(italiatv) Le colline di Santo Stefano di Valdobbiadene non sono solo paesaggio, non fanno solo da sfondo: segnano il passo e insegnano come si vive e si lavora da queste parti. Le pendenze non perdonano e infatti o lavori a mano o non lavori proprio, non per una scelta romantica ma per una vera necessità che qui si respira da sempre. Dentro questo scenario si muove la storia di Le Colture, una storia di famiglia che nasce da una linea che attraversa le generazioni.
L’evoluzione di una scelta familiare.
Negli anni Ottanta, quando il Prosecco era ben lontano dal successo che conosciamo oggi, Cesare Ruggeri fa una scelta che cambia tutto: decidere di imbottigliare il suo vino e di seguire ogni fase della produzione: iIn una zona dove tutti erano abituati a conferire le uve, lui va controcorrente e da lì nasce l’azienda come la vediamo ora, cresciuta insieme ai figli Silvia, Alberto e Veronica. Ognuno ha il suo ruolo, ma la filosofia resta condivisa nel modo di prendere le decisioni e di lavorare.
I vigneti si sparpagliano tra Valdobbiadene, Cartizze, il Montello e San Pietro di Feletto. Sono zone che cambiano volto ogni pochi metri: suoli diversi, esposizioni che fanno la differenza sulla maturazione dell’uva, profili aromatici anche differenti tra loro. Qui la vendemmia è solo manuale per pura necessità perché su queste pendenze, le macchine non ci vanno assolutamente.
In cantina la tecnologia c’è ma serve a proteggere quello che arriva dalle vigne, senza stravolgerlo con un occhio importante alla sostenibilità perché si lavora con concimi organici, si pratica la lotta integrata, si controlla e si collabora con i centri di ricerca. Inoltre ci sono i pannelli fotovoltaici e si recuperano le acque per una visione totale di buon senso e di rispetto.
Produzione e accoglienza come racconto del territorio.
E poi c’è l’accoglienza, che ormai è diventata parte del modo di raccontarsi: Veronica accoglie personalmente i visitatori, per spiegare prima il territorio e poi i vini rendendo il racconto dell’azienda e della famiglia un intreccio imprescindibile.
La produzione spazia dagli spumanti DOCG ai vini frizzanti della tradizione, fino a un rosso del Montello con l’idea sempre di valorizzare il vitigno Glera in tutte le sue sfumature, senza forzare mai la mano, con un equilibrio che si costruisce giorno dopo giorno, tra scelte in vigna, clima e sensibilità personale.
Oggi Le Colture continua a crescere, aumenta superfici e prospettive, ma resta fedele a un modello dove tutto parte dalla vigna e le decisioni che prendono in famiglia per una produzione di circa 800.000 bottiglie annue.
La degustazione.
-Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Brut “Fagher”
Verdolino brillante, al naso agrumi, fresia e pera. Perlage di buona persistenza, molto fresco e sapido nel finale.
-Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Extra Dry “Pianer”
Paglierino brillante, mostra una maggiore struttura già dall’esame visivo. Note intense di albicocca, pera Williams e tanti fiori gialli. Al sorso presenta un corpo maggiore, tornano gli agrumi e chiude sapido con la sua bollicina più rotonda e lunga
-Valdobbiadene Rive di Santo Stefano Docg Extra Brut “Gerardo”
Un nome importante quello di questo vino dedicato al nonno che arriva dalla zona molto vocata di Rive di Santo Stefano e che ha visto la sua prima vendemmia nel 2014 e nasce da un vigneto situato a ben 390 metri sul livello del mare. Brillante giallo paglierino deciso, crosta di pane in apertura, poi tanti fiori bianchi, pesca in maturazione, pera Williams e chiusura minerale. Sorso avvolgente e regala un perlage fine, numeroso e persistente per un assaggio molto convincente.
-Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Dry “Cruner”
Il beneamato di casa come primo vino prodotto. Di colore giallo paglierino deciso, si presenta al naso con note di pera più matura, agrume e fiori gialli. Al palato rotondo e avvolgente, fresco e sapido per accompagnare un pasto completo a tutto tondo.
-Valdobbiadene Superiore di Cartizze Dry Docg
Espressione di una versione dry tradizionale si presenta con una bollicina intrigante e numerosa. Fiori bianchi e gialli, decisa nota aromatica tipica della zona di Cartizze che si esprime con agrumi, pera Williams sicuramente matura e un finale molto ben bilanciato tra sapidità e un accenno di dolcezza.
