(italiatv) “Mai come nello spazio ti accorgi che i confini non esistono. Dall’alto l’Europa é un reticolo di luci, collegamenti, i cui confini sono solo dentro le menti delle persone.” (N. Armstrong)
Ho scelto l’Ingegneria Gestionale, ma confesso che in me c’è “un battito speciale per lo spazio che reclama il suo spazio”. Ho iniziato a seguire i programmi spaziali per “Ariane”: il mio nome, casa europea, spazio…: sembrava che tutto mi chiamasse. C’è un fatto che mi coinvolge, e noto che ai più invece non dice niente: c’è che circa 400 chilometri sopra le nostre teste orbitano due laboratori spaziali che rappresentano non solo trionfi dell’ingegneria umana, ma anche la complessa rete di alleanze geopolitiche del XXI secolo. La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e la stazione cinese Tiangong incarnano due visioni diverse della cooperazione spaziale, con una configurazione diplomatica che potrebbe sorprendere i più.
Per capire meglio il presente terrestre è bene prendere atto di due punti essenziali e che vedo trattare poco. Primo: noi occidentali siamo informati su ciò che succede sulla ISS, ma sono convinta che molti non sanno che non siamo solo “noi” ad abitare lo spazio… Secondo: qui sulla terra siamo impegnati con il boom della AI, che non più il futuro ma il presente; e il futuro lo sappiamo dov’è…
La Stazione Spaziale Internazionale ha iniziato a prendere forma nel 1998, quando il modulo russo Zarya e quello americano Unity si sono agganciati nell’orbita terrestre bassa. Il progetto ha unito NASA, Roscosmos, ESA (Agenzia Spaziale Europea), JAXA (Giappone) e CSA (Canada) in quello che è diventato il più ambizioso programma di cooperazione scientifica della storia.
Per oltre due decenni, l’ISS è stata abitata ininterrottamente, ospitando astronauti di decine di nazioni diverse. Con una lunghezza di 109 metri e una massa di circa 420 tonnellate, la stazione ha permesso migliaia di esperimenti scientifici in microgravità, dalla biologia alla fisica dei materiali, dalla medicina all’osservazione della Terra.
Il contributo russo è stato fondamentale: i moduli abitativi russi, i sistemi di propulsione e le navicelle Soyuz hanno rappresentato per anni l’unica via di accesso alla stazione dopo il ritiro degli Space Shuttle americani nel 2011. Questa interdipendenza tecnologica ha creato un legame che è sopravvissuto persino alle tensioni geopolitiche terrestri, comprese quelle seguite all’invasione dell’Ucraina.
Ma come detto sopra, “non siamo soli”. La Cina ha intrapreso un percorso diverso. Esclusa dalla partecipazione all’ISS a causa di restrizioni legislative americane risalenti al 2011, Pechino ha sviluppato un programma spaziale autonomo e ambizioso. La stazione Tiangong (che significa “Palazzo Celeste”) è diventata operativa nel 2022, dopo il lancio dei moduli Tianhe, Wentian e Mengtian.
Più piccola dell’ISS con i suoi tre moduli e una massa di circa 70 tonnellane, Tiangong rappresenta comunque un traguardo tecnologico impressionante. La stazione è progettata per ospitare tre astronauti in permanenza, con possibilità di espansione fino a sei durante i cambi di equipaggio. La Cina ha aperto la stazione a collaborazioni internazionali selezionate, ospitando esperimenti di vari paesi e annunciando partnership con nazioni come Pakistan, Arabia Saudita ed Egitto.
La differenza fondamentale tra le due stazioni non è solo tecnologica, ma filosofica e geopolitica. L’ISS rappresenta un modello multilaterale costruito durante la distensione post-Guerra Fredda, quando la cooperazione tra ex rivali sembrava possibile e auspicabile. Tiangong incarna invece l’approccio di una potenza emergente che, trovando le porte chiuse, ha costruito la propria casa nello spazio.
Ora qui la “storia terrestre” prende il sopravvento: emerge il paradosso geopolitico più affascinante della questione spaziale. Nonostante le crescenti tensioni tra Mosca e Washington sulla Terra, nello spazio Russia e Stati Uniti continuano a collaborare strettamente. Gli astronauti americani volano ancora su razzi Soyuz quando necessario, i cosmonauti russi dipendono da moduli americani per certi esperimenti, e le operazioni quotidiane della ISS richiedono coordinamento costante tra i centri di controllo di Houston e Mosca.
Nel frattempo, Russia e Cina, che sulla Terra hanno intensificato la loro “partnership senza limiti” e coordinano le loro posizioni in opposizione all’Occidente, rimangono divise nello spazio. Nonostante annunci periodici di possibili collaborazioni future, la Russia non ha partecipato alla costruzione di Tiangong e continua a dedicare le sue risorse primarie alla ISS.
Questa scelta russa rivela una verità scomoda per chi vede il mondo diviso in blocchi netti: l’eredità della cooperazione spaziale russo-americana, costruita in decenni, è più forte delle contingenze geopolitiche momentanee. La Russia possiede tecnologie critiche per l’ISS che la Cina non può facilmente replicare, e gli investimenti tecnologici ed economici nel programma congiunto sono troppo sostanziali per essere abbandonati.
Lo spazio si conferma dunque come un’anomalia nelle relazioni internazionali contemporanee. Mentre sulla Terra le alleanze si consolidano e i blocchi si irrigidiscono, nell’orbita terrestre persistono forme di cooperazione che sfidano le narrative semplicistiche. La presenza di Russia e Stati Uniti sulla stessa stazione spaziale, mentre la Cina orbita solitaria sulla sua, dimostra che la geopolitica spaziale non ricalca perfettamente quella terrestre. Questa configurazione pone domande fondamentali sul futuro: quanto a lungo potrà durare questa eccezione? E quando l’ISS raggiungerà la fine della sua vita operativa, prevista verso la fine del decennio, quale sarà la scelta di Mosca?
Per ora, guardando verso l’alto, possiamo vedere che anche nell’era delle nuove contrapposizioni, alcuni ponti costruiti nell’era della cooperazione resistono ancora, sospesi tra le stelle e le complicazioni della politica terrestre. Una lezione che forse dovremmo studiare più attentamente, prima che sia troppo tardi.