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ITALIA TV. Serafica e l’anima del vino del vulcano

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ITALIA TV. Serafica e l’anima del vino del vulcano

(italiatv) Nel 1950, mentre tanti siciliani facevano le valigie per cercare fortuna in America, Andrea Serafica faceva il viaggio al contrario. Dopo aver lavorato nelle concerie del Massachusetts tornò a Nicolosi, sul versante sud dell’Etna, piantò le prime vigne e fondò la sezione locale dei Coltivatori diretti. Settantacinque anni dopo il suo cognome è ancora lì, sulle bottiglie di vino e sulle lattine d’olio prodotte dai pronipoti.
L’azienda si trova in contrada Mompilieri, il borgo sepolto dalla colata del 1669 partita dai Monti Rossi, dove col tempo sulla lava è tornata la campagna. Qui la famiglia è rimasta anche quando, dagli anni Settanta, il boom economico spingeva quasi tutti lontano dall’agricoltura e il vino etneo cominciava a raccontarsi soprattutto attraverso il versante nord.
Dopo Andrea arrivarono il figlio Nino e la moglie Rita, il primo palmento meccanizzato, il vino sfuso che partiva verso il porto di Riposto e, nel 1976, il frantoio. Dal 2000 il nipote Andrea ha ripiantato vigne e ulivi, fino alla prima vendemmia in cantina nel 2016. Due anni dopo la generazione più giovane ha deciso di trasformare la vendita di vino sfuso e materia prima in un marchio, mettendo sulle bottiglie il cognome del bisnonno.
Oggi l’azienda la mandano avanti Maria Ausilia Borzi, il fratello Giuseppe, il cugino Nino e lo zio Andrea. Maria Ausilia è psicologa, specializzata in eco psicologia, e ha portato il suo lavoro tra vigne e ulivi con laboratori per bambini e studenti, così nei campi dove il bisnonno piantava le viti oggi arrivano scolaresche a vedere come un’oliva diventa olio.
Le vigne salgono fin quasi a mille metri. A Monte Arso c’è quella che la famiglia chiama la vigna del nonno, con alberelli di circa settant’anni, soprattutto Carricante insieme a vecchie varietà come Minnella, Corinto, Coda di volpe, Bianchetta e Visparola, su un pendio senza terrazzamenti affacciato sul golfo di Catania. Da qui e dalle altre contrade nascono le linee Versante Sud, Le Grotte e Mirantur, seguite dal 2021 dall’enologo Nicola Colombo.
Poi c’è l’olio, da quaranta ettari di uliveti quasi tutti di Nocellara etnea, e c’è la segale Irmana, unica varietà siciliana di questo cereale, portata sull’Etna dai monaci benedettini e abbandonata negli anni Cinquanta. A salvarla fu un vecchio contadino che ne aveva conservato per anni mezzo chilo di semi, e da quei semi i Serafica, con l’Università di Catania, il Parco dell’Etna e il Comune, l’hanno riportata nei campi fino a farla diventare l’unica De.C.O. di Nicolosi.
Chi oggi apre una di quelle bottiglie trova sull’etichetta il cognome di un uomo che settantacinque anni fa tornò dall’America per piantare vigne sotto il vulcano, e che i suoi pronipoti continuano a portare avanti.

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