(italiatv) Ci sono degustazioni che si ricordano per un vino in particolare e altre che, invece, colpiscono per l’idea che riescono a trasmettere e quella di Vignamadre, Famiglia Di Carlo appartiene più alla seconda categoria, perché i tre calici assaggiati, Iconic Maiolica, Capo Le Vigne Cerasuolod’Abruzzo e Nobu 1830 Montepulciano d’Abruzzo Riserva 2021, non hanno raccontato soltanto tre vini ma un modo di guardare l’Abruzzo, la vigna e il tempo stesso che ci è stato donato.
Il centro di tutto è Giannicola Di Carlo, che non dà l’idea del produttore che ha scelto il biologico perché oggi funziona e va di moda, perché è richiesto o perché comunica bene. Nel suo caso sembra piuttosto il contrario perché prima del vino si percepisce la vita, le esperienze vissute e il rapporto con la natura, con l’intenzione di restare con rispetto dentro a un equilibrio e alla fine tutto ciò torna inevitabilmente nel calice. C’è in lui qualcosa di raccolto, di osservativo, quasi meditativo, al fine di voler solo ascoltare la natura e questo è forse il tratto più interessante della sua figura.
TRADIZIONE E FILOSOFIA.
La tradizione si intreccia con la visione di Giannicola, che ha trasformato la sostenibilità in metodo aziendale: i filari suddivisi nei sette colori dei Chakra, il brevetto biodinamico-energetico, l’uso di leguminose per fissare l’azoto, la lotta alla tignola tramite confusione sessuale: tutto risponde a un’idea di natura come sistema vivo, capace di comunicare attraverso le sue radici.
Il lavoro scientifico, sviluppato in collaborazione con università italiane ed estere, ha portato all’eliminazione dei fertilizzanti di sintesi e all’adozione di tecniche alternative ai pesticidi, come le capsule ai feromoni che impediscono la riproduzione della tignola. È un approccio che richiede tempo ma dona poi vigne più equilibrate e uve più sane.
Accanto alla ricerca c’è poi una forte dimensione sensoriale: alcune bottiglie affinano nel bosco, si organizzano meditazioni in vigna, si sperimenta un modo diverso di vivere il paesaggio, come una naturale estensione di un’idea agricola che mette al centro la relazione tra uomo e ambiente.
Tutto questo che rimane insieme agli assaggi, anzi ne risulta parte integrante che esprime l’idea di continuità di una famiglia che custodisce la terra e la terra d’Abruzzo senza trasformarla con un produttore che ha scelto di ascoltare la natura prima di interpretarla, impostazione che ritroviamo anche nel calice.
I VINI E LA DEGUSTAZIONE.
La Maiolica, recente lancio di Vignamadre, diventa allora il punto più significativo di questo racconto perché non è solo una novità ma porta con sé la biodiversità. La Maiolica è un vitigno raro, poco conosciuto e recuperarlo vuol dire fare un gesto agricolo e culturale, perché vuol dire ridare vita a una memoria rimasta in ombra, ridare spazio a una voce minore del territorio e accettare che non tutto debba per forza andare solo verso il gusto più facile o più immediatamente riconoscibile.
Iconic Maiolica Terre d’Abruzzo Igp
Rosso rubino nitido, di buona consistenza. Naso discretamente intenso, emana subito sentori di rosa rossa, ciliegia croccante, amarena fresca, prugna rossa, ribes, pepe e sbuffo finale di eucalipto. Al sorso è avvolgente con una bella freschezza, tannino giovane ma ben integrato. Piacevolmente slanciato, elegante e piuttosto lungo il finale. Ha il pregio di non voler dimostrare troppo, lasciando parlare il vitigno senza sovraccaricarlo.
Capo Le Vigne Cerasuolo d’Abruzzo Doc
Apre invece una parentesi più luminosa, più conviviale, ma non meno abruzzese. Luminoso e affascinante il colore rosato intenso. Al naso potente e intrigante, racconta di lampone, fragola, visciola, melograno, viola e rosa fresca. Al palato si dimostra di buona struttura, caldo, di piacevole corpo ma con una freschezza finale molto piacevole e persistente. Ha colore, materia, sapore e una capacità di ben sposarsi con diverse varietà di cibo.
Nobu 1830 Montepulciano d’Abruzzo Doc Riserva 2021
Rosso rubino pieno e luminoso con qualche sfumatura ancora porpora. Immediate note di amarena, mora, prugna, cacao, vaniglia, spezie dolci, tostatura di caffè e chiusura balsamica. Molto elegante in bocca, dove entra subito diretto, poi regala pienezza e struttura, avvolge il palato con un tannino fuso per un finale persistente, fine e armonico. Qui entra in scena la parte più profonda e storica dell’azienda, quella legata al Montepulciano, alla materia, al tempo, alla memoria familiare. È il vino più strutturato della degustazione, quello che chiude il percorso con maggiore intensità e che mostra l’altra faccia della filosofia di Vignamadre: naturale non significa fragile né leggero ma coerente, anche quando il vino si fa più importante.
Alla fine i tre calici restano uniti da un filo naturale perché Maiolica è il recupero, Cerasuolo è il territorio nella sua forma più immediata e Nobu 1830 è la profondità. In mezzo c’è Giannicola Di Carlo, con il suo modo di intendere il vino come conseguenza di una scelta più ampia, prima agricola e umana e poi produttiva. È una sintesi ben chiara del lavoro della famiglia Di Carlo, che dal 1830 porta avanti un rapporto con la terra e con il territorio abruzzese.


