(italiatv) Molti conoscono il volto di Naomi Watts, più volte candidata all’Oscar, protagonista di film iconici; pochi, però, sanno che la sua storia personale è indissolubilmente legata a una delle band più leggendarie di sempre: i Pink Floyd. Non si tratta di una semplice parentela, ma di un legame forgiato nel suono, nella tragedia e in un gesto di profonda umanità che ha cambiato il corso della sua vita.
La connessione ha un nome e un cognome: Peter Watts, padre di Naomi e figura chiave nel mondo dei Pink Floyd tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70. Assunto nel 1968, Watts non era un semplice collaboratore, ma il road manager e ingegnere del suono che garantiva il perfetto funzionamento della complessa macchina scenica della band. Ma è nel capolavoro del 1973, “The Dark Side of the Moon”, che la sua eredità diventa letteralmente udibile. Le risate folli, quasi allucinate, che si sentono nei brani “Speak to Me” e “Brain Damage” sono proprio le sue. Una performance vocale spontanea, perfetta per incarnare il tema della follia e dell’alienazione mentale che Roger Waters voleva esplorare. L’album, però, cattura anche un frammento della famiglia Watts al completo: la voce della madre di Naomi, Patricia, compare in una frase sussurrata verso la fine di “The Great Gig in the Sky”: “I never said I was frightened of dying” (“Non ho mai detto di aver paura di morire”).
La storia prende una piega drammatica nell’agosto del 1976, quando Peter Watts viene trovato senza vita a Londra, morto per un’overdose di eroina. Naomi ha solo sette anni, suo fratello Ben nove. La famiglia si ritrova improvvisamente senza il suo capofamiglia e in gravi difficoltà economiche. È a questo punto che i Pink Floyd compiono un gesto che andrà oltre il semplice rapporto di lavoro. Come confermato dalla stessa Naomi Watts in un’intervista, la band sostenne finanziariamente la sua famiglia dopo la tragedia.
Quel gesto si rivelò decisivo. Naomi Watts potè muovere i primi passi nella recitazione, fino a diventare la star di Hollywood che oggi conosciamo.
Una risata incisa su un vinile, un atto di generosità scaturito da una tragedia. La storia di Naomi Watts ci ricorda come, dietro le quinte della grande musica, si celino vicende umane profonde e inaspettate, capaci di estendere la loro eco ben oltre le note di un disco, fino a illuminare i riflettori del cinema decenni dopo.