(italiatv) Potrà sembrare azzardato ma dopo 33 processi che sono stati attivati in vita, ancora oggi, dopo cinquant’anni dalla morte si riaprono i contenziosi giudiziari. Parliamo della Torre di Chia che Pier Paolo Pasolini ha acquistato nel 1970 e dove avrebbe voluto vivere e scrivere (tra l’altro lì ha fatto Lettere Luterane e dato inizio alla sua magna opera Petrolio).
Nel 2020 la cugina, unica erede, vuole venderla e interpella per circa un anno il Ministero e Comune di Soriano nel Cimino che non sono interessati, rinunciando alla prelazione, e quindi il 25.2.2021 la vende con atto notarile all’attore Gabriele Gallinari. A sue spese la restaura e attivando una convenzione con il Comune di Soriano nel Cimino, la apre al pubblico.
A luglio 2022 un ente privato che gestisce le terre collettive della frazione di Chia, denominato Università Agraria di Chia, interpella il “Commissario per gli Usi Civici di Lazio, Umbria e Toscana” affermando che la Torre è stata eretta su 20 ettari di demanio collettivo da 200 anni e quindi la vendita non poteva essere effettuata.
Il Commissario per la liquidazione degli usi civici il 7 aprile 2025 dichiara che terreni e fabbricati sono proprietà collettiva dei “naturali di Chia”, annulla il contratto del 2021 e ordina alla Regione Lazio di riprendere il bene. Nonostante il Tecnico nominato in causa avesse dichiarato che non c’era alcun vincolo di uso civico.
Gallinari presenta ricorso alla Corte d’Appello di Roma che a maggio 2026, ritenendo il ricorso “non manifestamente fondato” respinge la sospensiva, rinviando il merito al 4 luglio 2028.
Il 16.6.2026 la Regione Lazio delibera, con estrema velocità, la reintegra demaniale attivando l’esproprio e, al momento, senza indicare alcun indennizzo.
Con delibera del 7 settembre 2026 (G12059) rifacendosi alla motivazione del Commissario agli usi civici, reintegra al patrimonio civico la Torre di Chia.
Sulla base di tali ricorsi quindi dobbiamo ritenere che anche Pasolini ha vissuto da abusivo e che tutta la catena di passaggi di proprietà, da quando era un rudere e apparteneva alla famiglia Borghese, è giuridicamente inefficace.
Pier Paolo Pasolini si è innamorato di questa rovina medievale nel 1964 quando vi ha girato alcune scene del “Vangelo secondo Matteo”. Dopo l’acquisto ha dato avvio ad una importante opera di ristrutturazione, con la collaborazione di Dante Ferretti.
Negli anni settanta ha condotto una battaglia personale per salvare il viterbese dalla speculazione edilizia e nel 1974 ha bandito un concorso “Casa di Chia nel verde” rivolto a privati che volevano alleviare l’impatto visivo delle loro case con piante. Gli usi civici sono stati aboliti in tutta Europa ma da 30 anni in Italia continua ad esistere questo retaggio medievale.
Quello che sorprende è che per sessant’anni l’ente Università e il Commissario non hanno agito in alcun modo e oggi pretendono facendosi grandi con il soldi spesi dal privato. E’ veramente scandaloso che almeno non si aspetti la motivazione della Corte di Appello.
Quindi la Regione Lazio si attiva per una causa non ancora passata in giudicato, considerando che comunque mancherebbe il terzo grado di giudizio prima di poter intraprendere ogni iniziativa.
Restiamo in attesa dei prossimi passi, volendo credere che la giustizia sia valida per tutti.