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ITALIA TV. Caravaggio a Roma oltre le previsioni

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ITALIA TV. Caravaggio a Roma oltre le previsioni

(italiatv) Bilancio estremamente positivo per la mostra su Caravaggio a Roma appena conclusasi dopo una proroga di due settimane, visto il grande successo e la continua richiesta di visite. La mostra, che fa parte delle celebrazioni per il Giubileo 2025, ha previsto un percorso fra 24 opere dell’artista, con capolavori provenienti da musei nazionali e internazionali e la novità di due quadri recentemente ritrovati, oltre a opere mai esposte al pubblico di collezioni private. Il “Ritratto di Maffeo Barberini” riscoperto da tempo ma mai esposto al pubblico e “Ecce Homo” ritrovato recentemente e rientrato in Italia dopo secoli, sono i due lavori del Maestro che hanno reso unica l’esperienza.
Tra le opere principali spiccano poi la “Conversione di San Paolo”, la “Flagellazione di Cristo”, la “Cena in Emmaus”, la “ Cattura di Cristo” , “i Bari”, il “Concerto”, il “Ragazzo che sbuccia un frutto”, la “Santa Caterina D’Alessandria”, “Davide con la testa di Golia”, “Giuditta e Oloferne”, “San Giovanni Battista”, “San Francesco in estasi” (queste ultime tre provenienti da collezioni internazionali). Da Palazzo Barberini invece “Narciso” e appunto il “Ritratto di Maffeo Barberini” nel quale è evidente il rivoluzionario naturalismo della sua pittura.

La mostra, in quattro sale, ha raccontato i momenti salienti della vita privata e artistica di Michelangelo Merisi (nato a Milano e battezzato il 30 settembre 1571), seguendo tutta la sua parabola artistica e coprendo un arco temporale che va dal 1595, anno del suo arrivo a Roma, fino alla sua morte nel 1610 a Porto Ercole.
Arrivato a Roma, Caravaggio, già pittore formato, ebbe momenti difficili, costretto a vivere di espedienti e dipingendo per pochi denari. Alcuni incontri fortunati via via però, gli permisero nell’estate del 1597 di conoscere quello che sarà il suo più importante committente, il cardinale Francesco Maria del Monte. La fase giovanile si caratterizza da un uso della luce ancora lontano dai profondi chiaroscuri della maturità. Divenne così uno dei pittori più ricercato della scena artistica di Roma, quando si assicurò il successo ricevendo due prestigiose commissioni pubbliche per la cappella Cotarelli nella chiesa di San Luigi dei Francesi e la cappella Cerasi nella chiesa di Santa Maria del Popolo.
Temperamento turbolento, visse episodi di risse, violenza, vita sregolata, fughe e condanne, fino a quando nel 1606, all’apice del successo, un evento tragico cambiò per sempre la sua vita: durante il gioco della pallacorda uccise Ranuccio Tomassoni. Costretto a lasciare Roma si rifugiò a Napoli e poi a Malta e nel 1610, probabilmente dopo la notizia della grazia del Papa, partì per tornare a Roma dove però non arrivò mai, morendo forse a causa di una febbre malarica a soli 39 anni a Porto Ercole.

Vita vissuta sempre al limite, con frequentazioni di gente popolana che spesso ritrae nei suoi dipinti, come nel “Bacco” dove si serve di un giovanetto suo amico o nella “Buona Ventura” dove ritrae una zingara che sfila un anello dal dito di un giovane con la scusa di leggergli la mano o come nella “Maddalena penitente” dove come modella usa una prostituta che frequentò per un periodo e che utlilizzò anche come Marta in “Marta e Maria Maddalena” e come la Vergine Maria in altre opere.
Durante il soggiorno a Napoli, riuscì a dare nuovo respiro alla pittura locale, rappresentando il realismo, il naturalismo e l’uso meravigliosamente drammatico della luce che caratterizzano il suo stile, scenografico e teatrale. Qui probabilmente dipinse “Ecce Homo”, il protagonista della mostra, rinvenuto di recente in Spagna e che rappresenta il Cristo coronato di spine che viene mostrato alla folla da Pilato. Una teatralità barocca che unisce la luce intensa e i contrasti netti tipici del Maestro.

Ma il Caravaggio è anche “l’artista del vino”:
“Bacco”, un ragazzo di strada con un bicchiere in mano e la caraffa piena, dove il vino diventa un simbolo sensuale e terreno, quasi erotico.
“Il Giovane malato di Bacco” è un autoritratto poco chiaro dove si dipinge dopo una sbornia o forse malato, a simboleggiare la caducità di una giovinezza consumata troppo in fretta e piena di pericoli.
La “Cena in Emmaus”, dove in vino invece diventa eucaristico e sacro ma sempre raccontato con un realismo sconvolgente: Cristo ha una fisicità scenografica disarmante dove il pane e il vino si fondono veri e concreti.
Il vino nelle sue opere è torbido e scuro, forse quasi andato a male, a testimonianza di una vita difficile, ma che Caravaggio riusciva a trasformare con una luce pittorica luminosa e indimenticabile.
Nelle bettole e nei bordelli romani che lui stesso frequentava, il vino era il fulcro di risse e liti violente. Ma che vino si beveva a quei tempi? Sicuramente vini laziali sfusi, verosimilmente dei Castelli Romani o Cesanese, mentre a Napoli vini riconducibili a Gragnano o Lacrima Christi, anche se, bevendo per sopravvivere e per dimenticare, tutto probabilmente andava bene…

A soli trentanove anni Michelangelo Merisi muore ramingo su una spiaggia solitaria inseguendo Roma, come a suggello della sua vita che fu una sorta di corsa senza tregua verso un perdono implorato che arrivò troppo tardi. La sua luce però è rimasta e sarà per sempre, una luce che svela e che mette lo spettatore davanti a una realtà cruda e vera di chi ha osato dipingere Dio con le mani sporche.