(italiatv) Per anni mio padre mi ha raccontato questa storia, ogni volta in presenza di una Moretti (si, a livello da occhi al cielo ogni volta….): l’ha presa male, ma gli ho dimostrato che era solo una leggenda, la “Leggende del baffo Moretti”.
Il commendatore Lao Menazzi Moretti che nel 1942 fotografa un anziano friulano alla trattoria Boschetti di Tricesimo. L’uomo, in cambio, avrebbe chiesto solo “Che al mi dedi di bevi” – datemi da bere. Una bella storia, ma completamente inventata. La verità è diversa. L’uomo si chiamava Romed Schreiner, contadino tirolese, fotografato il 2 aprile 1939 nel cortile della locanda Stangl a Thaur, presso Innsbruck, dalla fotografa tedesca Erika Groth. Lo scatto faceva parte di una serie di ritratti popolari. L’archivio fotografico della Groth è oggi custodito all’università di Augsburg.
Nel 1956 la fotografa, entrando in Italia dal valico di Tarvisio, si trovò davanti una serie di cartelloni Moretti con il “Baffone”. Era il manifesto disegnato da Franca Segala, ma copiato palesemente dalla sua fotografia. Nessuno le aveva mai chiesto il permesso. La Groth avviò una causa legale. Esiste ancora una lettera del 17 dicembre 1956, firmata da Lao Menazzi Moretti, in cui il proprietario del birrificio riconosce la fondatezza delle rivendicazioni. La fotografa vinse, ma il risarcimento fu misero: 37.200 lire, con cui si comprò una stufa.
La questione venne risolta, ma al pubblico continuò a essere raccontata la versione friulana per decenni. Era più conveniente per il marketing. Il Baffo Moretti resta un’icona, ma dietro c’è la storia di un’artista – scomparsa nel 1992 – che vide la propria opera diventare simbolo di una delle birre più famose d’Italia, ricevendo in cambio quanto bastava per scaldarsi d’inverno.