(italiatv) Appuntamento prezioso quello del 9 settembre scorso a Firenze: la Cantina Terlano ha presentato una masterclass dedicata alle vecchie annate custodite nel suo archivio storico, una collezione che conta oltre 100.000 bottiglie a partire dal 1955. Il filo conduttore della Cantina Terlano è il valore attribuito al tempo, alla lentezza e alla decelerazione, soprattutto in tempi dove invece la velocità e l’immediato introito sembra valere di più.
Il tempo ricopre una duplice e importantissima valenza: non solo l’attesa e l’estrema longevità che questi vini dimostrano ma anche il fatto che a Terlano si coltiva la vite da millenni, dove di generazione in generazione le stesse famiglie ne hanno avuto cura con attenzione. Costanza e tradizione (molto forte in tutto il territorio dell’Alto Adige) sono i capisaldi sui quali si basa tutta la storia e l’attività dell’azienda. Il tempo per riflettere quindi, per curare le viti antiche, il tempo speso in cantina al fine di raggiungere l’eccellenza, il tempo per assaggiare e degustare vini e annate proposte.
Il villaggio vinicolo di Terlano, in provincia di Bolzano, sorge all’interno di un cratere di un antico vulcano, contornato da pendii ripidi e scoscesi, dove la viticultura eroica si esprime ai massimi livelli, con una incantevole varietà di paesaggio e clima prezioso per la coltivazione della vite.
L’enologo della cooperativa, Rudi Kofler, è riuscito a confrontare ed evidenziare le peculiarità delle annate in degustazione, tra il 1991 e il 2023, come il Quarz 2023, espressione di una vendemmia di qualità eccezionale, i Nova Domus e Vorberg 2022, figli di una stagione complessa ma generosa, con vini di annate ormai lontane.
“Il nostro archivio – ha spiegato Kofler – non è soltanto memoria, ma uno strumento vivo che ci permette di capire l’evoluzione dei vini e di trasmettere la loro capacità di resistere agli anni”. Ogni bottiglia diventa così una testimonianza del legame fra territorio e clima, dal porfido quarzifero tipico della zona alle vigne che sfiorano i 900 metri di altitudine.

Gli assaggi.
-Terlaner Sauvignon Blanc 1991. Brillante calice dorato, esprime note ancora fresche, con una sfumatura di maturazione. Peperone, sentori erbacei, fiori gialli, in un andamento pulito e verticale. Al palato pieno e sapido, un lavoro del tempo eccellente.
-Quarz Sauvignon Blanc 2010. Brillante leggermente dorato. Note erbacee, peperone, sbuffo minerale sublime, mostra già al naso un grande equilibrio, dimostrando una gioventù ancora incredibile. Sapido, teso e energico l’assaggio chiude con una lunga freschezza, esempio perfetto del territorio.
-Terlaner Nova Domus Cuvée Riserva 1998. Pinot bianco in prevalenza, Chardonnay e Sauvignon Blanc in percentuali variabili. Giallo dorato brillante, subito sprigiona intense note speziate e vegetali, fiori bianchi secchi, anche qui con una decisa cornice minerale molto accattivante e un soffio di zafferano. Sapido e avvolgente all’assaggio e ancora fresco per un finale armonico e molto persistente, ancora intatto, davvero una finezza da manuale.
-Terlaner Nova Domus Cuvée Riserva 2009. 60%Pinot Bianco, 30% Chardonnay, 10% Sauvignon Blanc. Brillante giallo paglierino, fruttato al naso, floreale dolce di acacia che introduce a una chiusura erbacea. Al palato piacevolissimo, pieno, sapido e persistente nella sua affascinante eleganza.
-Terlaner I Primo Grande Cuvéè 2019. 70% Pinot Bianco, 28% Chardonnay, 2% Sauvignon Blanc. Paglierino brillante, veste il calice di grande luminosità. Naso ricco e complesso, fiori bianchi, acacia, agrumi, pepe bianco, erbe aromatiche, legno e spezie delicate. Volume in bocca, esprime potenza e una lunghezza salina espressione estrema del territorio, carattere unico e raffinato, non un vino per tutti.
A Firenze, il tempo non è stato celebrato soltanto attraverso le vecchie annate: sono infatti state presentate anche alcune Mathusalem (6 litri), un formato che per Cantina Terlano rappresenta la sua filosofia: “Il grande formato non è un esercizio di stile” ha ricordato Klaus Gasser, direttore commerciale “ma un modo per far parlare il vino con voce diversa: l’evoluzione avviene più lentamente, in modo più armonico, e questo permette di cogliere nuove sfumature”.
Disponibili a partire da quest’autunno con alcune delle etichette più rappresentative, dal Quarz Sauvignon Blanc alla Nova Domus Riserva fino al Vorberg Pinot Bianco, i Mathusalem si affiancheranno alle annate più recenti come simbolo di un approccio che mette al centro il concetto del tempo e della lunga durata. “Ogni grande formato racchiude l’anima verticale del nostro territorio” sottolinea Rudi Kofler enologo della Cantina Terlano.
Nel 2026 seguiranno anche il Porphyr Lagrein e il Terlaner I Primo Grande Cuvée.


