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ITALIA TV. Quello che non vi dicono sull’oil&gas e che dovreste sapere

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ITALIA TV. Quello che non vi dicono sull’oil&gas e che dovreste sapere

(italiatv) Chi scrive, per un significativo numero di anni, ha operato nel grande mondo dell’oil&gas; in particolare curando le relazioni istituzionali di una Oil Company anglo-irlandese quotata a Londra e NY. La lista delle fake news sul tema è senza fine…, e quando si può contare sia sull’esperienza nelle trivellazioni sia su quella ormai decennale nella sostenibilità, l’orizzonte è decisamente diverso, privilegiato rispetto a chiunque non sia un addetto ai lavori in entrambi i campi. E io ricordo.

Ricordo per esempio “quelli del Picco di Hubbert”. In questa sede il tema non vuole essere trattato per l’impatto ambientale della ricerca di idrocarburi (devastante), quanto per un aspetto che messo in relazione alle sue conseguenze…, genera il mostro. La Storia ci dice che più si trivella per petrolio e gas e più si impatta sul cambiamento climatico, il quale a sua volta impatta sul pianeta con l’aumento della temperatura, rivelando nuove terre e quindi con la possibilità di trivellare ancora, in zone prima inaccessibili. E con l’aiuto dello sviluppo tecnologico (ancora Human made…, ma ora c’è anche la AI).

La teoria del Picco di Hubbert è stata clamorosamente smentita dalla storia. L’errore metodologico di fondo risiede in una visione puramente statica delle riserve, che ha ignorato il potenziale del progresso tecnologico e l’impatto dei mutamenti macroclimatici. I dati empirici smentiscono i vecchi modelli predittivi: l’offerta globale ha ormai superato i 102 milioni di barili al giorno e i soli Stati Uniti ne producono oltre 13 milioni giornalieri. Questa espansione è il risultato dell’evoluzione ingegneristica nella trivellazione profonda e orizzontale, che ha reso accessibili giacimenti un tempo ritenuti del tutto impraticabili.

Inoltre, il cambiamento climatico sta paradossalmente ridisegnando la geografia energetica. Il progressivo arretramento dei ghiacci polari sta infatti aprendo nuove frontiere estrattive nella regione dell’Artico, dove si stima la presenza di circa 90 miliardi di barili di petrolio non ancora scoperti. La reale disponibilità di una risorsa non dipende dalla geometria del sottosuolo, ma dalla capacità tecnica di accedervi: per questo la teoria ha fallito la prova dei fatti.

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Picco di Hubbert