(italiatv) Nel 1975 nasceva il Consorzio Olio DOP Chianti Classico; l’occasione del cinquantesimo, che si celebra alla Leopolda nella Collection 2025, ha visto i produttori rilanciare le mission fondative, ovvero la tutela e la promozione. Del territorio prima di tutto; perchè con le parole di Giovanni Manetti dedicate al Chianti Classico, anche nell’EVO del gallo nero si assaggiano le colline, il paesaggio, il rispetto per l’ambiente e la responsabilità della cura. Il Consorzio è il “noi” di un territorio produttivo; in questo caso un territorio così vocato da essere unico e giustamente tutelato. L’attività consortile si valorizza con il coinvolgimento nelle attività scientifiche legate all’olio e ai suoi benefici.
Gianni Pruneti, Presidente del Consorzio: “A distanza di mezzo secolo dalla sua fondazione, il numero dei soci del Consorzio è cresciuto ma gli obiettivi che ci accomunano sono gli stessi di allora: proteggere l’olio che nasce da una regione altamente vocata e di rara bellezza e valorizzarne le caratteristiche identitarie legate ad un territorio unico, accompagnando gli olivicoltori nell’affrontare i mercati di tutto il mondo sotto l’insegna comune del Gallo Nero.”
Cosa risponde ChatGPT se, volendo approfondire sull’olio, chiediamo informazioni sulla storia e la simbologia dell’ulivo e su quali sono tutte le fasi, dalla coltivazione all’imbottigliamento? A seguire il comunicato stampa integrale del Consorzio.
L’Ulivo: Storia e Simbolismo di un Albero Millenario
L’ulivo, con il suo tronco nodoso e le sue fronde sempreverdi, è uno degli alberi più antichi e simbolici della storia dell’umanità. Fin dall’antichità, questo albero ha rappresentato pace, saggezza, fertilità e sacralità, diventando un elemento centrale in numerose culture e tradizioni.
Le Origini e il Mito
Le prime tracce di coltivazione dell’ulivo risalgono a circa 6.000 anni fa nel Mediterraneo orientale, in particolare in Palestina, Siria e Creta. Le antiche civiltà, tra cui gli Egizi, i Fenici e i Greci, ne compresero presto l’importanza, utilizzandolo per l’alimentazione, la cosmesi e i riti sacri.
Uno dei miti più celebri legati all’ulivo appartiene alla mitologia greca: la contesa tra Atena e Poseidone per la protezione di Atene. Secondo la leggenda, Zeus stabilì che la città sarebbe appartenuta a chi avesse offerto il dono più utile. Poseidone creò una sorgente d’acqua salata, mentre Atena fece germogliare un ulivo, simbolo di pace e prosperità. Gli ateniesi scelsero il dono di Atena, e l’ulivo divenne il simbolo della città.
L’Ulivo nella Bibbia e nel Cristianesimo
Nella tradizione biblica, l’ulivo assume un ruolo fondamentale. Nel racconto del Diluvio Universale, una colomba porta a Noè un ramoscello d’ulivo, segno del ritorno della pace tra Dio e l’umanità. Questo episodio ha reso l’ulivo un simbolo universale di speranza e riconciliazione.
Nel cristianesimo, l’olio d’oliva è associato ai sacramenti e alla consacrazione. Gesù pregò nel Getsemani, il “giardino degli ulivi”, prima della Passione. Inoltre, la Domenica delle Palme, che celebra l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, è ancora oggi commemorata con rami d’ulivo in molte regioni del mondo.
L’Ulivo nella Cultura Romana e nel Medioevo
Per i Romani, l’ulivo era un simbolo di vittoria e onore. I generali trionfanti indossavano corone di ramoscelli d’ulivo, mentre l’olio era usato per ungere imperatori e atleti. Con la caduta dell’Impero Romano e l’avvento del Medioevo, la coltivazione dell’ulivo proseguì soprattutto nei monasteri, dove i monaci ne apprezzavano le proprietà alimentari e curative.
L’Ulivo nella Tradizione Moderna
Oggi, l’ulivo è un emblema della cultura mediterranea e un simbolo di pace a livello globale. Nel 1945, al termine della Seconda Guerra Mondiale, il ramoscello d’ulivo fu scelto come parte del logo delle Nazioni Unite, a conferma del suo valore universale.
Inoltre, la Giornata Mondiale dell’Ulivo, istituita dall’UNESCO, celebra ogni anno l’importanza di questo albero nella promozione della pace e della sostenibilità ambientale.
Conclusione
Dall’antichità ai giorni nostri, l’ulivo ha attraversato le epoche portando con sé un carico di simbolismo e storia. Albero di vita, di saggezza e di pace, continua a rappresentare un ponte tra culture e tradizioni, rimanendo uno degli emblemi più potenti della civiltà umana.
La coltivazione dell’ulivo e la produzione dell’olio extravergine di oliva sono processi articolati che si sviluppano in diverse fasi:
Imbottigliamento e distribuzione – L’olio extravergine viene confezionato e distribuito, pronto per essere consumato.
Preparazione del terreno e piantumazione – La terra viene lavorata per favorire il drenaggio e la crescita delle radici. Le giovani piante di ulivo vengono messe a dimora in file distanziate per permettere un corretto sviluppo.
Cura e manutenzione – Gli ulivi necessitano di potature periodiche per migliorare la produttività e la qualità dei frutti. Viene controllata anche l’irrigazione, specialmente nelle zone aride.
Fioritura e allegagione – Tra la primavera e l’inizio dell’estate, gli ulivi fioriscono e i fiori fecondati si trasformano in piccole olive.
Maturazione e raccolta – Le olive vengono raccolte tra ottobre e gennaio a seconda della varietà e del grado di maturazione desiderato. La raccolta può avvenire manualmente o con mezzi meccanici.
Molitura e estrazione dell’olio – Le olive vengono pulite, frante e sottoposte a spremitura per estrarre l’olio. Il metodo più pregiato è quello dell’estrazione a freddo, che preserva al meglio le proprietà organolettiche.
Decantazione e conservazione – L’olio viene filtrato o lasciato decantare naturalmente per eliminare impurità. Viene poi conservato in recipienti di acciaio inox o vetro scuro per proteggerlo dalla luce e dall’ossidazione.
COMUNICATO STAMPA
Firenze, 17 febbraio 2025 – Il Consorzio che promuove e tutela la DOP verde del Chianti Classico compie mezzo secolo. E’ stato infatti costituito nel lontano febbraio del 1975 sulla scia dell’omonimo Consorzio di tutela del vino. Dal 2000 (anno di riconoscimento della DOP per l’olio) valorizza e promuove l’olio del Gallo Nero, seguendo gli stessi criteri qualitativi che da 25 anni stabiliscono se un olio extravergine può fregiarsi della prestigiosa denominazione Chianti Classico DOP. Quest’anno decorrono infatti 5 lustri dalla nascita della prima DOP Olio toscana.
Il Consorzio Olio DOP Chianti Classico assiste i produttori nel loro costante sforzo rivolto alla creazione di un prodotto che mantenga sempre alti livelli in quelle componenti che partecipano attivamente alla salvaguardia della nostra salute e regalano al prodotto profumi e sapori “unici ed identitari”. Caratterizzato prevalentemente da un gusto di fruttato, sentori di carciofo crudo, erba fresca, mandorla amara e gradevolmente piccante al palato, l’olio DOP Chianti Classico è frutto ed espressione del territorio in cui viene prodotto dai 185 soci del Consorzio.
L’attività del Consorzio Olio DOP Chianti Classico non si esaurisce però tra gli olivi e nei frantoi, ma allarga il suo raggio d’azione in altri ambiti, promuovendo l’extravergine del Gallo Nero attraverso eventi scientifici e divulgativi in giro per il mondo. A ciò si unisce un’attività di formazione, su temi utili alla crescita professionale, che durante l’anno trascorso ci ha visto realizzare seminari e attività formative nelle aziende.
L’OLIO DOP 2024
L’andamento stagionale – I tre mesi invernali dell’annata 2024 sono stati caratterizzati da molti giorni in gennaio (21), in febbraio (18) e in marzo (12), in cui si sono riscontrate punte di temperature minime sotto i 5 gradi centigradi. La temperatura più bassa è stata registrata dalla capannina meteo piazzata in un’azienda agricola del Comune di Gaiole in Chianti, dove il 21 gennaio si è arrivati a -7,3°C. Si è così interrotta in questo anno la tendenza al ripetersi di inverni sempre meno freddi, con il risultato di constatare a primavera una riduzione concreta di popolazione svernante di mosca delle olive. In primavera le piogge, ben distribuite, sono state molto utili per creare nel terreno una riserva di acqua sufficiente ad affrontare il periodo estivo, senza impattare con il periodo della fioritura e della formazione dei frutti.
Ciò che è accaduto durante l’inverno e l’inizio della primavera, ha permesso di impostare la stagione produttiva olivicola con cauto ottimismo da parte degli olivicoltori del Chianti Classico, facendo prefigurare un’annata finalmente positiva non soltanto per l’aspetto qualitativo, ma anche per quello quantitativo, ormai carente da alcuni anni. L’estate è decorsa calda e siccitosa. Dal 28 giugno al 26 agosto sono caduti a Gaiole solo 4 mm di pioggia, a Greve 19,2 mm. Le frequenti temperature massime, toccando picchi consecutivi oltre i 35 gradi centigradi, sono state fondamentali per rallentare o impedire la riproduzione e gli attacchi dei parassiti, mentre alcuni giorni di pioggia tra il 27 agosto e la metà di settembre sono stati molto utili, permettendo alle olive di cominciare a crescere in dimensione in modo regolare. Alcune aziende riscontrano produzioni medie a pianta tra i 12 e i 18 kg di olive, mentre la media toscana degli ultimi dieci anni si attesta sui 6-7 kg a pianta.
La produzione – I frantoi hanno iniziato la lavorazione delle olive dal 10 ottobre, ma i picchi di attività si sono riscontrati tra il 7 e il 20 novembre.La stima della produzione di olio 2024 si attesta su un aumento del 30-40% rispetto alla produzione del 2023.Tutte le cinque varietà di olivo più importanti della nostra Denominazione hanno reagito in modo univoco alle vicende stagionali che abbiamo illustrato: Frantoio, Correggiolo, Leccio del Corno, Moraiolo e Leccino, pur nelle diverse epoche di maturazione che ciascuna presenta, hanno avuto ottimi rendimenti produttivi.
Caratteristiche – Ancora è presto per offrire un panorama completo della qualità dell’Olio DOP Chianti Classico 2024, perché gli oli campionati per la nostra DOP sono cominciati ad arrivare in grande quantità solamente a partire dal 10 novembre. Dagli assaggi effettuati fino ad oggi, abbiamo riscontrato che gli oli di ottobre presentavano profumi e sapori riconducibili a sensazioni vegetali erbacee, freschi e leggeri e con piccante intenso al palato, mentre i primi campioni di novembre hanno assunto maggiore complessità sensoriale e aromaticità, esprimendosi anche con tonalità amare e piccanti più complesse e persistenti.Il 2024 ha visto la seconda annata di uscita in bottiglia di oli della varietà Leccio del Corno utilizzata in purezza come monocultivar DOP Chianti Classico. Avremo alcune aziende in più dello scorso anno che produrranno l’olio con questa antica cultivar del nostro territorio, recentemente valorizzata.È certo che la totale assenza di attacchi di mosca delle olive sta dimostrando che gli oli dei nostri Soci risultano essere tutti decisamente fruttati e compositi, con dati analitici di acidità ed indici di ossidazione bassissimi. L’attenzione consolidata a lavorare sempre le olive raccolte in giornata e i frantoi ormai tutti rinnovati e con frangiture effettuate in assenza di contatto con l’ossigeno, assicurano un prodotto in generale di grande qualità, durata nel tempo e alta affidabilità.
- N° soci iscritti al Consorzio Olio DOP Chianti Classico nel 2024: 185
- N° ettari olivetati iscritti nel 2024: 2980
| Anno di raccolta | Quantità imbottigliata (litri) | Anno di raccolta | Quantità imbottigliata (litri) | Anno di raccolta | Quantità imbottigliata (litri) | ||
| 1999 | 52.400 | 2000 | 91.896 | 2001 | 139.882 | ||
| 2002 | 117.942 | 2003 | 58.927 | 2004 | 121.144 | ||
| 2005 | 123.725 | 2006 | 125.535 | 2007 | 82.926 | ||
| 2008 | 139.383 | 2009 | 123.787 | 2010 | 141.518 | ||
| 2011 | 137.169 | 2012 | 126.516 | 2013 | 111.413 | ||
| 2014 | 117.635 | 2015 | 50.934 | 2016 | 91.651 | ||
| 2017 | 96.515 | 2018 | 123.714 | 2019 | 63.437 | ||
| 2020 | 115.316 | 2021 | 64.792 | 2022 | 80.331 | ||
| 2023 | 56.769 | 2024 (al 15/01) | 51.215 |