Home Agricoltura e Vino ITALIA TV. Reportage. “NELLA PIANA”. Parte prima. Autunno.

ITALIA TV. Reportage. “NELLA PIANA”. Parte prima. Autunno.

0
ITALIA TV. Reportage. “NELLA PIANA”. Parte prima. Autunno.

Prima parte del reportage lungo 1 anno, a cura di Monica Bucci, “NELLA PIANA”. Un viaggio immersivo nel Piccolo Tibet, come viene chiamato Castelluccio di Norcia, incastonato sui monti fra Umbria e Marche. Seguendo il battito della Natura, la reporter cattura la magnificenza di orizzonti sconfinati così come le verità nei cuori di quelli che hanno scelto di vivere come monaci laici. Quattro stagioni; parte prima, autunno. Buona lettura >

(italiatv) Castelluccio di Norcia è un piccolo gioiello tra le montagne dell’Umbria e delle Marche, incastonato tra le possenti vette dei Monti Sibillini; un’autentica meraviglia dell’Appennino, meta affascinante che incanta i visitatori con il suo paesaggio mozzafiato e la sua storia millenaria. Questo minuscolo borgo, ad un’altitudine di 1.452 metri sul livello del mare, sorge su un altopiano che si apre a conchiglia, offrendo uno spettacolo naturale di rara bellezza.
Nonostante le devastanti conseguenze dei terremoti che hanno colpito la regione negli ultimi anni, Castelluccio di Norcia continua a mantenere intatto il suo fascino, divenendo un simbolo di resilienza e di amore per la propria terra, che rimane ancora una meta imperdibile per chiunque voglia immergersi in un’atmosfera senza tempo, tra paesaggi mozzafiato e tradizioni locali.

La fioritura della piana di Castelluccio, momento di rara bellezza ed unico al mondo, è senza dubbio il clou dell’anno. Durante i mesi estivi, tra giugno e luglio, i campi si tingono di un incredibile mosaico di colori, tra papaveri, fiordalisi e margherite, che si alternano in una miscellanea affascinante di colori, nella geometria dei campi di lenticchia, decretata la più pregiata al mondo. Tantissimi sono i visitatori che accorrono per ammirare questo spettacolo naturale: una vera e propria esplosione di vita, che attira fotografi e amanti della natura da tutto il mondo.

Ma Castelluccio di Norcia non è solo un incantevole scenario naturale. Il borgo custodiva anche un ricco patrimonio storico e culturale, come la Chiesa di Maria Assunta, risalente al XVI secolo, e le antiche abitazioni in pietra tra i vicoli stretti e articolati, che testimoniavano il fascino di un passato rurale ormai scomparso, dopo i devastanti terremoti del 2016.
Il 24 agosto, il 28 e il 30 ottobre di quell’anno, il cuore dell’Italia centrale è stato sconvolto da tre violenti terremoti, che hanno causato gravissime lesioni a Castelluccio di Norcia e alle comunità circostanti. L’intero paese è collassato e la ferita ha lasciato il paese deformato completamente. E anche la piana, luogo di coltivazione delle lenticchie è stata segnata dalle profonde fratture apertesi nel terreno.

Per i castellucciani è stato un colpo durissimo, che ha messo in ginocchio l’intera comunità. stravolgendo completamente la realtà locale. Oggi, con fatica, ci sono solo 7 residenti che, con una straordinaria forza d’animo, si impegnano faticosamente per sopravvivere e cercare di adoperarsi in una decisa ripartenza, che comunque, a tutt’oggi, tarda a realizzarsi, soprattutto a causa della lentezza burocratica dell’avvio dei cantieri di ricostruzione edile e della debole partecipazione statale con i fondi d’aiuto. Tutti, o quasi sono stati costretti a lasciare le case, le proprie attività, agriturismi, caseifici, laboratori della lavorazione della lenticchia, stalle e negozi di prodotti locali, sostituiti questi da moduli provvisori di delocalizzazione.

Nel 2018 è stato costruito il Deltaplano, una galleria commerciale che ospita varie strutture di attività di ristoranti, bar e rivendita di prodotti locali, per riannodare i fili di una normalità lavorativa, dove si svolge la maggior parte della ricettività, oltre ai diversi punti di ristoro nei moduli ancora provvisori, al centro del paese, nella piazzetta centrale.
Attualmente esistono quattro realtà di formule alberghiere operanti, recentemente restaurate alle quali presto se ne aggiungeranno di nuove, cosa che auspica una ventata di ritrovata fiducia in futuro ancora problematico.
Tra i cantieri aperti e il vociare di turisti mordi e fuggi del fine settimana, incontro alcuni ragazzi che hanno deciso di sfidare le “terre mosse”, come le chiamano qui e chiedo loro perché scegliere un paese ferito per realizzare il proprio futuro.

Nicholas, 27, lombardo, trasferitosi qui un anno fa: un ragazzone riservato ed educato che, vissuto sempre a contatto stretto con la natura, ha scelto Castelluccio, dopo una vacanza trascorsa qui diverse estati fa, complice anche un fatale incontro con Andrèe Nicole, che vive qui da diverso tempo, anche lei in fuga dal caos urbano romano. Chiedo “perché proprio qui?”; mi risponde: “Girati e guarda… E’ unico questo posto.”
Lo capisco, ma è anche difficile, se non impossibile, stare in un posto così!
Mi dice che “il contatto con questa natura ha un sapore speciale, la dolcezza di queste alture e l’asperità delle stagioni invernali sono la risposta al mio desiderio, al mio modo di vivere”.
Eh sì, perché Castelluccio è definita anche il Piccolo Tibet, proprio per la sua particolarità orografica, a quasi 1500 mt ci accolgono dolci colline di erica, spesso intervallata da laghetti effimeri e intervallate da fitta boscaglia di faggete, di Macchia Cavaliera, diventata negli anni ’90 il paradiso ideale del volo libero.