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ITALIA TV. 3Tre 2026, intervista a Lorenzo Conci e Giorgio Rocca

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ITALIA TV. 3Tre 2026, intervista a Lorenzo Conci e Giorgio Rocca

(italiatv) La sera del 6 gennaio, vigilia dello slalom in notturna sul Canalone Miramonti, Madonna di Campiglio ha accolto i grandi nomi dello sci al Rifugio Chalet Spinale per la famosa Champions Dinner, un evento ormai consueto di presentazioni e premiazioni. Tanti gli ospiti d’onore tra i quali appunto gli atleti che in passato sono saliti sul primo gradino del podio. Sono infatti trascorsi trent’anni dalla vittoria di Alberto Tomba a Madonna di Campiglio e venti anni dall’ultimo successo italiano firmato Giorgio Rocca, ambasciatore della 3Tre.
Proprio nel periodo che porta alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 fondamentale la presenza di un altro azzurro, Giuliano Razzoli, l’ultimo campione olimpico italiano di slalom a Vancouver nel 2010.
Sul palco anche altri due protagonisti indiscussi dello sci italiano, Paolo De Chiesa e Kristian Ghedina che hanno raccontato aneddoti e ricordi particolari legati alla loro 3Tre.

Il fascino della 3Tre e del Canalone Miramonti ha attirato anche tre leggende che hanno scritto il proprio nome nell’albo d’oro della gara: Marc Girardelli, Ivano Edalini e Ole Kristian Fureseth e proprio a lui, vincitore nell’edizione del 18 dicembre 1990, è stata consegnata l’iconica Maglia Fulmine. Per la Provincia Autonoma di Trento presenti il Presidente Maurizio Fugatti, l’Assessore all’urbanistica, energia, trasporti, sport e aree protette Mattia Gottardi e l’Assessore all’artigianato, commercio, turismo, foreste, caccia e pesca Roberto Failoni.

Abbiamo incontrato il Presidente del Comitato Organizzatore della 3Tre, Lorenzo Conci, grande deus ex machina, insieme al suo staff, di questa celebre gara di slalom.

D. Presidente, quale è secondo lei il momento più significativo nella storia della 3Tre?

R. Direi i momenti, perché secondo me ce ne sono stati almeno tre senza dubbio: uno quando durante la prima edizione Zeno Colò vince due gare e poi vola a Aspen per i mondiali e vince anche quelli, primo campione italiano del dopoguerra, un abetonese per altro. Il secondo le vittorie della Valanga Azzurra con Gustavo Thoeni e Piero Gros e poi quando Alberto Tomba vinse per la prima volta nel 1987, richiamando migliaia di tifosi da tutta Italia che bloccarono le strade per arrivare a Campiglio per vedere questo fuoriclasse.

D. Come è cambiata l’organizzazione della gara dal 1950 a oggi?

R. Mi sento di dare una risposta artistica, come la descrizione dell’animo umano in Shakespeare: direi niente, nel senso sempre tanto lavoro, tanta passione e tanti sacrifici, usando le risorse che si avevano all’epoca. Un’organizzazione davvero molto impegnativa per le possibilità che si avevano nel dopo guerra e oggi è lo stesso per noi nel senso che, essendosi alzato il livello, tutto deve essere più preciso e attenzionato. E tornando a come Shakespeare descrive l’uomo, se non c’è la visione, l’amore e se non ci si mette il cuore un evento così non si fa.

D. Quindi una delle grandi sfide è sicuramente la preparazione della pista, in mano anche al meteo delle ore precedenti ?

R. Dal punto di vista tecnico sicuramente quello che conta tantissimo sono le condizioni atmosferiche degli ultimi tre o quattro giorni, perché dopo aver preparato la pista al millimetro, se arriva tanta neve nuova, la si deve togliere e risistemare quindi il fondo, per il quale risulta fondamentale la costruzione fin dai primi fiocchi di neve.

D. Secondo lei per quale motivo i grandi atleti che hanno vinto tanti anni fa la 3Tre continuano a essere attaccati e affascinati in modo così profondo?

R. Credo innanzitutto per con un profondo attaccamento alle tradizioni. Poi anche qui trovo un richiamo shakespeariano di chi rivive la propria giovinezza. E’ chiaro che qui c’entra molto anche il nostro lavoro di comunicazione, il nostro stuzzicare la possibilità di essere ancor molto visibili, creando l’occasione perché possano rivivere quei momenti senza la malinconia del passato.

D. Il suo ricordo più emozionante legato alla 3Tre?

R. Senza dubbio il giorno della prima vittoria di Tomba nel 1987, uscendo fuori da tutti gli schemi mai visti prima, come quando i Beatles atterrarono a New York per Saturday Night Live.

D. Se dovessi descrivere la 3Tre con una sola parola quale sceglierebbe e perché?

R. Me ne servono almeno due di parole, direi senza dubbio passione e resilienza.

Presente anche Giorgio Rocca alla serata, che abbiamo avvicinato per qualche domanda.

D. Rocca, come preparò mentalmente la sua discesa vincente?

R. Non in maniera particolare, avevo solo una grande voglia di vincere, ne avevo bisogno e lo desideravo molto più di altre volte.

D. Qual è stato il passaggio più critico del Canalone Miramonti in quella gara?

R. Senza dubbio il ripido, dove ci si gioca gran parte del risultato.

D Dove, se fosse andato storto qualcosa, avremmo visto un’altra storia?

R. Direi in tutta la gara, l’avrebbe compromessa interamente.

D. Quanto contava l’attrezzatura all’epoca rispetto alla preparazione fisica e mentale?

R. A mio avviso il 40%, il che è molto significativo.

D. Se potesse tornare indietro, cambierebbe qualcosa?

R. No, considerato il risultato sicuramente no, l’ho vissuta fino in fondo con convinzione.

D. Dopo il traguardo, qual è stata la prima persona che ha abbracciato? E cosa vi siete detti?

R. Non ho un ricordo chiaro di questo, ma era appena nato mio figlio Giacomo, sono sicuro di aver pensato a lui.

D. So che lei è anche sommelier, se la pista fosse un vitigno, quale sarebbe?

R. Un Barolo, uno dei miei vini preferiti.

D. Esiste un vino che assocerebbe alla sensazione dell’adrenalina in gara?

R. Nello specifico non saprei, direi però un rosso, la mia tipologia di vino preferita.

D. E lo berrebbe prima o dopo la gara? O forse solo nei ricordi?

R. Sempre!