(italiatv) Pitti Taste 2026 quest’anno è riuscita a esprimere una nuova energia, intensa, quasi simbolica. Solo poche settimane prima, l’UNESCO aveva ufficialmente riconosciuto la cucina italiana come patrimonio immateriale dell’umanità e questo riconoscimento è stato certamente un maggiore tirante per questo evento ormai da anni protagonista.
All’interno delle antiche mura della Fortezza da Basso a Firenze, dal 7 al 9 febbraio scorso, hanno aperto i battenti più di 750 aziende che hanno offerto un’istantanea del cibo italiano di regione in regione. Racconti e assaggi di storie, luoghi, metodi e visioni e proprio il tema di quest’anno, “True Food”, ha disegnato l’intero evento, offrendo a tutti la possibilità di gustare più da vicino le materie prime, con maggiore trasparenza sulla provenienza del cibo e scoprire le tradizioni e le innovazioni. “True Food” ha caratterizzato anche la campagna di comunicazione dell’evento, la 19a edizione di Taste, con il suo viaggio attraverso tutti i sapori e le curiosità che l’Italia ha da offrire.
Il cibo non è solo mangiare ma è qualcosa che si tocca e dà valore anche alla vista e in quest’ottica gli stand hanno mostrato un’Italia che non si limita a custodire il suo patrimonio alimentare, ma lo reinventa con la sua passione famosa nel mondo. Accanto ai grandi nomi anche i piccoli produttori hanno presentato progetti di nicchia, metodi di coltivazione dimenticati, rare competenze artigianali, cose quasi perdute.
Gli incontri all’Unicredit Taste Arena hanno affrontato i grandi temi: sostenibilità, nuovi modi di consumare, cambiamenti climatici, export e futuro del Made in Italy e i dibattiti hanno dimostrato che il settore è cresciuto. Le persone e i produttori conoscono ormai bene le sfide e sono pronte a trasformarle in opportunità, non solo nel cibo ma anche nel vino e nel tè che quest’anno è stato un grande protagonista: degustazioni e approfondimenti hanno dimostrato come il tè stia diventando parte integrante della cultura gastronomica italiana. Non è più solo una bevanda ma è un rituale, qualcosa che si sposa perfettamente con l’amore italiano per la qualità e la cura dei dettagli.
Qualche azienda di spicco? Onestamente, tante e tutte di alto livello, ma eccone alcune : il Re Norcino di San Ginesio in provincia di Macerata, con le sue produzioni artigianali di ciauscolo, corallina e il salame morbido Campagnolo; Viscotta di Vincenza Loreto con la pasta di mandorle e la mandorla pizzuta di Avola, il tonno di Colimena, i capperi di Pantelleria di Kazzen e Blend Tea con le sue preziose miscele.
Con il Fuori di Taste la città è diventata protagonista.
E poi c’è stato Fuori di Taste, che ha trasformato l’intera città in un’unica grande festa. Firenze ha aperto le sue porte: ristoranti, bar, panetterie, negozietti e spazi culturali, tutti sono stati coinvolti. Il festival ha invaso ogni angolo.
Una delle serate più complete e interessanti si è tenuta l’8 febbraio al Teatro del Sale. Linfa, un’associazione della Camera di Commercio delle Marche, ha riunito 33 produttori enogastronomici della regione e ha organizzato una serata che ha mescolato teatro, musica e cibo per fare scoprire l’artigianalità gastronomica marchigiana. Parlare faccia a faccia con i produttori ha reso tutto più reale, grazie a uno sguardo autentico su ciò che mantiene viva l’eccellenza di questa regione, dando la possibilità di approfondire le peculiarità dei prodotti marchigiani.
A calcare la scena è stato anche il giornalista Leonardo Romanelli con un dialogo tra le note liriche del Pastiche in onore di Gioacchino Rossini – compositore marchigiano e esperto di cibo – e le suggestioni gastronomiche del talk “Le Marche e il suo savoir faire artigiano”.
Lo spettacolo, “Il Fagotto di Rossini”, ha intrecciato opera, storie e sapori locali, rendendo omaggio a lui come artista e al suo celebre amore per il cibo. Gli attori hanno dato vita al palcoscenico, mentre la cena attingeva direttamente dalla tradizione marchigiana. Il tutto è risultato immersivo ed elegante.
Altro evento molto stimolante è stato “Fuori di Giubbe” dove FaroAlto, gruppo attivo nel food & beverage e nella valorizzazione dei locali storici italiani, ha presentato il suo percorso dedicato alla promozione dell’eccellenza italiana, portando gli assaggi gastronomi nello storico caffè Le Giubbe Rosse. La serata ha visto le proposte finger food dello chef Marco Alimena, le creazioni di Romualdo Rizzuti per il progetto Bigè – Signature Pizza e una selezione di dolci firmata dalla cioccolateria La Molina, con l’anteprima della nuova Colomba Sacher ideata da Loretta Fanella. In degustazione anche i distillati di Opificio 77 e una selezione del Club del Sigaro Toscano.
Singolare la prima competizione “Guess the Cup” organizzata da Ditta Artigianale, una torrefazione italiana, nel suo ultimo punto aperto a Firenze che ha messo in palio una macchina da caffè di alto livello per il vincitore. I partecipanti si sono sfidati all’ultima tazzina di caffè per riconoscere sei diverse miscele particolari e visto il successo di questa prima edizione riuscitissima Ditta Artigianale ha assicurato che ci saranno prossime edizioni.
Quindi, cosa ha mostrato Taste 2026 al mondo? Che l’Italia crede ancora nelle sue radici senza rimanere troppo ancorata al passato. Questa prima edizione dopo la vittoria dell’UNESCO è stata percepita come una grande celebrazione collettiva, un momento in cui regioni, artigiani ed esperti del settore si sono riuniti per mostrare un Paese in continua evoluzione, affamato di novità.


