(italiatv) Se vi capitasse di concedervi una passeggiata primaverile in Trastevere, vi consigliamo di raggiungere Piazza S.Egidio, piccolo salotto urbano, in cui si affaccia palazzo Velli, che attualmente ospita la mostra di Jack Vettriano. il pittore scozzese dalle origini italiane.
Vettriano è il “self-made man” della pittura contemporanea: odiato dalla critica d’élite per il suo successo commerciale e amato dal pubblico per la sua capacità di narrare storie con un solo fotogramma. Questa retrospettiva romana non fa eccezione, offrendo un excursus descrittivo che tocca le corde del desiderio, dell’attesa e del proibito.
La mostra si snoda attraverso diverse sale che isolano i temi cari all’artista, creando un ritmo narrativo che ricorda la scansione di un film noir degli anni ’40. Le prime opere accolgono il visitatore con scene di interni lussuosi e bar fumosi, dove il colore dominante è il rosso scarlatto delle labbra e degli abiti, contrapposto al nero dei frac e delle ombre.
I personaggi di Vettriano sono spesso ritratti in momenti di sospensione: una donna che fissa il vuoto davanti a un cocktail, un uomo che accende una sigaretta nell’ombra. Non c’è dialogo, solo una tensione elettrica palpabile.
Proseguendo, l’esposizione dedica ampio spazio alle sue celebri ambientazioni balneari. Non sono spiagge solari e gioiose, ma palcoscenici spazzati dal vento sotto cieli plumbei. È qui che ritroviamo l’eco del suo capolavoro, The Singing Butler. Anche se l’originale è spesso in collezioni private inaccessibili, la mostra espone studi e tele correlate che catturano la stessa magia: camerieri in livrea che reggono ombrelli contro la tempesta mentre una coppia balla sulla sabbia bagnata e camerieri dal sapore fotografico.
Una sezione più intima e raccolta esplora la componente voyeuristica di Vettriano. Scene di seduzione, calze a rete, sguardi catturati attraverso lo specchio. Qui la pennellata si fa più densa e il gioco di luci ed ombre, lezione assorbita dai maestri del passato, serve a nascondere quanto a rivelare. Non è mai volgare: è la celebrazione di un feticismo estetico dove il dettaglio, un tacco a spillo, il bordo di una sottoveste diventa il protagonista assoluto.
Osservando le opere da vicino, si nota la tecnica particolare di Vettriano. Non cerca il realismo fotografico, cerca iconicità. Le sue figure hanno una plasticità che ricorda Edward Hopper, ma con un calore mediterraneo e una malizia squisitamente europea. La mostra mette in luce come l’artista utilizzi il colore non per descrivere la realtà, ma per evocare un sentimento: i blu sono notturni e profondi, i gialli hanno la luce dei fari delle auto d’epoca. Ogni quadro è un invito a completare la storia, ad immaginare l’identità dei soggetti ritratti, quasi fossero riconoscibili.
Ottanta opere tra oli e fotografie che processano l’arte vettriana in tutta la sua unicità, che tracciano un percorso di singolare capacità narrativa. “Le mie sono storie di persone che si cercano, si trovano o si perdono nel buio di una stanza o sotto la luce fredda di una spiaggia. Il resto è immaginazione.” Interessante è una sezione di scatti all’autore realizzati da Francesco Guidicini. Vettriano, può piacere o no, ma ci restituisce un mondo dove l’eleganza è ancora una forma di resistenza, un misto di solitudine e mistero, di sofisticata malinconia.
La mostra, curata dalla dottoressa ssa Francesca Bogliolo e organizzata da Chiara Compagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci di Pallavicini s.r.l., in collaborazione con Jack Vettriano Pushing, presentano un ritratto autentico dell’artista, liberandolo dal facile fenomeno di mercato.
A Palazzo Velli, piazza S.Egidio 10 fino al 5 luglio 2026.








