(italiatv) Promossa dalla Fondazione Roma e curata da Cecilia Bishoff, si è aperta il 6 marzo scorso a Roma la mostra “Da Vienna a Roma: le meraviglie degli Asburgo” dal Kunsthistorisches Museum, che porta in Italia uno straordinario corredo di opere provenienti da una della
istituzioni museali più prestigiose d’Europa. È un’interessante indagine attraverso una cinquantina di capolavori, su come la dinastia degli
Asburgo abbia utilizzato l’arte, il mecenatismo, ed il collezionismo come manifesto e propaganda, per costruire la propria identità imperiale sovranazionale.
Il museo da cui provengono le opere fu fondato da Francesco Giuseppe verso la fine dell’Ottocento e concepito come scrigno in cui custodire ma anche esibirsi tesori accumulati dal casato austriaco per oltre cinque secoli. Arte quindi, concepita non come semplice decoro o elemento arredativo, ma come manifesto di potere politico, a ribadire lo spessore e la centralità degli Asburgo nell’ambito del panorama europeo.
Un itinerario magnifico suddiviso in sezioni di provenienza: la pittura fiamminga, nella gestualità di Van Dyck, le morbidezze femminili di Rubens ed i paesaggi e allegorie di Brughel, le eccellenze olandesi, tedesche e spagnole come quella di Velasquez, nei blu argentei dell’emaciata Infanta Margarita o quelle italiane di Tiziano, Tintoretto, Veronese, Arcimboldo, Cagnacci e Orazio Gentileschi (padre di Artemisia) precursori questi ultimi, di quell’impulso che si svela in tutta la sua potenza visiva, in una stanza dedicata alla Luce più famosa dell’arte pittorica: “L’incoronazione di spine” di Caravaggio, che ci lascia senza fiato, a cui nulla si può aggiungere.
La collezione si completa con “ La Camera della Meraviglie” una curiosa raccolta di oggetti di sopraffine manifattura: coppe di Nautilus in madreperla e conchiglie di pietra dura o alabastro; mele di marmo in decomposizione di stupefacente realismo e statuine allegoriche
di raffinatissima fattura.
È un’esperienza emotiva e sensoriale la mostra degli Asburgo, per comprendere e riscoprire la storia di un’epoca, di un’Europa dei grandi fasti, pur tra conflitti e contraddizioni, che inseguiva un unico linguaggio di bellezza.
A Palazzo Cipolla, Via del Corso 320 – Roma, fino al 5 luglio 2026.

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