(italiatv) La vendemmia 2025 mostra un’Italia del vino solida e pragmatica: il sistema, seppur ancora sotto pressione, sembra poter superare la congiuntura internazionale assai penalizzante per l’export nazionale. Le prime raccolte indicano uve sane, qualità buona e quantità in generale nella norma anche se in alcune zone si registrano rese minori. Il meteo è stato variabile ma decisamente gestibile con caldo anticipato, piogge primaverili utili alle scorte idriche, temporali estivi localizzati: possiamo dire che si è trattata di un’annata equilibrata e quindi favorevole. Emerge un segnale più di altri: l’innovazione si fa sempre più protagonista nei punti critici della filiera (ricezione uve, controlli qualità, stime di vigneto), senza alterare la raccolta manuale dove già in uso (e dove è anche imposta dal Disciplinare).
Cosa ci dicono i numeri. Nelle prime aree vendemmiate, c’è stato un anticipo moderato con uve generalmente sane, in particolare dove è stata attuata una difesa fitosanitaria attenta. Le stime congiunte Assoenologi–UIV–ISMEA (10 settembre) indicano 47,4 milioni di ettolitri (+8% sul 2024, in linea con la media di quinquennio). Altre letture restano più caute: Coldiretti aveva ipotizzato 45 milioni a fine luglio e a raccolta avanzata, Legacoop Agroalimentare parla di 44 milioni (29 settembre). una quantità quindi in linea con il 2024 ma non mancano eccezioni abbastanza importanti a riguardo.
Il raffronto con le precedenti vendemmie aiuta a leggere il quadro: secondo l’OIV, l’Italia è tornata ai vertici già nel 2024 con circa 44,1 milioni di ettolitri, sopra il 2023 ma ancora sotto la media quinquennale, complice il meteo non favorevole e le precipitazioni di grandine soprattutto al Nord. Il clima più stabile del 2025 fa sperare in volumi più stabili e uve decisamente sane.
Nella vendemmia molto importante sono l’organizzazione del lavoro e le modalità tecniche. In Italia si fanno sia raccolte meccaniche sia manuali, queste ultime imprescindibili in molte produzioni di alta precisione e persino obbligatorie in alcune denominazioni, per esempio, di metodo classico: in Franciacorta DOCG il disciplinare impone la raccolta a mano in cassette (con deroga solo temporanea nel 2020) e si tratta di una scelta che vuole tutelare la sanità del grappolo e la selezione in vigna.
Inoltre, per limitare i rischi di danni importanti, le aziende hanno rafforzato gli strumenti come reti antigrandine, irrigazione in soccorso dove ammessa e monitoraggio dei fenomeni precisi. Tutto questo non sostituisce il lavoro in campo, ma aiuta a individuare le fasi critiche (raccolta, trasporto, pressatura) e spesso il risultato mostra come la tecnologia interagisca con le pratiche tradizionali per salvaguardare freschezza, acidità e ventaglio aromatico.
Rimane però il nodo del mercato: a fronte di un’annata promettente dal vigneto, la domanda globale continua a dare segnali di debolezza e incertezza dei prezzi: nel 2023 il consumo mondiale è sceso ai minimi dal 1996 e gli operatori italiani segnalano giacenze ancora elevate (circa 39,8 milioni di hl al 31 luglio 2025 secondo le analisi di settore). Il lavoro e in parte il focus del 2026 sarà in buona parte gestire le scorte, targettizzare l’offerta e mantenere alto il livello del mercato dell’export. E’ dura, è diverso rispetto al passato, ma ce la possiamo fare.
In conclusione possiamo registrare la vendemmia 2025 col racconto di un’Italia tecnica e resiliente, sotto pressione ma forte dei suoi fondamentali. In vigna l’anticipo moderato, la qualità diffusa e la quantità nella norma, mostrano che la variabile più problematica sarà quella di attenzionare i volumi per eventualmente una domanda più selettiva e aree geografiche di mercato diversificate, verso le quali molte aziende e consorzi si stanno indirizzando.
(photo credit: Argiano)