(italiatv) Nelle sale di Palazzo Bonaparte il sole del Giappone di epoca Edo. La mostra dedicata a Katsushika Hokusai non è una semplice antologica: è una cattedrale di carta e inchiostro che celebra il più grande visionario dell’Oriente. Attraverso oltre 200 opere, tra cui rari esemplari provenienti dal Museo di Cracovia, il visitatore è invitato a percorrere un itinerario che va dal dettaglio microscopico di un insetto all’immensità cosmica di una tempesta.
La prima sezione della mostra ci proietta nella frenetica vita di Edo (l’odierna Tokyo). Qui, il giovane Hokusai muove i primi passi nell’alveo dell’Ukiyo-e, immagini del Mondo Fluttuante. Le opere esposte mostrano un artista ancora legato ai canoni del tempo: ritratti di attori Kabuki colti in espressioni drammatiche e bellissime cortigiane dalle vesti sontuose. Tuttavia, già in queste prime stampe si nota una “inquietudine” della linea. Hokusai non si accontenta della grazia fine a se stessa ma cerca il movimento. I volti iniziano a farsi più espressivi, quasi caricaturali, anticipando quella curiosità per l’umano che esploderà nei decenni successivi. E restituisce allo spettatore le linee e la qualità originaria dello spazio e del tempo.
Una delle parti più interessanti della mostra analizza l’influenza occidentale. Hokusai fu un avido studioso delle tecniche europee, in particolare della prospettiva lineare che i mercanti olandesi portavano clandestinamente nel Giappone isolazionista. In questa sezione, il visitatore può osservare come l’artista inizi a bucare la bidimensionalità tipica della stampa giapponese. Ed è qui che compare il Blu di Prussia, l’uso di un pigmento sintetico che rivoluzionò la sua tavolozza. Questo blu profondo, più stabile e vibrante dei colori vegetali, permise a Hokusai di dipingere cieli e acque con una profondità che ancora oggi lascia sbalorditi per la sua modernità.
Ne è protagonista assoluta ed attesa la Grande Onda presso Kanagawa, motivo ormai sdoganato anche dalla moda, esposta con particolare cura illuminotecnica che ne esalta i dettagli, dai quali esplode il contrasto tra la forza distruttrice dell’acqua e la placida fermezza eterna del vulcano sullo sfondo, a metà del percorso espositivo. Il cuore pulsante dell’esposizione è dedicato alla serie che ha cambiato la storia dell’arte mondiale.
Il Monte Fuji, vulcano sacro e simbolo di immortalità, viene ritratto da ogni angolazione, in ogni stagione e condizione climatica, e il Fuji Rosso, una stampa di rara potenza dove la montagna sembra infuocata dai raggi del mattino.
Il percorso mette in luce come il Fuji non sia per Hokusai un semplice paesaggio ma un testimone perenne delle fatiche umane: sotto la sua ombra, i contadini faticano, i pescatori lottano e i viaggiatori si riposano.
Proseguendo nelle sale, ci si imbatte nei celebri Hokusai Manga. Non sono esattamente dei fumetti nel senso moderno, ma piuttosto degli schizzi sparsi, gli ante litteram della successiva tradizione nipponica. Questa è forse la parte più intima della mostra. Centinaia di figure minuscole popolano le pagine: corpi in torsione, smorfie, animali, piante, macchine belliche e demoni. La mostra ci offre un catalogo inedito di un uomo che voleva mappare l’intero universo visibile. La precisione anatomica, unita a un senso dell’umorismo tipicamente giapponese, rivela un Hokusai osservatore acuto e instancabile, capace di trovare la bellezza anche nel grottesco.
Nelle sezioni successive, l’itinerario artistico si sposta verso soggetti naturali più specifici. Le splendide serie delle Cascate dei Ponti celebri mostrano un Hokusai che gioca con l’astrazione. L’acqua delle cascate non è fluida, ma sembra composta da dita di ghiaccio o colonne solide; i ponti diventano archi geometrici che sfidano la gravità. E che riecheggeranno in quelle linee di un secolo dopo dell’art Decò europea.
La sezione dedicata ai fiori e agli uccelli rivela invece una delicatezza poetica estrema. Ogni petalo, ogni piuma è resa con una minuzia che sembra anticipare le tavole botaniche scientifiche, ma mantenendo sempre una impalpabile vitalità. Hokusai, ormai ultra-ottantenne, firma le sue opere come “ il Vecchio pazzo per il disegno”.
In queste sale finali troviamo i dipinti su rotolo (kakemono), opere uniche realizzate a pennello e non tramite stampa. Qui la linea si fa libera, quasi eterea. I draghi che emergono dalle nuvole e le figure mitologiche non sono più solo rappresentazioni, ma preghiere. Hokusai sentiva che più invecchiava, più si avvicinava alla comprensione del segreto della vita.
La mostra si chiude con questo senso di trascendenza, ossia l’artista non è più un uomo che ritrae la realtà, ma una parte della realtà stessa. Hokusai, l’eroe silenzioso da cui l’Europa di Van Gogh e Monet agitarono il Giapponismo, rubando con gli occhi da queste stampe, e rapiti dalle linee affascinanti dell’essenzialità zen, per rendere poi l’esperienza impressionistica personale ed unica, rispetto ad altre coeve. L’allestimento che usa luci intelligenti e soffuse, necessarie per proteggere la carta di riso, che assieme alle musiche di Sakamoto, Hisaishi ed i suoni tipici delle note a corda nipponiche, sospendono l’atmosfera, rallentano il tempo per il raccoglimento, aiutando il visitatore ad entrare in sintonia con il silenzio del Giappone feudale.
Presso le sale di Palazzo Bonaparte, Piazza Venezia fino al 29 giugno



