(italiatv) Tenuta San Guido, azienda famosa nel mondo per la produzione di vini di eccellenza, va scoperta e compresa per apprezzarne l’essenza. È un autentico microcosmo in grado di vivere autonomamente, un luogo unico capace di raccontare un territorio ampio e variegato di quasi 3000 ettari, dalla costa al castello di Castiglioncello di Bolgheri. Questa peculiarità geografica, l’estensione dal mare a ovest alla collina ad est, si manifesta nella straordinaria diversità di suoli, microclimi e vegetazione.
L’origine di questo ricchissimo patrimonio affonda le radici in scelte lungimiranti e matrimoni decisivi: Mario Incisa della Rocchetta, nacque a Roma nel 1899 da famiglia piemontese, sposò Clarice della Gherardesca nel 1930, acquisendo così una porzione delle terre della famiglia Della Gherardesca. Poco dopo, l’altra importante proprietà bolgherese, Guado al Tasso, passò agli Antinori tramite il matrimonio tra Niccolò Antinori e Carlotta della Gherardesca, sorella di Clarice. Le aziende a oggi più importanti del territorio avevano quindi creato le proprie radici e solo la storia fino ai nostri giorni può spiegarne l’essenza.
Seppur conosciuta universalmente per i suoi vigneti e i vini d’eccellenza, Tenuta San Guido custodisce segreti che solo ad occhi curiosi possono pienamente rivelarsi, in una esperienza immersiva capace di mostrarne il vero significato. Dai circa 1500 ettari di bosco che raggiungono i 400 metri sul livello del mare, passando per le ampie zone dedicate all’agricoltura tradizionale e alle coltivazioni complementari ai vigneti, fino ai grandi oliveti, ogni elemento contribuisce a creare un equilibrio naturale unico, un ecosistema fondato sulla biodiversità e sulla sostenibilità. Importantissimi i pascoli dedicati alle mucche Limousine, che rappresentano un elemento cruciale per il biosistema della zona. A sorpresa, tra la macchia mediterranea e boschi intatti, emerge una particolarità straordinaria: il Rifugio Faunistico Padule di Bolgheri, una zona umida volutamente non bonificata per volere del Marchese Mario e della famiglia, che ospita ben 11 diversi habitat e una ricchissima fauna selvatica, una vera e propria riserva di fondamentale importanza.
Il microcosmo della tenuta si estende per 13 Km dal mare alla collina e lambisce il celebre Viale dei Cipressi, fino a Bolgheri. Il viale, che in buona parte insiste sul terreno di proprietà degli Incisa della Rocchetta, viene curato con attenzione, in collaborazione con le istituzioni locali e con il CNR.
LA STORIA
Mario Incisa della Rocchetta ebbe l’intuizione pionieristica di piantare Cabernet Sauvignon a Bolgheri. Originario da Rocchetta Tanaro in Piemonte, si laureò in agronomia a Pisa e dopo il matrimonio si trasferì all’Olgiata, (Roma) con Clarice per dedicarsi ai cavalli da corsa. Da Roma trasferì la sua scuderia a Bolgheri, la famosa Razza Dormello Olgiata, che con Ribot riusciva a vincere ovunque trofei importantissimi, grazie alla collaborazione con l’allenatore e socio, Federico Tesio. Non amando particolarmente i vini locali e da sempre appassionato di quelli francesi, Mario riconobbe l’affinità tra il terreno di Bolgheri e quello di Graves, vicino Bordeaux, entrambi ricchi di ciottoli e scheletro minerale con presenza significativa di argilla. Nel 1944 impiantò il primo vigneto storico di Cabernet Sauvignon di 1 ettaro (nella zona del Castello di Castiglioncello, a un’altezza di 400 metri circa) ma non con cloni francesi – come si legge ovunque – bensì con alcune marze provenienti dalla vicina Tenuta di Migliarino dei Conti Salviati. Mario era convinto che questi terreni sassosi fossero perfetti per il vitigno bordolese e continuò nel suo esperimento sebbene tutti non capissero come si potesse piantare vigne in mezzo a una “sassicaia”…
Per più di vent’anni il vino prodotto restò un piacere esclusivamente personale e consumato solo in famiglia, fino a quando Luigi Veronelli, impressionato dalla descrizione agronomica in una lettera che Mario Incisa gli inviò negli anni 60, decise di assaggiarlo. Fu così che nel 1968 nacque la prima bottiglia di Sassicaia destinata al mercato.
Non avendo Mario alcuna esperienza commerciale, la distribuzione venne affidata inizialmente ai cugini Antinori, creando un blend delle annate ’67,‘68 e ’69 per presentare nel 1971 l’annata 68. Importante fu l’arrivo, intorno al 1970, dell’enologo Giacomo Tachis già impiegato da Antinori, giovane e brillante, che contribuì notevolmente alla crescita qualitativa di questo vino.
Fondamentale fu anche l’opera del figlio di Mario, Nicolò, che trasformò la Tenuta San Guido da fattoria ad azienda strutturata, assumendo direttamente il compito della distribuzione e valorizzando le sue relazioni internazionali per far conoscere il Sassicaia in tutto il mondo, tanto che ancora oggi, molti distributori derivano da quei contatti personali.
Oggi il cuore pulsante della Tenuta sono le 180 persone che vi lavorano stabilmente tutto l’anno: alcuni rappresentano la quarta generazione di dipendenti, un chiaro segno del forte legame instaurato tra la famiglia proprietaria e i lavoratori, grazie a un dialogo costante e sincero che negli anni ‘50 portò alla nascita del Borgo San Guido, creato appositamente per ospitare i dipendenti, dotato persino di un asilo. Il team enologico è a oggi composto da Carlo Paoli, Matilde Gentili e Alessio Bartolomei. In questo assetto, Priscilla Incisa della Rocchetta, figlia di Nicolò, testimonia il legame indissolubile che c’è tra la famiglia, (la nuova generazione è composta da cinque cugini) e l’azienda.
Tenuta San Guido rappresenta dunque molto più di un vino: è un ecosistema vivente, autosufficiente e sostenibile, dove ogni elemento concorre alla qualità che ritroviamo in ogni bicchiere.
NOTE DI DEGUSTAZIONE
A Tenuta San Guido si producono tre vini: Le Difese, Guidalberto e Sassicaia, dove ciascuna etichetta racconta nella sua specificità.
Le Difese Toscana Igt 2022. E’ un vino che introduce lo stile di Tenuta San Guido, l’ultimo arrivato, la cui prima vendemmia è del 2002, è il benvenuto che l’azienda riserva a chi vuole scoprirla. E’ composto da Cabernet Sauvignon e Sangiovese, quest’ultimo ottenuto dell’entroterra toscano, fa un breve passaggio in barrique e riposa poi qualche mese in bottiglia prima di essere commercializzato. Rosso rubino scarico e luminoso, con qualche sfumatura violacea. Al naso sentori chiari di ciliegia, cassis, rosa e viola, alloro, macchia mediterranea, pepe e sbuffo balsamico. Al sorso bel tannino che però non aggredisce, fresco e slanciato, finale sapido e persistente.
Guidalberto Toscana Igt 2023. Oltre 20 anni di sperimentazione per questo vino che riproduce in sé una genesi affine a quella del Sassicaia. Blend di Cabernet Sauvignon e Merlot, si mostra potente e appagante. Affina 12 mesi circa in barrique, segue un breve riposo in bottiglia. Rosso rubino pieno con qualche luminosa sfumatura violacea. Naso complesso che rimanda a note di ciliegia, prugna, ribes nero e mora, leggero sentore di foglia di pomodoro, poi vaniglia, tabacco e caffè, presenza piacevole di rosmarino, salvia, rimando iodato e balsamico. In bocca entra pieno e avvolgente, di buona struttura, tannino vellutato e setoso, chiude sapido e con una fresca persistenza. Fine e elegante.
Sassicaia Bolgheri Sassicaia Doc 2022. Vino emblematico di Bolgheri, frutto di un’attenta selezione dei terreni dei vigneti e delle uve, così unico da meritare la Doc Bolgheri Sassicaia. L’impronta stilistica del suo ideatore è ancora oggi ispirazione per la sua creazione, in grado di esprimere l’identità di Bolgheri e unendo potenza, freschezza e una grande eleganza. In questa annata il blend è composto da 88% Cabernet Sauvignon e 12% Cabernet Franc. Affina per 24 mesi in barrique di rovere francese e riposa in bottiglia per alcuni mesi. Rosso rubino intenso e luminoso. Bouquet di ciliegia, ribes nero e mora. Tratto balsamico ben definito che si accosta a quello della macchia mediterranea e delle erbe aromatiche. Prosegue poi con rimandi di tabacco, cedro, grafite, ferro, sandalo, cioccolato e cardamomo. Palato avvolgente e pieno, mostra subito una struttura importante, tannino presente ma raffinato che conduce verso una bella tensione grazie alla freschezza e alla sapidità marina. Tornano anche al gusto ricordi di frutta matura e spezie dolci con una sottile chiusura balsamica. Persistente il finale, armonico e elegante nonostante la sua giovane età.
Questo è Tenuta San Guido, un’idea straordinaria nata da un uomo visionario e audace, dove tutto, dal suolo al bosco, dagli animali che ci vivono fino all’uomo, concorre alla creazione di un equilibrio perfetto che si ritrova nell’assaggio dei vini qui prodotti.







