(italiatv) Il tempo. Il tempo, scandito da un metronomo: dal 1950 a oggi è il tempo il protagonista assoluto della 3Tre.
Il 2 gennaio 2026 Sky Sport ha presentato sugli schermi un’opera che è molto più di un semplice documentario: “3Tre – Il numero magico dello sci” è un riconoscimento alla storia, alla passione e alla magia di una delle gare più iconiche della Coppa del Mondo di sci alpino. Un racconto che unisce mito e realtà, sport e territorio, emozioni e memoria, che vuole celebrare 75 anni di storia della gara sul Canalone Miramonti.
La prima scena si apre con un metronomo: un ticchettio pulito, ipnotico che si fa subito metafora: il tempo che è passato dal 1950 a oggi, il tempo che ha costruito la leggenda del Canalone Miramonti e il tempo che decide le gare, quelle che si vincono o si perdono per pochi centesimi di secondi che separano una posizione o l’altra sul gradino del podio. Così il tempo non è solo una misurazione ma un racconto, paradossalmente senza tempo, infinito.
Lorenzo Conci, presidente del Comitato 3Tre, nel film si presenta con la sincerità di chi vive questa gara come una missione collettiva per tutta Madonna di Campiglio. “Ogni anno è una sfida nuova e ogni anno, quando tutto si accende, ci diciamo: wow, anche quest’anno ce l’abbiamo fatta”. Poi sorride, quasi per sdrammatizzare la tensione che precede ogni edizione e continua aggiungendo: “la versione migliore sarà sempre la prossima”. È la filosofia di chi non si accontenta, di chi sente il peso, la responsabilità e l’orgoglio di custodire gelosamente un patrimonio che appartiene a Campiglio e alla sua comunità.
Il docufilm bene evidenzia quanto lavoro invisibile ci sia dietro questa notte magica: settimane di preparazione, di tour di presentazione, di uomini e donne che vivono il Miramonti come un luogo da preservare, un pendio molto impegnativo e che proprio per questo è diventato un simbolo. Grazie a tutto questo lavoro e anche un po’ alla natura che ha regalato montagne stupende a questo territorio, Campiglio emerge come protagonista assoluta, con la sua luce che illumina la Night Race, il suo pubblico, la sua capacità di trasformare una gara in un rito e, gioco di parole, in un mito.
Tullio Serafini, presidente dell’Apt di Madonna di Campiglio, lo dice chiaramente: “La 3Tre non è solo un evento sportivo di grande richiamo internazionale ma è un pezzo della nostra identità, un modo di raccontare chi siamo noi di questi luoghi”. E tutto questo il film lo conferma perché racconta come la 3Tre sia una narrazione di territorio, di passione e di appartenenza.
Il docufilm attraversa i momenti che hanno scolpito la storia del Miramonti anche con i suoi protagonisti principali, i campioni di sci. I mitici Gustavo Thoeni e Piero Gros che ai tempi della Valanga Azzurra regalarono le famose vittorie degli italiani suggellando il grande valore degli sciatori nazionali. Il grandissimo Alberto Tomba che incendiò la gara con il suo carisma e la sua tecnica perfetta, trasformando ogni curva in un boato e richiamando migliaia tifosi che bloccarono tutte le strade limitrofe cercando di arrivare a Campiglio.
Giorgio Rocca che qui raggiunge una delle sue vittorie più intense, quasi liberatoria e che è stato l’ultimo italiano a vincere 21 anni fa questa gara, portando con sé ancora oggi questo grande valore. Paolo De Chiesa che definisce la 3Tre “la gara che ti mette a nudo” perché sul Miramonti non ci si può nascondere e che con il suo podio rinacque dopo un momento di storia personale difficile che lo aveva lasciato un po’ lontano dai riflettori. Ivano Edalini che vinse davanti al grandissimo Ingmar Stenmark e che ricorda quel muro ripido come “un pendio che ti guarda negli occhi e ti chiede se sei davvero pronto”.
Il risultato è un racconto che unisce in un filo indelebile memoria e presente, tecnica e sentimento, sport e territorio. Un film che racconta la 3Tre con il suo volto più sincero: quello di una gara che vive il tempo e nel tempo, lo sfida e lo celebra e che ogni anno, grazie al lavoro di tutti quelli che la amano, continua a essere scandito dal ritmo del suo metronomo con un tic tac che da settant’anni segna la magia di Campiglio.
