(italiatv) “L’Italia del vino, come d’altro canto anche gli altri principali paesi produttori, paga un calo strutturale della domanda a livello globale, acuito da fattori congiunturali legati al potere d’acquisto e alle tensioni geopolitiche”. Le dichiarazioni di Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione italiana vini, tracciano un quadro lucido e severo per l’intero comparto vitivinicolo nazionale. La rotta da seguire, secondo Frescobaldi, richiede necessariamente di affrontare l’attuale crisi attraverso una sistemica riorganizzazione del settore, un passaggio considerato ormai ineludibile per poter continuare a tutelare l’immenso valore socioeconomico che la filiera esprime.
I dati del primo semestre 2026 certificano un calo dell’export del 6,2% in valore (a 3,6 miliardi di euro) e del 4% in volume. La crisi investe nove dei primi dieci mercati, con crolli pesanti negli Stati Uniti (-14,1%), in Germania (-6,8%) e nel Regno Unito (-6,6%), rendendo finora vano il taglio ai listini applicato dai produttori per arginare la frenata.
In un semestre dominato dal segno meno, spiccano pochissime eccezioni: la Russia cresce a sorpresa del 15,7%, affiancata dalle ottime performance della Cina (+19,8%) e dell’intero blocco Mercosur (+18,4%). A livello di tipologie, si salvano soltanto gli spumanti (+0,4%), mentre proseguono le marcate difficoltà per il comparto dei vini fermi imbottigliati (-8,9%).