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ITALIA TV. PODCAST. Il paradosso della carne di cavallo. Il tema in Parlamento

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ITALIA TV. PODCAST. Il paradosso della carne di cavallo. Il tema in Parlamento

Mangiamo 37.000 cavalli ogni anno. Ma se s’approva la Legge diventano come cani e gatti.

Un’immagine: un cavallo, simbolo di forza e libertà, che per decreto legislativo viene idealmente “invitato” a scendere dai campi per accomodarsi sul divano di casa, accanto a cani e gatti. Le proposte di legge in discussione puntano proprio a questo: un colpo di penna per trasformare gli equidi in “animali d’affezione”, classificandoli come Non DPA (non destinati alla produzione alimentare).

Tuttavia, dietro questa svolta etica si nasconde un paradosso strutturale che rischia di generare un “effetto boomerang” dalle conseguenze globali devastanti.

La Cultura non si Cancella per Decreto.

In Italia, il consumo di carne equina non è un vezzo moderno, ma una stratificazione culturale profonda. Parliamo di una filiera che oggi muove circa 37.000 capi all’anno, con picchi in Puglia, Lombardia e Veneto. Non è solo una questione di tabelle nutrizionali — sebbene il ferro e le proteine della carne equina siano pilastri per sportivi e persone anemiche — ma di identità territoriale.

Prendiamo la Puglia, l’epicentro di questo scontro. Qui, il cavallo è stato per secoli il “trattore” della famiglia rurale; una risorsa vitale che, a fine carriera, diventava nutrimento in un’ottica di “zero sprechi” tipica delle economie di sussistenza. Luoghi come Santeramo in Colle hanno trasformato questa necessità in un’eccellenza gastronomica riconosciuta, passando dalle braci arrostite nei retrobottega a piatti iconici come le braciole baresi o i pezzetti salentini.

Il Paradosso Economico e l’Ipocrisia del Benessere.

Qui emerge l’aspetto più critico. Vietare la macellazione sul suolo nazionale non significa cancellare la domanda. Il risultato più probabile? Un aumento drastico delle importazioni dall’estero.

Si profilerebbe uno scenario grottesco: per tutelare l’animale “di casa nostra”, distruggeremmo una filiera nazionale controllata e tracciata per favorire l’arrivo di carne da paesi con standard di benessere animale decisamente inferiori e meno monitorati. In sintesi, la legge finirebbe per alimentare mercati opachi e, nel peggiore dei casi, circuiti di macellazione clandestina, lasciando sul lastrico allevatori di razze gloriose come il Murgese o l’Asino di Martina Franca.

Un Dilemma Etico senza Confini.

È innegabile che la sensibilità moderna stia cambiando. Il riconoscimento dei Lipizzani della linea Conversano come Patrimonio UNESCO sottolinea come il rapporto uomo-cavallo sia evoluto verso una dimensione puramente affettiva e celebrativa. La proposta di legge prevede infatti un fondo di 18 milioni di euro per riconvertire gli allevamenti in santuari o centri di ippoterapia.

Ma l’etica, se non è supportata da una logica coerente, rischia di diventare arbitraria. Se un animale con una storia produttiva millenaria può essere trasformato in “pet” per legge, dove ci fermeremo? Il confine tra ciò che è “amico” e ciò che è “cibo” sta diventando sempre più labile e soggettivo.

Se il criterio è la vicinanza storica all’uomo o l’intelligenza dell’animale, la domanda sorge spontanea e provocatoria: E allora perché il maialino no?

www.italiatv.it

https://www.cavallomagazine.it/cronaca/proposta-di-legge-contro-la-macellazione-degli-equidi-il-testo-completo