(italiatv) Il fenomeno degli jōhatsu (in giapponese “evaporati”) descrive una complessa realtà sociologica in cui migliaia di cittadini del Sol Levante decidono ogni anno di scomparire volontariamente, recidendo in modo definitivo ogni legame con la propria vita precedente senza lasciare tracce. Radicata in dinamiche culturali legate all’importanza dell’onore e al forte rifiuto del disonore sociale (spesso scaturito da fallimenti economici, divorzi, debiti o pressioni professionali intollerabili) questa “evaporazione” è paradossalmente agevolata dallo stesso assetto normativo giapponese. In Giappone, infatti, le leggi a tutela della privacy sono estremamente rigide: le forze dell’ordine non avviano indagini per maggiorenni scomparsi, a meno che non sussista il sospetto di un crimine o di un grave pericolo di vita. Inoltre, il sistema amministrativo impedisce a chiunque, familiari inclusi, di rintracciare i movimenti finanziari o l’eventuale nuovo domicilio della persona. Esiste perfino un mercato di aziende specializzate, le cosiddette yonige-ya (“compagnie per traslochi notturni”), che assistono gli jōhatsu dal punto di vista logistico.
Sarebbe possibile in Italia? Dal punto di vista strettamente giuridico, l’allontanamento volontario di un cittadino maggiorenne e capace di intendere e di volere non costituisce reato. Si tratta di una legittima espressione della libertà personale sancita dalla Costituzione, a condizione che la fuga non comporti la violazione degli obblighi di assistenza familiare (come nel caso di abbandono di figli minori o di un coniuge non autosufficiente). La Legge 203/2012 in materia di persone scomparse prevede inoltre che, qualora le forze dell’ordine riescano a rintracciare lo scomparso e questi dichiari esplicitamente di non voler riprendere i contatti con i familiari, la Polizia è tenuta al rigoroso rispetto della sua privacy: ai parenti denuncianti verrà semplicemente comunicato che la persona è in vita e sta bene, ma la sua posizione verrà mantenuta segreta.
Tuttavia, dal punto di vista pratico e burocratico, “evaporare” in Italia per ricostruirsi una nuova vita legale è quasi impossibile. L’Italia dispone infatti di un’infrastruttura amministrativa e fiscale capillarmente interconnessa: Codice Fiscale, Anagrafe Nazionale, INPS, tessera sanitaria, sistemi bancari e identità digitale (SPID) tracciano la vita civile di chiunque. A differenza del Giappone, in Italia affittare un appartamento, firmare un regolare contratto di lavoro o aprire un conto corrente bancario nel totale anonimato è inattuabile senza macchiarsi di reati penali (quali l’uso di documenti falsi o la sostituzione di persona). Di conseguenza, chi decide di scomparire sul territorio italiano e non si trasferisce all’estero, non riesce a strutturare un “nuovo inizio” istituzionalizzato, ma è quasi sempre destinato a scivolare nell’economia sommersa e nell’ombra, vivendo una condizione di profonda marginalità sociale o appoggiandosi a reti di illegalità.
