(italiatv) Il caldo dell’estate 2026 ha riscritto i calendari agricoli. Per i vignaioli il cambiamento climatico è tangibile e questa vendemmia sarà ricordata come una delle più precoci, un fenomeno che accomuna territori iconici, nazionali ed europei. Montalcino non è immune all’accelerazione fenologica. Tuttavia, serve una lettura sobria dei fatti: l’allarmismo per un anticipo drastico va ridimensionato.
Se è vero che dal 31 agosto molti produttori inizieranno a tagliare i primi grappoli di uve rosse, per le due prestigiose denominazioni la grande raccolta del Sangiovese prenderà il via solo tra il 7 e il 10 settembre. C’è un anticipo rispetto ai tempi storici, indubbiamente, ma per Rosso di Montalcino e Brunello di Montalcino non si tratta di un anticipo epocale.
A tracciare il bilancio di un’annata sfidante ma eccellente è Giacomo Bartolommei, presidente del Consorzio del Vino Brunello, che ha rassicurato il comparto prospettando «una minor resa in vino, ma di qualità molto alta». Il merito va alla resilienza del terroir e alle tecniche agronomiche.
Come testimoniato da Carlo Ferrini (con Giodo a Montalcino), le piogge invernali hanno garantito preziose scorte idriche, mentre la primavera ha favorito un’allegagione regolare. Le provvidenziali escursioni termiche di inizio estate hanno poi abituato gradualmente le viti al grande caldo. E non dimentichiamo che da dopo ferragosto è piovuto su Montalcino almeno 3 volte bene, ovvero della quantità ed intensità giusta.
La gestione mirata dei suoli e della parete fogliare ha salvaguardato il corretto sviluppo dei grappoli. Molte aziende conducono programmi di ricerca mirati e il tempo per adattare la pianta al nuovo corso è sempre meno.