pinot Nero e Chardonnay. Entrambe alloctone per origine, hanno naturalizzato perfettamente in circa un secolo grazie a coste ripide con altitudini tra i 400 e gli 800 metri s.l.m., e hanno naturalizzato grazie alla enorme ricchezza di quel che fu il Bacino Triassico del Piemonte: estreme, numerose stratificazioni di fossili e marne (celeberrime quelle blu di S. Agata per la genía del Nebbiolo) nonché di calcari e argille. L’emersione di quelle coste terrose ha creato la culla perfetta per vitigni forieri di grande intensità aromatica e gustativa dei vini prodotti: Pinot Noir e Chardonnay lo sono per elezione, diventando ora protagonisti dell’Alta Langa.
Il cammino degustativo perciò non può che iniziare da La Morra: è un versante esposto a Sud a raccogliere le correnti tirreniche liguri, perfetto geologicamente per la combinazione di argille, calcare e marne blu con presenze sabbiose.
L’Azienda Agricola Brandini è il testimone di questi versante ed offre uno straordinario Alta Langa DOCG 655 Blanc de Blancs Brut 2021. Lo Chardonnay dà ampiezza all’olfatto subito confermata al gusto: bollicine numerose e delicatissime, per un palato pieno di sentori di fiori bianchi, intensità di miele e crosta di pane, profondità e struttura da gran vino come solo quel suolo può generare.
La cura in cantina fa sì che alla sboccatura si aggiunga un liqueur de tirage assolutamente proprietario (e riservatissimo!). Croccanti fragranze unite a una distinta nota agrumata di lime e alla nota di frutta secca. Finale lungo e intenso per mineralità salina – l’impatto delle correnti tirreniche c’è tutto. Tipico ed esemplare, uno spumante pienamente piemontese che segue la passione dell’azienda per vini liberi da ogni elemento superfluo o non identitario.
Addentriamoci ora in Barolo, nel cuore pulsante delle Langhe e nella loro cultura della solidarietà rurale e del culto della tradizione piemontese.
Con Vite Colte, siamo nel pieno della realtà cooperativa di 180 cantine associate nel progetto di standard qualitativi elevatissimi per selezione delle uve e per tecnologia della produzione. Il loro Alta Langa DOCG 600 Pas Dosé 2021 è un blend di Pinot Nero all’80% e di Chardonnay al 20%, che si distingue per pienezza al palato e finale lungo, ad offrire una composizione quasi visiva di fiori bianchi e susine immersi in una nuvola di note minerali e fumé: pienezza gustativa e classe.
Entriamo ora in Serralunga d’Alba, in una zona non solo geologicamente distaccata ma peculiare per la maggiore quantità di calcare e di fossili nelle molteplici stratificazioni scarse di argilla. Il dominio calcareo-fossile, accompagnato da arenarie (le Sabbie di Diano) e da presenze ferrose, esalta l’acidità dei vini ed il pregio dei loro gusti acuti e indimenticabili. Ettore Germano è una casa vinicola celeberrima per il Barolo: a quel grande successo si accompagna il loro Alta Langa DOCG Riserva Blanc de Noir Pas Dosé 2017. Un Pinot Nero in purezza, 65 mesi sui lieviti, presenta bolle finissime e persistenti e un colore paglierino dai riflessi ramati che sembra preludere alla decisione del sorso: potente e verticale in un sentore salmastro foriero dell’acuto di pompelmo rosa e di richiami ferrosi originalissimi. Grande equilibrio, lunghezza nella nota agrumata che agilmente conduce il gusto alla memoria. Vibrante, franciacortino per ispirazione ma nettamente piemontese per esecuzione armonica.
Decliniamo ora in basso verso Diano d’Alba, guardando verso l’Astigiano ed esplorando tecniche spumantistiche tradizionali con i Fratelli Abrigo. Una cantina quasi centenaria, imperniata da sempre sulla tecnica della Scuola Enologica d’Alba: una winery resa celebre dal Barolo Ravera, ma rinnovata oggi nella cantina e nelle nuove tecniche di vinificazione che approdano all’Alta Langa DOCG Sivà 60 Mesi Riserva Pas Dosé 2013. Questo metodo classico è uno Chardonnay in purezza di particolare complessità d’olfatto e palato: immediati aromi agrumati di cedro e arancia, con note di lemongrass, mela e ananas, a cui subentra una sorprendente nota di nocciola che spinge ed esalta alla boccata. Il palato conferma il corredo aromatico, esprimendo un vino strutturato, sapido e con una lunga persistenza. Grande piacevolezza. Non fa rimpiangere gli spumanti di Trento.
Dal Tanaro al Bormida, risaliamo verso l’area di Perletto a visitare le vigne di Garesio, che da Serralunga coi suoi pregiati Barolo si affaccia in Alta Langa per creare il suo Alta Langa DOCG Pas Dosé 2021. Un perlage fine e persistente si accompagna al paglierino di un Pinot Nero in purezza, ottenuto da 36 mesi (il minimo da disciplinare) sui lieviti e una fase di sboccatura e dosaggio operata con una scorta dello stesso spumante, senza uso di liqueur de tirage. È uno spumante che offre subito all’olfatto la fragranza di crosta di pane, accompagnata da ampi sentori vegetali di tiglio e fruttati di mandorla, pesca, susina. Il gusto presenta, in più, leggeri sentori di fiori bianchi e di gesso, acquistando cremosità e grande equilibrio, per una boccata di gran finezza e gusto pieno. Uno spumante di valore, può rivaleggiare con diversi campioni di Franciacorta.
Chiudiamo il nostro viaggio riposandoci in Alto Monferrato e incontrando una traccia importante nella storia di Banfi, produttore il cui valore è predominante in Toscana e nel valore assoluto che la famiglia newyorchese di John e Harry Mariani ha realizzato nel Chianti Classico. In Piemonte Banfi è stata, però, già nel 1979 tra le sette aziende storiche che, rivendicando le radici piemontesi della tradizione spumantistica italiana, nel 1990 dettero il via al Progetto Spumante Metodo Classico in Piemonte, contribuendo solidamente all’ottenimento della denominazione “Alta Langa DOCG” nel 2008.
Il loro Banfi Alta Langa Docg Cuvée Riserva Aurora 100 mesi 2019 è uno spumante esclusivo, regale, il cui gusto non lascia nulla alla casualità: i 100 mesi di affinamento sui lieviti blendano perfettamente Pinot Nero (min. 70%) e Chardonnay, determinandone una fusione unica di sentori e sapori, austera ed elegante. All’olfatto come al palato, si alternano come sbuffi continui i sentori di brioche e di agrume candito, di vaniglia e nocciole, avvolti in una finissima cornice di lievito. Elaborazione sapiente, gareggia con i ben più famosi Trento DOC e non perde.
Alla fine del percorso, abbiamo molti motivi in più per una nuova visita nelle Langhe, per apprezzarne un’espressione certamente non prevalente come i vini d’Alta Langa, ma di sicuro per studiarne il valore e le tecniche che realizzano spumanti d’incipiente ricchezza gustativa. Al prossimo anno a Roma, allora…