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ITALIA TV. Bagnadore Riserva d’autore: la verticale Barone Pizzini

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ITALIA TV. Bagnadore Riserva d’autore: la verticale Barone Pizzini

(italiatv) Una verticale è sempre una macchina del tempo, ma quando le annate in batteria portano la firma di Barone Pizzini diventa un racconto, sorso dopo sorso, di una scommessa vinta. Guidati da Silvano Brescianini abbiamo attraversato la storia del Bagnadore, la Riserva di punta della cantina che per prima ha creduto nel Franciacorta biologico.

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Un viaggio nelle venticinque vendemmie. Degustare più annate in sequenza di Bagnadore, con accanto l’uomo che ne ha firmato ogni vendemmia, significa capire l’evoluzione di un territorio e di un’idea perché ogni millesimo è una fotografia del clima di quell’anno, ma anche di un interessante percorso aziendale italiano. La famiglia Pizzini mette radici a Timoline già nei primi decenni dell’Ottocento e quando nel 1967 nasce la Doc Franciacorta, la cantina fa parte del ristretto gruppo di aziende fondatrici della denominazione. È però nel 1997 che la sua storia prende la direzione che oggi la rende unica: la scelta del biologico quando il biologico, da quelle parti, non lo faceva nessuno.

Quando il biologico era una provocazione. Tutto comincia da una domanda che a metà anni Novanta suonava quasi insolente e è proprio Brescianini a porla all’agronomo Pierluigi Donna: per fare il vino più buono possibile, è davvero obbligatorio usare un pesticida chimico?
“La risposta fu netta e senza indugi: no” e da quel no inizia tutto. Sono anni in cui sistemici e diserbanti vengono utilizzati senza troppi scrupoli, la parola sostenibilità non appartiene al linguaggio comune e chi coltiva diversamente viene osservato con sospetto: “Eravamo guardati con diffidenza perché nessuno pensava che si potesse fare uva sana e di qualità senza sistemici e diserbanti”. Nel 1998 arrivano le prime vigne in biologico, nel 2001 la certificazione dell’intera superficie aziendale, nel 2004 il debutto sul mercato del primo Franciacorta bio.
La svolta vera, racconta Brescianini, è del 2012, quando l’International Wine Challenge di Londra incorona il Franciacorta Rosé 2008 miglior vino biologico al mondo: “Un riscontro inatteso, ma così importante che ci permise di chiudere l’equazione: il vino bio poteva raggiungere vette qualitative assolute”. La cantina costruita nel 2007 secondo i criteri della bio-edilizia racconta la stessa idea con l’architettura: pensata come un albero, la chioma a vista d’uomo e le radici che scendono fino a dodici metri sottoterra, dove le bottiglie riposano da un minimo di due anni fino a 120 mesi.

Silvano Brescianini, l’uomo della svolta. A condurre la verticale e prima ancora l’intera avventura, è un uomo che la Franciacorta ce l’ha nel sangue prima ancora di farne un lavoro. Classe 1967, nato a Erbusco, Brescianini ha respirato vino fin da bambino perché nella sua famiglia si vinificava da generazioni, ben prima che la Franciacorta diventasse un nome noto nel mondo. Dopo una lunga esperienza nella ristorazione è entrato in Barone Pizzini come socio, fino ad assumerne la guida come amministratore delegato e dal dicembre 2018 presiede anche il Consorzio Franciacorta e dopo quasi un decennio da vicepresidente è stato poi riconfermato alla guida dell’ente. Nel frattempo il progetto si è allargato oltre il lago d’Iseo, con Pievalta nei Castelli di Jesi e Poderi di Ghiaccioforte in Maremma, tre territori tenuti insieme dalla stessa idea di agricoltura. Dalla stessa voglia di fare è nata la riscoperta dell’autoctono Erbamat, vitigno “tutt’altro che docile” documentato fin dal 1564 e salvato dall’estinzione, debuttato nel 2021 nell’Animante, primo Franciacorta in assoluto a includerlo nell’assemblaggio: “Rappresenta un pezzo della nostra identità” spiega Brescianini “ma solo tra un decennio potremo analizzare tutto con assoluta cognizione di causa perché questi sono i tempi dell’agricoltura”.

Bagnadore, la Riserva senza compromessi. Nel Bagnadore tutta questa filosofia trova la sua espressione più compiuta e è per questo che una sua verticale può raccontare tutta la Franciacorta. Nasce da un unico vigneto, il Roccolo, piante di oltre vent’anni accanto a un bosco che mitiga il clima e che garantisce escursione termica e custodisce la biodiversità. I vitigni utilizzati sono Chardonnay al 60% e Pinot Nero al 40, vendemmiati e vinificati separatamente, otto mesi in barrique e otto in acciaio prima dell’assemblaggio, poi oltre 70 mesi di affinamento in bottiglia e nessun dosaggio.
Una Riserva che esce solo nelle migliori annate per circa 13-15mila bottiglie e che porta il soprannome di due fratelli, Pierjacomo e Piermatteo Ghitti, detti i “Bagnadore” dal torrente che scorre accanto alla dimora quattrocentesca di famiglia a Marone, sul lago d’Iseo. Accanto alla Riserva classica esiste poi una versione Rosé ancora più rara, riservata esclusivamente ai millesimi di eccezionale qualità: è accaduto con la 2011, vendemmia considerata irripetibile in Franciacorta, e accadrà di nuovo con la 2020, già annunciata dall’azienda. “Il Bagnadore non è solo un Franciacorta” dice Brescianini “ma è il simbolo di una tradizione familiare che guarda al futuro, con rispetto e passione”. L’annata 2016, ultima in commercio, ha convinto le guide più autorevoli.

Un ritorno alle origini che guarda avanti. Se la verticale ha raccontato il passato, il futuro di Barone Pizzini è già scritto nelle prossime mosse: la storica sede di Timoline torna nella disponibilità dell’azienda e verrà attrezzata come cantina di stoccaggio per le lunghe maturazioni. “Sarà un ritorno alle origini che ci farà respirare l’aria degli esordi” conclude Brescianini “ma con la consapevolezza di un’esperienza trentennale, per cercare di fare vini sempre più da terra viva ricca di biodiversità, per un consumatore che ricerca e sa apprezzare l’identità di un territorio che rispetta la natura”. Venticinque vendemmie dopo quella prima vigna in biologico, la strada è la stessa: è cambiato solo il numero di chi la percorre.

La Verticale

Barone Pizzini Bagnadore Riserva Pas Dosè 2008 – Chardonnay 50% Pinot Nero 50%.
6 mesi in barrique e sei mesi in vasche inox. Affinamento sui lieviti 60/70 mesi.
Brillante dorato con perlage numeroso e ancora piuttosto persistente. Al naso complesso con sentori di fiori gialli, frutta gialla esotica matura, leggero agrume, erbe aromatiche, spezie e tanta pasticceria. Al sorso pungente e poi si allarga per un finale lungo, sapido e di grande struttura. Fine e elegante.

Barone Pizzini Bagnadore Riserva Pas Dosè 2012 – Chardonnay 60% Pinot Nero 40%
6 mesi in barrique e sei mesi in vasche inox. Affinamento sui lieviti 60 mesi.
Brillante paglierino dorato, perlage numeroso e decisamente persistente. Sentori complessi e piacevoli di crosta di pane, piccola pasticceria, ginestra, mango, salvia, gesso e chiude con una nota fumeé. In bocca veramente un assaggio magistrale, bollicina pungente, tostatura che torna anche qui, finale minerale e persistente. Equilibrato e elegante.

Barone Pizzini Bagnadore Riserva Pas Dosè 2014 – Chardonnay 62% Pinot Nero 38%
8 mesi in vasche inox 70% e barrique 30% con frequenti batonnage. Affinamento sui lieviti 74 mesi.
Brillante giallo paglierino verso il dorato, perlage numeroso e molto persistente. Al naso intenso e complesso, esprime note di ginestra, frutta gialla, pietra bagnata, lievito e pasticceria. All’assaggio verticale e diretto, bella freschezza, bollicina che entra sottile per poi allargarsi con garbo, sapido il finale lungo. Elegante e fine.

Barone Pizzini Bagnadore Riserva Pas Dosè 2016 – Chardonnay 60% Pinot Nero 40%
8 mesi prevalentemente in barrique di primo e secondo passaggio e una piccola parte in inox. Affinamento sui lieviti 72 mesi.
Brillante e affascinante giallo paglierino, perlage molto numeroso, fine e persistente. Bouquet di fiori bianchi, pesca, agrume, erbe aromatiche, gesso e crosta di pane che inebria. Al palato inizialmente pungente e fresco per poi allargare il volume in bocca, dove torna la sensazione di lievito e pane. Molto persistente il finale, grande eleganza e armonia che ne raccontano l’estrema finezza. Piacevole e appagante senza alcun dubbio.

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