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ITALIA TV. Spagna: da grande promessa a comparsa ininfluente

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ITALIA TV. Spagna: da grande promessa a comparsa ininfluente

(italiatv) La Spagna è diventata un attore marginale nelle crisi internazionali: una comparsa a margine. Il Paese sta attraversando una delle fasi più critiche della sua storia politica recente, caratterizzata da un progressivo isolamento geopolitico e da un’influenza sempre più marginale negli scenari internazionali. Mentre il mondo affronta crisi epocali dall’Ucraina al Medio Oriente, dal confronto commerciale con gli Stati Uniti alle tensioni interne all’Unione Europea, Madrid sembra aver perso la voce e il peso che un tempo caratterizzavano la diplomazia spagnola.

Nel conflitto russo-ucraino, la Spagna ha assunto una posizione di sostanziale irrilevanza operativa. Tra i Paesi che hanno adottato una posizione intermedia figurano Spagna e Paesi Bassi. Entrambi i governi hanno espresso la volontà di partecipare alle garanzie di sicurezza e di sostenere l’Ucraina con mezzi e risorse, ma senza impegnarsi nell’invio di soldati sul terreno.
Questa posizione “intermedia” rivela in realtà l’incapacità spagnola di assumere un ruolo di leadership o anche solo di significativo supporto nella crisi più grave che l’Europa abbia affrontato dal dopoguerra. Mentre Francia, Germania, Polonia e Regno Unito hanno guidato l’assistenza militare e diplomatica a Kiev, la Spagna si è limitata a dichiarazioni di principio senza impatti concreti sul terreno. Dal punto di vista militare, la Spagna figura tra i minori contributori di armamenti all’Ucraina.

Nel teatro mediorientale, la Spagna ha adottato posizioni apparentemente più decise, ma che si sono rivelate sostanzialmente inefficaci e controproducenti. Dura presa di posizione del premier spagnolo Pedro Sánchez contro Israele: bloccati gli acquisti militari, riconosciuto lo Stato di Palestina e adesione… La decisione di riconoscere unilateralmente lo Stato di Palestina e di bloccare il commercio militare con Israele ha isolato diplomaticamente la Spagna nel contesto occidentale, senza produrre alcun impatto concreto sulla situazione sul terreno. Questa mossa, più simbolica che sostanziale, ha danneggiato le relazioni con uno dei partner strategici della NATO senza offrire alternative diplomatiche credibili.
La retorica anti-israeliana di Sánchez, che ha accusato Israele di essere uno “Stato genocida”, ha mostrato più il bisogno di consolidamento interno della coalizione di sinistra che una vera strategia di politica estera. Il risultato è stato l’emarginazione della Spagna dai tavoli decisionali dove si definisce realmente il futuro della regione.

Dazi.
Forse il caso più emblematico dell’irrilevanza geopolitica spagnola emerge nella gestione della guerra commerciale scatenata da Donald Trump contro l’Unione Europea. La Spagna si è dimostrata completamente assente dal negoziato con Washington. In un discorso pubblico, il leader socialdemocratico ha detto che la Spagna agirà immediatamente per attutire l’impatto dei dazi annunciati dal presidente americano Trump sulle importazioni dall’Unione Europea. I dazi sono “una cattiva notizia” per l’Europa e la Spagna, ma questa reazione è arrivata quando l’accordo UE-USA era già stato negoziato da altri attori.

L’emarginazione geopolitica della Spagna non è casuale, ma deriva da limiti strutturali dell’attuale leadership. Per la seconda volta nel corso del suo mandato, il governo guidato da Pedro Sánchez si trova a fronteggiare un nuovo terremoto politico-giudiziario che minaccia di compromettere la stabilità dell’esecutivo e la credibilità del Partido Socialista Obrero Español (PSOE).
Inoltre, la Spagna soffre di una contraddizione fondamentale nella propria postura atlantica. Secondo Pedro Sánchez, attraverso le stime di un comitato tecnico non ben specificato, per raggiungere gli obiettivi NATO sarebbe sufficiente il solo 2,1% del PIL, percentuale che non convince Rutte che ha smentito rilanciando con un impegno minimo del 3,5%. Questa resistenza agli impegni NATO rivela come Madrid voglia mantenere i benefici dell’alleanza atlantica senza assumersene pienamente i costi e le responsabilità, una posizione che l’ha emarginata dalle decisioni strategiche dell’Alleanza.

Le conseguenze dell’irrilevanza.
La Spagna, che dovrebbe essere un ponte naturale tra Europa, Africa e America Latina, si è trasformata in un attore marginale incapace di sfruttare le proprie potenzialità geopolitiche. Il risultato è un paradosso: mentre mantiene formalmente il proprio status di potenza media europea, nella pratica la sua voce è diventata sempre più ininfluente nei dossier che contano davvero. Dall’Ucraina al Medio Oriente, dai rapporti transatlantici alle sfide commerciali globali, Madrid è passata dall’essere protagonista a semplice spettatrice di dinamiche che altri definiscono.

Quello della Spagna di Pedro Sánchez rappresenta oggi il caso di studio di come un paese europeo possa perdere rapidamente influenza internazionale a causa di scelte politiche miopi e di un’instabilità interna cronica. Mentre altri attori europei consolidano il proprio peso geopolitico attraverso leadership credibili e impegni concreti, Madrid si ritrova sempre più isolata e irrilevante. Questo declino non è solo un problema spagnolo, ma europeo: in un momento di crisi sistemica globale, l’Europa ha bisogno di tutti i suoi membri più forti per affrontare le sfide del futuro. L’assenza della Spagna indebolisce l’intera Unione Europea e riduce le opzioni strategiche del continente. La strada per recuperare influenza esiste, ma richiede un cambio di paradigma: dalla retorica all’azione concreta, dall’instabilità interna alla credibilità internazionale, dall’emarginazione alla leadership responsabile. Senza questo cambio di rotta, la Spagna rischia di rimanere definitivamente ai margini della storia contemporanea.