(italiatv) Giovanna e il suo Col di Lamo. Ci sono vini che, messi in fila sugli scaffali, sembrano quadri appesi in un museo più che bottiglie in una vetrina, spesso per le etichette che diventano rappresentazioni attraenti e di alto livello pittorico. Nel caso di Giovanna Neri, il Brunello di Montalcino Col di Lamo è esattamente questo e da questo si deve partire per capirne la nascita, l’evoluzione e il suo presente.
Il marchio dell’azienda e del vino riportato sulle etichette è un autoritratto al femminile stilizzato che racconta la sua storia, quella di sua figlia Diletta e quella di un angolo di Montalcino che lei ha scelto di abitare e raccontare: i suoi vini chiedono di essere letti così, come una narrazione continua di radici, pianti, testardaggine e rinascite.
Dall’inizio a oggi. Tutto comincia con suo padre che compra una casa per le vacanze, un luogo di famiglia più che un’azienda, in un tempo in cui nessuno avrebbe immaginato che quel nome, Casanova di Neri, sarebbe diventato una delle firme più note del Brunello nel mondo. Il successo della cantina di famiglia via via esplode, anche se nel frattempo il padre era venuto a mancare, ma per Giovanna quel prestigio pesa sulle spalle quanto un cappotto troppo elegante e non suo e così, riconoscente alla storia da cui proviene, sceglie la strada più scomoda, quella di iniziare a scrivere un capitolo da sola rinunciando alla comodità di una famiglia ormai divenuta importante, per scrivere la propria pagina con un altro nome, Col di Lamo, partendo praticamente da zero e con una bambina piccola accanto, Diletta.
La scena è servita: c’è una banca, c’è un contratto da firmare, c’è un prestito che non è un numero ma un rischio concreto soprattutto se a casa hai una figlia piccola che dipende da te per tutto. Giovanna firma. Firma con la consapevolezza che quel gesto significa debiti, sacrifici, sonni corti e conti con molti zero, ma anche la possibilità di dare forma in autonomia al proprio mestiere di vignaiola, sebbene laureata in giurisprudenza: la scelta è di vita e afferisce all’identità.
Sono anni in cui è madre e imprenditrice insieme, spesso nella stessa giornata, tra i filari, i sopralluoghi in vigna e la crescita quotidiana della figlia, chiedendosi se ce la farà davvero; anni in cui cade, piange, sbaglia, si rialza e riparte con le mani ancora sporche di terra e il carattere che si forgia sempre di più.

Prima della bellissima cantina attuale, luminosa e in armonia con il paesaggio di Montalcino, inaugurata nel 2015, il vino di Col di Lamo nasceva in due capannoni, in un garage adattato, in spazi in cui il Sangiovese trovava posto dove capitava e dove le idee correvano veloci anche in pochi metri quadrati. Era praticamente un cantiere permanente, in cui l’azienda cresceva un pezzo alla volta ma Giovanna nella sua testa, iniziava a pensare alla cantina dei sogni.
Oggi la nuova struttura sembra cucita addosso al paesaggio: linee pulite, uno stile contemporaneo elegante che dialoga con le vigne circostanti e i colori del territorio, quasi a dire che la modernità può mettersi al servizio della tradizione mantenendola viva e che anche l’architettura può rappresentare un’estensione del carattere di chi quel vino lo fa.
I vigneti di Col di Lamo coprono circa nove ettari e mezzo (12 in totale) tra Brunello e Rosso di Montalcino e quel che resta per le produzioni IGT; un mosaico di parcelle che Giovanna e Diletta percorrono ancora a piedi, filare dopo filare, con la passione del primo giorno.
La quota femminile di questa storia non è uno slogan, ma una forma mentis, una vera materia “umana” che si ritrova nei vini di Giovanna: precisi, eleganti più che potenti, freschi senza rinunciare alla profondità e al corpo. Non è un caso che da anni Diletta lavori al fianco della madre e che proprio a lei sia dedicata una selezione speciale, che viene prodotta solo nelle annate “giuste”, dove si crea un immaginario dialogo in bottiglia tra madre e figlia.
Col di Lamo vuole rappresentare tutto questo: la preoccupazione e i debiti dei primi tempi, il coraggio di resistere, la caparbietà di rialzarsi e, alla fine, il successo che non arriva per caso ma come naturale conseguenza di una tenacia ostinata. Nei suoi Brunello e nei suoi Rossi c’è un Montalcino sinceramente femminile, moderno e gioioso, che mantiene vivo il passato rielaborandolo però in una chiave personale, intima e che guarda al futuro.
Partendo proprio da questo percorso personale e aziendale, durante l’anteprima di Benvenuto Brunello appena conclusa, abbiamo parlato con Giovanna, chiedendole anche le sue impressioni sull’annata 2021 presentata in degustazione.
D. Cosa ti aspetti di questa annata 2021?
R. Secondo me è una bellissima annata, molto fresca e elegante che durerà anche nel tempo e mi ritengo soddisfatta. Attenzione però, le bellissime annate non le decidiamo noi agricoltori ma l’andamento climatico in primis. Le nostre salvifiche escursioni termiche, con piogge in agosto e fresco in settembre hanno definito questa 2021. Quando l’andamento stagionale ti dà un bel frutto adatto per produrre un buon vino, di certo anche con le attenzioni in cantina, a quel punto noi produttori siamo più facilitati.
D. Come produttrice di Brunello, che idea ti sei fatta della tendenza da parte dei consumatori di bere vino un po’ meno alcolico e più agile? Vuoi cercare di mantenerne intatte le peculiarità classiche o invece sei disposta ad ascoltare il mercato?
R. Io penso che effettivamente il grado alcolico alto, quello che “chi lo faceva più alto faceva il migliore Brunello…”, oggi sia un approccio sbagliato: a mio avviso si dovrà unire la tradizione della produzione di questo vino senza andare troppo incontro alle mode, perché poi le mode passano e non si può variare ogni un certo numero di anni la modalità di produzione ovviamente. Penso però sia molto importante fare dei Brunello che abbiano una gradazione alcolica più giusta, più bevibile: 15 gradi oggi per me è una cosa assurda, e questo non perché sono io a giudicare con il mio gusto femminile ma perché trovare un equilibrio tra i 13 e 14 sia un corretto posizionamento, rispettando anche la tradizione.
D. Quanto esporti e dove?
R. La maggioranza delle mie bottiglie sono destinate a un mercato estero mentre quello italiano per me pesa solo il 2%. Penso che il Brunello sia posizionato molto meglio sui mercati esteri appunto, dove l’italianità è particolarmente apprezzata e il vino ha assunto anche un valore di status per il consumatore straniero con una buona capacità di spesa, come accade in Canada per esempio che considero un mercato sicuro e di grande interesse.
D. Questo 2% italiano come lo mapperesti?
R. Io ho una distribuzione nazionale e il mio posizionamento è di piccola entità in Italia e riguarda enoteche, ristoranti e la vendita diretta ovviamente.
D. Quale è la tua idea sul fatto che alcune riviste scientifiche hanno dichiarato che il vino fa male e sia portatore di malattie importanti? La pOssessione salutista, in sostanza…
R. Credo che sia una campagna denigratoria ma non ne ho ancora chiaro il motivo. Per noi cristiani ha addirittura una valenza religiosa importante, senza pensare che in passato in campagna, il vino era utilizzato davvero come una fonte di sostentamento che apportava calorie utili per affrontare le giornate di lavoro. L’etichetta che vorrebbero farci apporre sulle bottiglie con i valori nutrizionali e le calorie mi sembra incomprensibile, considerato invece l’impatto di uno spritz o di un altro cocktail alcolico… e soprattutto che tipo di alcol viene utilizzato. Sarebbe importante ragionare in modo autonomo, considerando che ovviamente l’eccesso rende tutte le cose nocive. Il vino fa gioia, amicizia e convivialità. E’ cultura ed identità: cerchiamo di tenere i piedi in terra, insomma… eh!
D. Lo sai che questa giacca di tessuto del casentino che indossi hanno smesso di produrla da qualche mese ?
R. Si lo so e me la tengo stretta soprattutto perché era di mio padre.
Giovanna ha voluto produrre il suo vino lasciandosi alle spalle l’agio di un nome importante, ma gli abiti di suo padre non li ha mai abbandonati.

Per conoscere ancora meglio Giovanna Neri, VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=0zbUcp73NpY
“Montalcino Confidential 2022” > Intervista di Dario Pettinelli
