(italiatv) C’è un borgo in zona Radda in Chianti che si chiama Volpaia, che oggi conta 30 abitanti, ma in passato ci vivevano più di 500 persone. Si può dire che dal 1700 la storia della Toscana è passata da queste parti, una storia intensa, di grande lavoro e fatica, di transumanze e di un tempo colmo di umanità.
Carla Barucci, una bella signora la cui vitalità riempie il locale e chi le sta intorno, è colei che gestisce oggi il ristorante “La Bottega di Volpaia”; la storia è lunga e la racconta lei: “Le licenze che ho io contano circa 330 anni di anzianità, perché per 268 anni la famiglia Selvolini, antica famiglia di Volpaia, aveva un punto di ristoro fornendo servizi che andavano dal chiodo per riferrare i cavalli fino a far dormire la gente che passava: tabacchi, un piccolo alimentari, un’osteria e qualche camera, le stalle per il cambio degli animali e il fermo della posta. Licenze antiche che io curo gelosamente: immaginate che veniva venduto anche il chinino perché anticamente, con la transumanza degli animali che arrivavano dalla Maremma, arrivava anche la malaria e i Selvolini si erano adoperati anche per questo, fungendo da piccola farmacia. Ecco il motivo per il quale noi toscani ancora oggi utilizziamo esclamazioni come Maremma Maiala, Maremma Schifa e altre, perché da lì ci arrivava la malaria e quassù era una strage di malati e di morti”.
Il racconto “della Carla” è intenso, tra emozioni e un forte orgoglio per poter portare avanti tanta tradizione e tanta storia della Toscana tutta. Nel 1954 arriva la sua famiglia, Barucci, anno in cui nasce il fratello di Carla. Il padre aveva lavorato per tanti anni come guardiacaccia per una famiglia importante in zona, in seguito per un’azienda. La vita però segna questa famiglia nel 1976, con la morte del figlio maschio, Martino, di appena 22 anni e le cose cambiano repentinamente.
“I miei genitori, del tutto stravolti da questa immensa perdita, dovevano per forza trovare un modo che li facesse andare avanti e l’opportunità arrivò grazie a un commercialista, amico di mio padre da sempre, il quale gli suggerì di rilevare questa botteghina, soprattutto come cura del dolore appena vissuto. Un modo per socializzare, per stare con gli altri, per andare avanti che si presentò improvvisamente, come improvvisamente se ne era andato mio fratello”.
Nel 1990 Carla rileva l’attività e inizia a rispolverare le licenze, per vedere cosa avesse in mano: arriva la macchina del caffè, poi è la volta del cucinino, i piatti di carta, poi i piatti di coccio e soprattutto parte la ristrutturazione di alcuni locali da cui ricavare la sala. Il tutto però possibile grazie all’aiuto della mamma Gina (ancora oggi presente nella sua vita e che Carla nomina spesso con tanto amore e cura) da sempre cuoca per le famiglie importanti della zona, che si mette volentieri in cucina a dare una mano a questo nuovo progetto della figlia Carla. Arriva il primo dipendente, fino ai nove di oggi, un bel salto grazie a tanto lavoro e voglia di fare. Cucina toscana sincera, verdure del suo orto accanto, ravioli e tortelli fatti in casa e l’immancabile bistecca Fiorentina, poi una carta dei vini ben fatta che rispecchia il territorio ma anche con un occhio ad altre regioni.
“Mi rimboccai le maniche perché ero cosciente del potenziale di questo luogo e accesi un mutuo importante della durata di 34 anni, finito di pagare lo scorso anno. Tanta fatica per i permessi, tanti lavori per rendere questo luogo che inizialmente era solo una casa; trasferii i miei genitori per i lavori ma il risultato finalmente arrivò. Non ero pratica di tante cose non avendo potuto studiare (e invece mi sarebbe tanto piaciuto!) a causa della morte di mio fratello, quando tutti dovemmo rimboccarci le maniche. Ho avuto a mangiare da me Elisabeth Tylor, Richard Gere, Rockefeller perché il Chianti Classico già da tempo aveva iniziato a esercitare il suo fascino che dura fino a oggi. Io adesso sono orgogliosa di essere arrivata qui dove sono, solo tramite esperienze di vita vissuta dai quali ho potuto imparare tanto”.
La vita però è stata tanto dura per Carla: dopo aver inaugurato il suo locale, perde il marito improvvisamente e da qui ricomincia un’altra fase della sua vita, intrisa di fatica, sudore e dolore. Ci tiene Carla a parlare delle persone conosciute durante il suo cammino di lavoro e di vita, quelle che reputa davvero amiche, come Sergio Zingarelli di “Rocca delle Macie”, conosciuto a Siena durante l’investitura per entrambi come Cavaliere della Lega del Chianti. Anni e amicizia si intrecciano, un’amicizia che “maltratta” e “strattona” come solo quella vera sa fare. E ci tiene a parlare anche del suo staff, tutti ragazzi giovani che come una chioccia tiene sotto la sua ala protettrice, ai quali lascia anche tanto spazio e responsabilità.
Una persona vera “la Carla”, che nonostante la vita non le abbia fatto sconti ma anzi l’abbia messa a dura prova, rappresenta l’Italia di un tempo, la Toscana di quei periodi duri ma sinceri e questo lei lo porta avanti con i suoi occhi e i suoi racconti.

