(italiatv) Dopo anni in cui il Lavitola, definito in biografia Wikipedia come imprenditore, ex giornalista e criminale italiano, non aveva più fatto parlare di sé, relegandosi in una più comoda posizione di ristoratore, è tornato dal 10 agosto 2026 sulle prime pagine della cronaca in quanto ritenuto il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci.
Le confessioni rese all’autorità investigativa sostituiscono il dubbio con la certezza, ma l’obiettivo di questo articolato pensiero è: perché, in realtà, aver costruito un tale marchingegno criminale, anche attuato in maniera alquanto strana, bizzarra e insulsa, per creare sulla persona di Ranucci una visibilità mediatica di cui il giornalista non aveva proprio bisogno?
Anzi al contrario tale azione, costruita quasi artatamente agevole per essere identificata, è diventata la chiave di volta per risolvere un rapporto conflittuale tra Ranucci, la Rai e i politici della destra italiana, a prescindere dall’attentato.
Sono vent’anni che Lavitola è implicato in vari dossier politici che ne hanno procurato una serie di procedimenti giudiziari e detenzione. Non è quindi un personaggio che non sa come vanno le ricerche politiche e come faccendiere internazionale era assolutamente in grado di attuare attività di intelligence senza ricorrere a tale insulsa azione. A meno che il suo vero obiettivo, manovrato da chissà chi, non fosse proprio l’opposto: un’azione creata da un sedicente amico per permettere l’epurazione più fluida di Ranucci.
Non sarebbe la prima volta che viene attivato un “cavallo di Troia” per abbattere le difese di un personaggio che dagli anni novanta vanta centinaia di indagini giornalistiche, un vero “trapezista” dell’informazione.
Nessuno, ad ora, ha ipotizzato che Lavitola, di fatto, abbia voluto essere elemento di distruzione di una trasmissione che da vent’anni fa inchieste scomode confermando come la libertà di informazione abbia un costo umano.
Diceva il Divo “A pensar male si fa peccato ma forse ci si azzecca”.
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