(italiatv) L’oro ambrato è impantanato: la Scozia è in pieno incubo giacenze, tra tagli e magazzini fantasma. Nelle Highlands e attorno a Glasgow, la Scozia affronta la crisi più grave del suo settore-simbolo dai tempi degli anni Ottanta. L’oro liquido della nazione è troppo: un
oceano di distillato in maturazione che giace nelle botti in attesa di un mercato che ha frenato bruscamente.
Per comprendere il blocco del Whisky Loch, bisogna guardare ai bilanci dei colossi. I fornitori come Diageo hanno dovuto attuare pesanti tagli: le azioni, in calo dal 2021, hanno perso il 66% del loro valore. Negli ultimi anni la quantità di distillato rimasta a maturare nelle botti scozzesi è passata da 400 milioni a ben 1,4 miliardi di litri, l’equivalente di circa 12 miliardi di bottiglie. Il paradosso della sovrabbondanza è ben visibile.
Abbagliate dai boom pandemici, molte aziende hanno prodotto whisky oltre misura. Glenmorangie, convinta che la crescita non si sarebbe mai fermata, ha acquistato numerosi ettari per costruire 20 nuovi magazzini, dovendosi fermare bruscamente. L’impatto sociale è devastante: le medie aziende hanno dimezzato i dipendenti, tagliando soprattutto la rete vendite anziché la produzione.
A Glasgow, i silos del grano subiscono il contraccolpo della filiera in apnea. Le flebili speranze per il futuro sono costrette ad aggrapparsi ai dazi ribassati in India e negli Stati Uniti, sebbene tra i grandi importatori manchi drammaticamente la Russia.
Tra cantieri interrotti e posti di lavoro cancellati, la Scozia del malto paga il conto di un’euforia svanita nel nulla.
