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ITALIA TV. Vendemmia e caporalato. Le certificazioni aiutano ma lo sfruttamento dilaga.

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ITALIA TV. Vendemmia e caporalato. Le certificazioni aiutano ma lo sfruttamento dilaga.

(italiatv) Il vino italiano è da sempre simbolo di eccellenza e patrimonio culturale ma purtroppo a volte la sua produzione, in particolare durante la vendemmia, nasconde spesso due facce opposte: quella delle aziende che operano nel rispetto dei diritti e della dignità delle persone e quella di un sistema in cui lo sfruttamento della manodopera è una prassi abituale. Essendo la vendemmia un “momento di massima esposizione a causa del picco di domanda di lavoro in poche settimane, è ‘più facile che tra le squadre che si spostano tra i vigneti, il controllo risulti più difficile, con l’aumentare di cottimi e subappalti, nascondendo situazioni di lavoro nero.

Negli ultimi anni, diversi rapporti e inchieste giudiziarie hanno raccontato come la piaga del caporalato nel settore vitivinicolo non sia più limitato alle campagne del Sud, ma sia ormai diffusa anche nelle zone del vino più prestigiose del Nord Italia. Il modello legale e sostenibile richiede contratti regolari, paghe adeguate, contributi e coperture assicurativi (le aziende più virtuose si avvicinano anche a una sorta di welfare aziendale, invece di limitarsi alle coperture base offerte dall’Inail, abitudine che negli ultimi anni sta sensibilmente crescendo). Ovviamente questo approccio prevede, o almeno dovrebbe, una formazione lavorativa e un corso di sicurezza nei vigneti, alloggi dignitosi e servizi base per i lavoratori stagionali. Un esempio da citare con orgoglio è quello dell’Accademia della Vigna nelle Langhe dove vendemmiatori provenienti da situazioni difficili di marginalità vengono formati e assunti con contratti annuali, contribuendo a trasformare braccianti invisibili in dipendenti stabili e qualificati, dimostrando così che qualità del vino e qualità del lavoro possono camminare di pari passo con la qualità del lavoro.

Dall’altra parte invece c’è un modello insostenibile con paghe sottodimensionate (anche 3-5 euro l’ora, incredibile a dirsi), orari massacranti dove si arriva fino a 15 ore di lavoro al giorno, alloggi malsani e sovraffollati e contratti fittizi, cooperative inesistenti e una totale assenza di tutele.
Il Nord Italia: eccellenze con qualche brutta ombra.
Secondo il rapporto dell’associazione Terra! (aprile 2025), nel 2023 il 55% dei casi di sfruttamento lavorativo rilevati dal Laboratorio ADIR-FLAI-CGIL si è verificato al Centro-Nord Italia, superando per la prima volta il Sud (45%).
Nell’affascinate e ricca zona delle Langhe in Piemonte, l’inchiesta “Iron Rod” (Tg3, 10 luglio 2024) ha documentato violenze fisiche, minacce e condizioni igieniche disumane proprio nei vigneti di Barolo e Barbaresco e addirittura in alcuni casi i braccianti, per lo più africani, erano stipati in immobili fatiscenti, costretti a pagare un affitto trattenuto direttamente dalla paga illegale. Matteo Ascheri, ex presidente del Consorzio di tutela Barolo-Barbaresco-Alba, ha coraggiosamente denunciato apertamente queste pratiche ribadendo che “si può fare vino di eccellenza anche e soprattutto nel rispetto dei diritti umani e lavorativi”.
Il Veneto, con il boom del Prosecco ha favorito l’uso di cooperative poco limpide e contratti brevi o inesistenti. Infatti, come evidenzia Terra! (aprile 2025), alcune società registrate come “multiservizi” operano come riserve di manodopera a basso costo, impossibili da rintracciare.
In Friuli Venezia Giulia, altra regione produttrice di vini eccellenti, la Guardia di Finanza di Pordenone ha rilevato salari tra 3 e 7 euro l’ora, contratti redatti per meno ore rispetto a quelle effettive e alloggi in subaffitto non dichiarati, mentre il numero di lavoratori irregolari scoperti è quasi triplicato tra il 2022 e il 2024.
In Lombardia i controlli su 30 aziende vitivinicole hanno avuto come risultato 20 denunce, di cui 6 per caporalato, dove l’80% della manodopera è stagionale e il 50% è costituito da lavoratori stranieri.
Purtroppo anche nella virtuosa Toscana, nel 2024, l’ispettorato del lavoro ha scoperto 16 lavoratori senza contratto e 3 lavoratori clandestini.

Il Sud Italia, sfruttamento storico senza fine.
Il caporalato vitivinicolo è ancora fortemente e storicamente radicato nel Sud Italia: nella zona del foggiano in Puglia si registrano da sempre condizioni di irregolarità e paghe a cottimo, in Sicilia part-time fittizi e mancanza di alloggi sicuri per i vendemmiatori, in Campania contratti a nero numerosissimi. (Flai-Cgil Campania, settembre 2024). Fortunatamente molte di più sono le situazioni virtuose: oltre alla già citata Accademia della Vigna, vi sono numerose cantine in Italia che collaborano con i sindacati per sottoscrivere protocolli di accoglienza e stabilizzazione dei lavoratori.
Le certificazioni di sostenibilità aziendale possono rappresentare un aiuto nel combattere questo infamante fenomeno: Equalitas “Vino sostenibile” nasce da un’iniziativa di Federdoc e Unione Italiana Vini e si dimostra vicino a un approccio completo, ma l’effettività anti-caporalato si gioca su audit credibili, controlli severi sugli appalti e tutela dei lavoratori stagionali. VIVA e SQNPI offrono invece una visone importante sul valore ambientale e di processo ma non una garanzia sul reclutamento legale.

Si può affermare che le certificazioni hanno fatto molto sull’impronta ambientale, ma contro il caporalato servono regole ferree e controlli rigidi, ispezioni intelligenti e schemi di sostenibilità che misurino e sanzionino duramente ove necessario. Proprio i sindacati tutti, ribadiscono che la sostenibilità nel vino non può prescindere dalla sostenibilità sociale e per questo si adoperano con la maggioranza delle aziende vitivinicole italiane, perchè “il vino buono nasce solo dal lavoro buono”.