(italiatv) 1956, un inverno freddo e nevoso in Italia; la mamma di Francesco Ricasoli non riesce a andare in ospedale per la neve e partorisce suo figlio al Castello di Brolio dove risiedevano.
Roma situazione simile due anni dopo, 1958: mia madre dà alla luce mio fratello dopo un avventuroso tragitto tra ghiaccio e nevischio sulle strade della Capitale.
Ritrovo una bottiglia nella casa di montagna conservata da mio padre insieme ad altre piuttosto importanti, rimanenze del suo “Vino e Oli” romani, tipici del periodo degli anni del dopoguerra.
“Brolio Riserva Chianti Classico 1958, Casa Vinicola Barone Ricasoli Firenze”: una bottiglia di 67 anni ad oggi, che mostra in qualche modo la sua importante età, sia nell’aspetto sia nell’immaginario della sua lunga storia. Nasce così la volontà di riportare a casa questa bottiglia, di chiudere quel cerchio che mio padre aprì mettendo da parte questa bottiglia del 1958.

Francesco Ricasoli accoglie la proposta di incontrarci presso il Castello di Brolio per riportare a casa la mia 1958, un incontro forte emotivamente per la storia che rappresenta questo marchio e per la mia storia personale. Un luogo importante Brolio, dove la storia si cela in ogni angolo e racconta di persone che hanno fatto la storia italiana del vino e della politica, e che non può non far sentire tutta la sua possanza nel rappresentare il patrimonio italiano sotto tanti aspetti. Bello incontrare Francesco nel suo ufficio pieno di reperti ormai secolari, di libri storici importanti, di qualche bottiglia particolare vicino alle sue calosce sporche di terra che usa per andare in vigna: è tutto lì, in quelle grandi stanze con raffigurazioni imponenti alle pareti.
D. Cosa significa il cognome Ricasoli nella sua vita personale e nel suo lavoro?
R. Sicuramente è una responsabilità, rappresenta per me il dover continuare a scrivere la storia della mia famiglia.
D. Che eredità sente di aver ricevuto e quale invece vorrebbe lasciare a sua figlia e ai suoi successori?
R. Con l’esperienza ho imparato che bisogna ascoltare di più e parlare di meno e che il buon senso è quello che quasi sempre porta a fare le scelte migliori. Quando ho iniziato qui, io non sapevo niente del lavoro e all’inizio più che mai ho cercato di capire di chi potevo fidarmi facendo appunto appello al buon senso, al fare bene, fino a quando nel 1993 ho ricomprato l’azienda.
D. La domanda su Bettino Ricasoli non può evidentemente mancare: che idea si è fatto del Barone di Ferro?
R. Doveva essere un personaggio incredibile. E’ stato Presidente del Consiglio nel 1861 e nel 1866 nel nascente Regno d’Italia, una persona straordinaria, certamente difficile da trattare, con un carattere importante. Si sa molto della sua azione politica, si sa molto poco del grande lavoro che ha fatto come agricoltore: lo si ricorda per aver inventato la formula del Chianti Classico. Però mi preme sottolineare che nei suoi archivi, ora custoditi nell’Archivio di Stato di Firenze, ci sono appunti importantissimi sulla storia della viticoltura.
Nel 1851 intraprende un viaggio in Francia, per partecipare all’Esposizione Universale di Londra. Ritiratosi a Brolio, si rende conto che i suoi vini avevano perso interesse commerciale in confronto ai vini francesi. Visita regioni vinicole francesi come Bordeaux, il Medoc, osservando attentamente le tecniche vitivinicole locali, curioso di capire cosa portare a casa per migliorare i suoi vini, dimostrando la profonda passione per l’agricoltura. Il Barone Bettino nella sua vita personale credo fosse una persona molto affettuosa, sebbene abbia vissuto tra le disgrazie di aver perso la moglie molto giovane e in seguito anche la figlia.
D. Cosa pensa che una bottiglia del 1958, potendo parlare, racconterebbe di quel periodo e cosa direbbe oggi vedendo il Castello di Brolio e la sua eredità.
R. Ora apriremo questa bottiglia e sarà lei a parlare per noi. Posso dire che nel 1958 Brolio era ancora una bellissima azienda anche se stava iniziando una crisi dovuta agli scossoni socio economici del dopoguerra che non furono affrontati con la dovuta fermezza dalla famiglia, fino a dover vendere buona parte del patrimonio, anche a causa di investimenti sbagliati di mio nonno.
D. Come immagina Brolio fra 50 anni?
R. Che sia veramente il punto di riferimento del territorio, come lo era in passato, un faro per tutta la denominazione, anche se oggi devo dire, ci stiamo avvicinando in parte a questo traguardo, accorpati nel concetto di Chateau, con dei Cru importanti e la stampa internazionale che ci premia continuamente, anche grazie al lavoro di mia figlia Sofia.
Arriva il momento del racconto più emozionante, quello di dar voce alla bottiglia del 1958, aprendola e degustandola. Francesco è felice di aver accolto la mia proposta, si vede distintamente dalla cura e attenzione che mette nel rituale di stappare una bottiglia di 67 anni, ancora un po’ polverosa.
Tappo originale che viene via bene grazie alle sue sapienti mani che utilizzano strumenti di alto livello, quelli usati per certe occasioni.
Esce la storia, appena stappata, tutta insieme, tanta storia bella e brutta, dell’Italia e delle persone che sono nate e vissute dal 1958 fino a oggi e l’emozione è forte, difficile anche da trattenere se non fosse per il calice che si appresta al sorso.
Ancora piuttosto limpido e scarico, un colore aranciato con riflessi tendenti al bruno, che via via prende vitalità. Sentori al naso complessi e maturi dove le componenti del sangiovese si ritrovano nitide: frutta rossa cotta, rosa secca, spezie a ancora un timido sbuffo balsamico. Al palato morbido, con un accenno di freschezza e tannini vellutati, sorprende la lunghezza.
Francesco con orgoglio lo assaggia e rimaniamo entrambi sorpresi dalla longevità di questa bottiglia: è un Sangiovese di Brolio, d’altronde!
Il cerchio si è chiuso, la bottiglia che parla della storia della mia famiglia e di mio fratello è tornata a casa per raccontare di una famiglia romana e per ricongiungersi con la famiglia di Brolio. Gratitudine.




