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ITALIA TV. Fenomenologia della sommellerie: evoluzione ed estetica, da Sante Lancerio ad oggi

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ITALIA TV. Fenomenologia della sommellerie: evoluzione ed estetica, da Sante Lancerio ad oggi

(italiatv) La figura del sommelier negli ultimi anni è stata molto valorizzata: è una professione strategica per il comparto del made in Italy. Molti sono i corsi di varie associazioni in Italia per poter raggiungere la qualifica, fatta di anni di studio e di esperienze sul campo. Ma quando si può dire sia nata questa figura nella storia?

Papa Paolo III (sul soglio pontificio dal 1534 al 1549), aveva un bottigliere, Sante Lancerio, il cui compito era quello di selezionare i vini per la tavola del Papa. Sia nella sede papale, sia in viaggio, Sante espletava il suo compito con passione e precisione e ciò gli diede la possibilità di annotare caratteristiche e luoghi di produzione di numerosi vini.
Le sue conoscenze furono l’oggetto di una lunga missiva (sfortunatamente senza data) indirizzata al cardinale Guido Ascanio Sforza, contente le “recensioni” di 53 vini. Senza dubbio siamo davanti il primo esempio di letteratura enologica italiana, dove, oltre al gusto, Lancerio commentava profumo, colore e “retrogusto” dei vari assaggi, tra i quali si lodavano Malvasia, Nobile di Montepulciano e Vernaccia di San Gimignano. Utilizzava aggettivi usati ancora oggi dagli esperti di vino per descrivere in modo completo i campioni in assaggio (asciutto, forte, maturo o rotondo), raccontando quali momenti, secondo lui, fossero i migliori per gustare un vino in base alla stagione.
Sante Lancerio si è conquistato così il titolo di primo sommelier della storia lasciando in eredità il metodo di approccio gustativo del vino. Ma oggi che caratteristiche deve avere un sommelier e come si delinea la sua figura?

Innanzitutto si deve distinguere chi lo fa per mestiere e chi invece ha piacere di incorniciare il diploma per una pura soddisfazione personale. Nel primo caso il punto di arrivo rappresenta una specializzazione importante per chi intende fare di questo mondo il proprio lavoro, che può aprire porte verso collaborazioni in ristoranti di livello che si avvalgono di questa figura per scegliere i vini della cantina, creare una carta, collaborare con lo chef nel decidere abbinamenti armonici con i piatti, consigliare e servire il vino al tavolo dei commensali. Una persona quindi che si occupi del vino a tutto tondo, supportando l’esperienza gastronomica con competenze tecniche, culturali e relazionali, arrivando anche a formare camerieri e personale di sala circa il corretto approccio al vino. Il percorso però non si limita solo ai ristoranti, ma apre porte lavorative anche nell’ambito della distribuzione e del commercio, sia in enoteche, cantine e wine bar sia nell’ambito della rappresentanza e della vendita per aziende agricole e società di distribuzione. Anche in ruoli come marketing e hospitality manager nel turismo del vino risulta molto utile aver studiato da sommelier in quanto la figura lavorativa si arricchisce profondamente.

Arriviamo poi all’aspetto puramente di soddisfazione personale: da anni ormai il vino esercita un fascino culturale molto significativo, dove saperne parlare correttamente, saperlo scegliere e degustare, raccontandone le caratteristiche utilizzando termini tecnici, dona un’allure particolare, modaiola e affascinante.
E’ una figura però che vive in una specie di contraddizione permanente perché da un lato, nell’immaginario collettivo è quello che “parla difficile” del vino, quello che tira fuori termini come sentori terziari o retrogusto sapido, quando invece l’atmosfera è quella gioviale dove si vuole bere un bicchiere di vino in compagnia. Ed è qui che a volte scatta la derisione (dettata da incompetenza e anche un po’ di invidia…) con qualche battuta sarcastica.

C’è però anche il fascino che il sommelier innegabilmente esercita: è la persona che sa cose che gli altri non sanno, sa raccontare un bicchiere di vino in modo affascinante e intrigante, e questo, nel contesto sociale, ha un valore fashion: è un pò come l’amico che suona bene la chitarra o quello vestito in modo semplicemente chic, portando un’aura di competenza che agli altri, sotto sotto, intriga (anche se non vogliono ammetterlo).
C’è poi il lato estetico del sommelier che con la sua divisa composta da giacca nera, distintivo e tastevin, ha qualcosa di elegante e scenografico. Le sue movenze sono precise e frutto di studi, come aprire una bottiglia perfettamente e versarne il contenuto con precisione e raccontare un territorio: tutto questo ha un che di teatrale che fa figo.

Tra amici, il sommelier diventa quello che trasforma la serata amicale in un’esperienza da raccontare, quindi, anche se a volte deriso, il sommelier è quello che detta i tempi della scena e si potrebbe affermare che è un po’ come un supereroe scomodo, che viene deriso per i suoi “poteri” speciali, ma alla fine tutti sono consapevoli che senza di lui la bevuta non avrebbe lo stesso stile.
Se solo Sante Lancerio avesse immaginato a quale figura stava dando vita!