(italiatv) Prima dantescamente galeotto e poi complice, questo sole prepotente di febbraio sulla Capitale conduce in via Veneto; meglio dire sospinge, fin al Westin Excelsior. C’è “la cosa” di Marco Cum: lui non è mai banale, vale muoversi.
Check-in con la sua dose di surrealismo… e quindi la sala.
Cum è concentrato, non lo disturbo: ha già il microfono nella back-tasca dei jeans, deve parlare, premiare, entusiasmare…, non è il momento.
Siamo in un luogo di cinema: ciak, motore, azione. Interno giorno. Roma via Veneto, il mitico Excelsior: a Roma si dice “ormai è ‘n americanata datata pè turisti”, è vero, ma certo è sempre una vecchia signora con un fascino ed uno storico unico.
Diamo le carte della partita; 2 belle, 2 meno, 1 neutra:
- bravo Cum che riesce a catalizzare un numero significativo di aziende, e soprattutto perchè si vede il lavoro di selezione.
- bravo Cum perchè il senso di tutto questo circo è andare oltre “le solite 10 etichette”, che saranno certamente top e garantite, ma c’è tanto altro che vale attenzione. Una lode per questo: perchè il consumatore e il lover poco attivo non si accorgono di fare come il criceto, ovvero gira gira ma alla fine bevendo sempre gli stessi vini.
- la presenza del banco di assaggio del tartufo è magnifica, ma è un attentato terroristico per chi sta assaggiando vini. Ora: è vero che è stato posizionato accanto al palco, vicino ad un EVO del Lazio sedicente tale ma oggettivamente scarso e i sughi confezionati…, ma la “botta” olfattiva è pesantissima.
- casino; il successo ha il suo costo: spazio generoso ma risposta di pubblico, quindi forte rumore d’ambiente costante tanto da non riuscire a parlare.
- walk-around, pregi e difetti: bisogna entrare con la testa aperta, lasciare i pregiudizi, dimenticare i soliti vini e godere della scoperta. Ci sono i vini georgiani in grande spolvero, anfore e tecniche particolari: vini che personalmente darei alle piante se parlassimo di gusto personale, ma che fascino! Ma che storie! Consigliata una mezz’ora dedicata, seppur al banco.
In sintesi: è un walk around, non una degustazione tecnica, non una masterclass (che non mancano) tanto meno altro: bisogna andarci con spirito di scoperta, mente aperta e sorriso.
A questo punto ci sia aspetta la lista dei vini con una serie di ripetitive descrizioni; invece opterei semplicemente per due segnalazioni, due banchi/aziende che lo meritano: Cantine del Maresciallo, con l’Aglianico sincero, fatto bene, e ancora più attraente perchè vitigno non di moda; e L’Arco Antico, che fa la Tintilia, una cosa esclusiva, chic e quanto più preziosa perchè del… Molise… la Regione d’Italia che gli italiani… “Il Molise non esiste: è una favola che vi raccontano nei libri di scuola ma che in realtà non esiste”.
Il singolo banco/azienda per il quale vale la pena vestirsi, uscire e andare? Castellinuzza. Eleganza in purezza. Siamo oltre il “non per tutti…”. Storia, prestigio, tanto da soggezione. E con la fortuna dei puri magari ci si ritrova vis-à-vis col Prof. Ing. Cinuzzi…
Il bello vero di questa giornata di vino e cultura? Aver conosciuto Francesco Lirosi, e il sorriso della sua elegante signora. Sono “Barbadoro”, una realtà sicula gioiello, gestita da un gentiluomo di novecentesca trama, così innamorato della sua signora da coltivare una piccola vigna solo per il suo vitigno del cuore. Non è importante quale vitigno è e se la terra è vocata a quell’”uva francesca…”: è il vino più innamorato del mondo.
Video: Barbadoro, Francesco Lirosi >