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ITALIA TV. Vino in lattina: prospettive e limiti

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ITALIA TV. Vino in lattina: prospettive e limiti

(italiatv) La questione delle giacenze di “Cantina Italia” spinge a dover considerare nuovamente il tema dei formati alternativi e soprattutto dei contenitori glass-free. Tra le opzioni si parla da molti anni dell’alluminio, ovvero il vino in lattina. Anche se in Italia si vede poco il vino in lattina esiste, è molto circoscritto a specifiche categorie come spumanti, frizzanti, bianchi e rosati giovani, e si presta per i prodotti a ridotto o zero alcol. I disciplinari delle denominazioni DOC e DOCG escludono tassativamente l’impiego dell’alluminio, preservando l’esclusività del vetro per le produzioni tradizionali e da invecchiamento.
Sotto il profilo enologico, l’interazione tra liquido e contenitore è neutralizzata da vernici protettive interne; tuttavia, la stabilità chimico-fisica nel tempo evidenzia criticità strutturali. Studi di settore indicano che l’anidride solforosa molecolare, qualora superi la soglia di 0,5 ppm, tende a generare composti solforati responsabili di marcatori olfattivi sgradevoli, assimilabili alla riduzione, durante la conservazione prolungata. Morale: anche si, ma per un consumo veloce.

I favorevoli. I sostenitori della lattina per quelle tipologie di vini evidenziano vantaggi logistici, di sostenibilità ambientale e di penetrazione commerciale. Sul piano ecologico, analisi comparative evidenziano una riduzione delle emissioni CO2 fino al 79% rispetto al vetro, determinata da un’efficienza di riciclo superiore e da un peso inferiore del packaging, con conseguente ottimizzazione dei costi di trasporto. Produttori specializzati sottolineano inoltre i benefici tecnici della totale schermatura dalla luce e della rapidità di refrigerazione, fattori che ottimizzano il risparmio energetico. Segnali di apertura emergono anche in segmenti tradizionali: il Consorzio Garda DOC ha valutato l’estensione del formato alla fascia super-premium. Al momento, però, si tratta di un progetto in fase di studio ed esplorazione, e non è ancora stato formalmente integrato nel disciplinare ufficiale del Consorzio.

I contrari. L’opposizione più netta proviene dai Consorzi di tutela e dalla filiera delle denominazioni d’origine, orientati a salvaguardare il posizionamento d’immagine e a prevenire la svalutazione percepita del prodotto. Federdoc limita l’eventuale impiego del contenitore “alle sole uve non destinate a produzioni protette”. Ai limiti posizionali si sommano vincoli tecnologici: la gestione della solforosa molecolare e la ridotta “vita di scaffale”, ovvero il periodo di tempo compreso tra la produzione e il consumo di un prodotto, impongono protocolli di cantina specifici, escludendo i vini complessi. Anche il riscontro generazionale appare parziale: un’indagine Nomisma Wine Monitor, citata dal Gambero Rosso, rileva che solo l’11% della Gen Z predilige la lattina, a fronte di una netta preferenza per le certificazioni di sostenibilità (93%) e il vetro chiaro (59%).

In Italia, il mercato interno del vino in lattina rimane marginale, condizionato da resistenze culturali e dall’associazione del formato a prodotti di gamma inferiore; la produzione nazionale trova pertanto sbocco quasi esclusivo nei canali di esportazione. Qualche nome: Cantine Sgarzi Luigi, Quartin, Perla del Garda, Giacobazzi Vini, Zai, Sancrispino.




Rapporto Giovani e Vino Nomisma Wine Monitor

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