Home Attualità ITALIA TV. Generazione touchscreen

ITALIA TV. Generazione touchscreen

0
ITALIA TV. Generazione touchscreen

(italiatv) Ogni mattina la prima cosa che facciamo è controllare il telefono. Ancora prima del caffè, prima di alzarci dal letto. È un gesto talmente automatico che non ci facciamo più caso. Eppure, se ci fermiamo un attimo a riflettere, capiamo quanto lo smartphone sia diventato un’estensione di noi stessi, soprattutto per noi giovani.
Vivo a Roma e come la maggior parte dei miei coetanei tra i 14 e i 36 anni, il cellulare è praticamente la mia vita: organizzo lo studio, chatto con gli amici, ordino da mangiare, leggo le notizie. Ma siamo davvero consapevoli di questo nostro modo di vivere? Per saperne di più dobbiamo partire dai numeri disponibili.

Secondo il report ISTAT “Cittadini e ICT” del 2023, oltre il 91% delle persone tra gli 11 e i 54 anni in Italia si è connessa a Internet negli ultimi tre mesi. Praticamente tutti noi. Lo strumento principale? Ovviamente lo smartphone. Il rapporto Censis sui media pubblicato da poco conferma questa tendenza: l’89,3% degli italiani usa uno smartphone, mentre i social network hanno raggiunto l’85,3% di penetrazione. Ma è tra noi giovani che il fenomeno esplode davvero: Instagram è usato dal 78,1% dei giovani, seguito da Youtube (77,6%) e TikTok (64,2%).
Passare dalle 3 alle 6 ore al giorno sullo smartphone è diventato normale. L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù sottolinea che la maggior parte degli adolescenti trascorre proprio questo tempo sul cellulare, spesso usandolo anche durante le lezioni a scuola. Io stessa, se guardo le statistiche del mio iPhone, scopro con sorpresa (e un po’ di stupore) che supero tranquillamente le 5 ore giornaliere di screen time.

Ma sarebbe riduttivo pensare allo smartphone solo come strumento di svago. I dati ISTAT mostrano che il 61,7% dei ragazzi di 20-24 anni ha competenze digitali almeno di base, una percentuale che cala drasticamente nelle fasce d’età più anziane. Questo significa che noi giovani siamo effettivamente più preparati a navigare nel mondo digitale, anche se non sempre in modo consapevole. Il 49,7% degli italiani che usano Internet fa acquisti online, e tra i 20-24 anni questa percentuale sale al 78,2%. Compriamo abbigliamento, ordiniamo cibo a domicilio, scarichiamo film e serie tv. Il 34,5% utilizza SPID o la Carta d’Identità Elettronica per accedere ai servizi della Pubblica Amministrazione online. Lo smartphone è diventato il nostro portafoglio, la nostra carta d’identità, il nostro ufficio postale.

Ma c’è un prezzo da pagare per questa connessione continua. Una ricerca di Demoskopika pubblicata nel 2024 rivela un dato allarmante: circa 1,1 milioni di giovani under 35 in Italia sono a rischio elevato di dipendenza da social media, pari al 10,1% della popolazione giovanile. Un altro 15% si colloca nella fascia di rischio moderato.
Save the Children evidenzia che il 13,5% dei ragazzi di 11, 13 e 15 anni mostra un uso problematico dei social media, con le ragazze particolarmente vulnerabili. Io stessa mi sono trovata a controllare compulsivamente Instagram o TikTok anche quando non avevo notifiche, solo per “vedere cosa succedeva”. È inquietante rendersi conto di quanto poco controllo abbiamo su questi gesti automatici.

Cosa ci dicono tutti questi dati sulla mia generazione? Emerge il profilo di giovani italiani estremamente competenti dal punto di vista digitale, multitasking, sempre connessi, capaci di accedere a informazioni e servizi in tempo reale. Siamo la prima generazione davvero nativa digitale, quella che non ha mai conosciuto un mondo senza Internet.
Ma questa iperconnessione ha anche creato fragilità inedite. L’isolamento sociale, il cyberbullismo, l’ansia da prestazione alimentata dai social, la difficoltà di concentrazione, la FOMO (Fear Of Missing Out, la paura di perdersi qualcosa). Siamo costantemente stimolati, bombardati da notifiche, sempre raggiungibili. Il confine tra vita online e offline si è dissolto.
La nostra autostima è spesso legata ai like e ai commenti che riceviamo. Costruiamo versioni curate e filtrate di noi stessi da mostrare online. E intanto, secondo i dati, rischiamo di perdere competenze relazionali “analogiche” fondamentali.
Il divario generazionale è evidente: mentre oltre il 90% di noi giovani è online quotidianamente, solo il 24,7% degli over 75 usa Internet. Non è solo una questione tecnologica, ma di approccio alla realtà stessa.

La domanda che mi pongo, e che dovremmo porci tutti, è: dove ci porterà questa dipendenza? Riusciremo a trovare un equilibrio? O continueremo a cedere sempre più spazio della nostra vita, della nostra attenzione, della nostra intimità a questi schermi? Non ho una risposta definitiva. So solo che ogni tanto provo a lasciare il telefono in un’altra stanza per qualche ora, a silenziare le notifiche, a vivere il momento presente senza documentarlo. Piccoli gesti di resistenza contro un’abitudine che rischia di diventare una gabbia. Perché sì, lo smartphone è uno strumento incredibile. Ma forse dovremmo ricordarci più spesso che siamo noi a doverlo usare, non il contrario.