Home Agricoltura e Vino ITALIA TV. I perchè della Cucina Italiana Patrimonio dell’Umanità

ITALIA TV. I perchè della Cucina Italiana Patrimonio dell’Umanità

0
ITALIA TV. I perchè della Cucina Italiana Patrimonio dell’Umanità

(italiatv) L’Italia si prepara a difendere la sua candidatura più gustosa: quella per l’iscrizione della “cucina italiana” nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO. Ma attenzione, il dossier presentato non celebra la bontà della pasta o l’eleganza del tartufo…, bensì un “modello sociale e culturale” che va ben oltre il piatto finito. La “cucina italiana” descritta nella candidatura è un insieme di pratiche, riti e gesti che hanno plasmato l’identità del Paese, un saper fare tramandato di generazione in generazione e un collante sociale insostituibile.
La candidatura mira a proteggere l’intangibile dimensione del cibo in Italia. Si tratta del rituale del “pasto in famiglia”, in particolare il pranzo domenicale, momento cardine di condivisione e di trasmissione di conoscenze tra nonni, genitori e nipoti.
Si parla della scelta degli ingredienti, strettamente legata alla stagionalità e alla biodiversità dei territori, che riflette una profonda connessione tra l’uomo e l’ambiente. Cucinare è, in questo contesto, un atto di cura e accoglienza. Il modello valorizza la diversità bioculturale italiana, riconoscendo che non esiste una sola “cucina italiana” ma un mosaico di tradizioni regionali e locali, tutte tenute insieme dal filo rosso del convivio e della manualità artigianale domestica. Il cuore pulsante della candidatura è il gesto semplice, come tirare la sfoglia o preparare il sugo, che diventa un linguaggio collettivo e un elemento identitario forte.

È importante però comprendere la differenza di questo ambizioso progetto con due precedenti e importanti riconoscimenti UNESCO che riguardano la nostra tradizione alimentare: la “Dieta Mediterranea” e l'”Arte del Pizzaiuolo Napoletano”.
La prima distinzione fondamentale è con la Dieta Mediterranea, già riconosciuta nel 2010. Quest’ultima è un concetto molto più ampio e transnazionale. Non è un’esclusiva italiana, ma un patrimonio condiviso con Spagna, Grecia, Marocco, Cipro, Croazia e altri Paesi del bacino mediterraneo. La Dieta Mediterranea è un “paradigma nutrizionale e salutistico”, un modello di vita che enfatizza l’uso di olio d’oliva, cereali, frutta e verdura, il consumo moderato di pesce e vino e l’importanza dell’attività fisica e del riposo. L’UNESCO ha riconosciuto il valore di questo modello per la salute e la sostenibilità, concentrandosi sui benefici della sua composizione alimentare e del suo stile di vita. Al contrario, la candidatura della “cucina italiana” è strettamente nazionale e si concentra non tanto sul “cosa si mangia” (la composizione nutrizionale) ma sul “come si mangia” e “come si prepara” in Italia: il contesto sociale, rituale e identitario specifico della penisola, i saperi e i gesti che lo rendono unico.
Ancora più netta è la differenza con l'”Arte del Pizzaiuolo Napoletano”, iscritta nel 2017. Questo è un riconoscimento iper-specifico, focalizzato su un singolo mestiere artigianale e sui saperi professionali a esso collegati. L’Arte del Pizzaiuolo celebra la maestria del pizzaiolo nel girare, allargare e infornare l’impasto, le sue abilità manuali e la sua conoscenza delle temperature e dei tempi, che sono state tramandate per secoli a Napoli. È la tutela di una singola tradizione lavorativa e performativa. La “cucina italiana” candidata, invece, è un concetto macro e domestico/sociale. Non tutela il professionista, ma la pratica quotidiana del cucinare e del condividere, la cultura alimentare nella sua totalità complessa e diffusa, dal piccolo produttore locale alla preparazione casalinga della nonna.

In conclusione, se l’Arte del Pizzaiuolo Napoletano è il riconoscimento di una singola, brillante opera d’arte, e la Dieta Mediterranea è la celebrazione di un salutare stile di vita condiviso, la candidatura della “cucina italiana” aspira a tutelare l’intera pinacoteca e il museo sociale dove questa si è evoluta. L’obiettivo è sancire che il modello culturale del cibo italiano è un elemento vivo, dinamico e fondamentale per l’identità mondiale, meritando di essere tramandato, non solo per il suo sapore, ma per il suo profondo significato umano e sociale.