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ITALIA TV. Vino, la parola-chiave è “reframing”

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ITALIA TV. Vino, la parola-chiave è “reframing”

(italiatv) La questione delle giacenze, con la vendemmia alle porte, torna ad imporsi prepotentemente; la parola-chiave potrebbe essere “reframing”. Come sappiamo, nella “cantina Italia” c’è più vino di quello che se ne sta per fare con la nuova raccolta; reframing significa smettere di interpretare un fenomeno attraverso la lente dell’emergenza congiunturale per ricollocarlo in una prospettiva strategica, ridefinendo l’oggetto stesso del problema: non più come smaltire un surplus logistico, ma come riprogettare il valore della filiera. Un approccio che se vogliamo ha lo stesso atteggiamento “positivo” del Kintsugi: focalizzarsi sulla soluzione e trarre vantaggio e valore da quello che era un problema (o un oggetto rotto come nel caso del Kintsugi).

Cosa fa il vino italiano? L’attuale approccio, esemplificato dallo stanziamento di 1,7 milioni di euro da parte della Regione Piemonte per destinare 40.000 ettolitri di invenduto alla produzione di aceto o vermouth, rimane ancorato al vecchio paradigma: una misura “reattiva “difensiva”, passiva strategicamente, che libera temporaneamente le cantine ma lascia intatte le cause sistemiche della sovrapproduzione.

Questo approccio non incontra il favore di tutti, anzi… Come rilevato dai vertici dei Consorzi della Barbera d’Asti e dell’Asti Docg, Filippo Mobrici e Giacomo Pondini, il declassamento di vini protetti a prodotti generici da trasformazione industriale distrugge il capitale reputazionale e il valore economico edificati in decenni di posizionamento sul mercato. Considerare il vino invenduto solo come un ingombro da eliminare, anziché come il sintomo di un disallineamento strutturale, rappresenta una soluzione fallimentare sotto il profilo contabile e d’immagine.

Il reframing esige un salto di qualità: la domanda centrale deve evolvere da “come ricollocare il vino in eccesso” a “come governare l’offerta in funzione delle nuove dinamiche globali dei consumi”. A fronte di una contrazione dell’8,2% dell’export nazionale, la ristrutturazione deve passare attraverso la riduzione programmata delle rese, espianti mirati nelle aree marginali e la diversificazione verso formati e categorie a minore gradazione alcolica. In quest’ottica, l’annunciato Osservatorio vitivinicolo piemontese potrà assolvere alla sua funzione solo se agirà come motore di questo cambio di paradigma, trasformandosi da mero registro statistico delle giacenze a strumento di governance predittiva per un nuovo equilibrio di mercato.

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