(italiatv) Una chiacchiera da “Bar Sport” si rivela avere fondamento; spesso si sente dire che “la Nazionale italiana di calcio va male perchè ci sono troppi stranieri in Serie A”. Approfondendo la questione con una ricerca incrociata nella quale Gemini ha avuto la sua parte (scheda sotto), quella chiacchiera da bar, espressione per relegare al livello minimo di credibilità, autorevolezza e sostanza qualcosa, invece… Ecco come stanno le cose. Spoiler: E’ colpa del M5S, di Conte (ma anche di Salvini). Ma entriamo nel merito.
Avere il torneo più ricco e globalizzato non garantisce affatto una Nazionale vincente. L’Italia, in questo scenario, rappresenta un caso clinico preoccupante, sospesa in un limbo pericoloso tra ambizioni e realtà economiche. La Serie A registra oggi una presenza di calciatori stranieri vicina al 67%, una dipendenza estera che trova radici profonde non solo in scelte tecniche, ma in precisi calcoli economici. Il “Decreto Crescita”, permettendo per anni sgravi fiscali sugli ingaggi esteri, ha di fatto drogato il mercato, rendendo l’acquisto di un talento straniero paradossalmente più conveniente rispetto a un giovane italiano, il cui cartellino risulta spesso iper-valutato e privo di tutele strutturali come le seconde squadre. Quei vantaggi dal 2024 sono stati aboliti ma gli effetti si sentiranno ancora per un pò.
Mentre la Premier League inglese, con il suo 70% di stranieri, accetta questa condizione in nome dello spettacolo globale e di un potere d’acquisto illimitato (pur senza raccogliere trofei con la propria Nazionale da quasi sessant’anni) l’Italia sembra aver perso la bussola. Non abbiamo le risorse economiche degli inglesi per comprare i migliori fuoriclasse al mondo, ma abbiamo smesso di valorizzare i nostri vivai come fanno Spagna e Germania, che mantengono un equilibrio decisamente più sano. La Spagna, in particolare, dimostra con il suo 57% di giocatori autoctoni che si può essere competitivi ai massimi livelli puntando forte sull’identità locale.
Il confronto con i vincitori degli ultimi Mondiali è impietoso. L’Argentina campione nel 2022 e la Francia nel 2018 hanno trionfato grazie alla capacità di esportare i propri talenti nei top club europei, fungendo da inesauribili fabbriche di campioni. Al contrario, l’Italia del 2006 toccò il cielo con un dito grazie a una rosa composta al 100% da giocatori di Serie A, figlia di un campionato che era ancora il più formativo del mondo. Oggi, schiacciati tra l’impossibilità di replicare il modello economico inglese e la paura di abbracciare il coraggio “autarchico” sudamericano o basco, il calcio italiano rischia di rimanere una terra di transito per stranieri, perdendo progressivamente sia la propria identità che la capacità di vincere.
Una scheda sul Decreto Crescita.
Il Decreto Crescita è stato promulgato dal Governo Conte I (Lega – Movimento 5 Stelle).
Data: Aprile 2019 (Decreto Legge n. 34/2019).
L’intento originale: Era nato per favorire il “rientro dei cervelli” (docenti, manager, ricercatori) dall’estero. Tuttavia, fu esteso anche agli sportivi professionisti, rendendo di fatto molto più conveniente per i club italiani acquistare un giocatore straniero (o un italiano di ritorno dall’estero) piuttosto che uno cresciuto in Italia, grazie allo sconto fiscale del 50% sulle tasse.
Il beneficio specifico per i calciatori è stato abolito dal Governo Meloni.
La decisione è stata presa a fine 2023 ed è entrata in vigore dal 1° gennaio 2024. Il governo ha ritenuto la norma discriminatoria verso i talenti italiani e non più necessaria per il sistema calcio, nonostante le forti proteste della Lega Serie A che temeva una perdita di competitività.
Effetto “Eredità”: L’abolizione non è retroattiva. Questo significa che tutti i contratti firmati prima del 31 dicembre 2023 mantengono lo sgravio fiscale fino alla loro scadenza naturale (spesso di 4 o 5 anni). Esempio pratico: Se l’Inter ha preso Thuram o il Milan ha preso Pulisic nell’estate 2023 (con contratti fino al 2027 o 2028), per questi giocatori il club sta ancora usufruendo del Decreto Crescita oggi, nella stagione 2025/26.
La composizione attuale delle rose: La maggior parte dei titolari stranieri che vedi oggi in Serie A (il famoso 67%) è arrivata proprio durante gli anni d’oro del decreto (2019-2023). Le squadre sono ancora “figlie” di quella legge. L’abolizione ha fermato i nuovi arrivi agevolati dal 2024 in poi, ma non ha cancellato quelli che già c’erano e che costituiscono l’ossatura delle squadre attuali.