(italiatv) “E se ci facessimo una settimana di vacanza in guerra? Figata pazzesca!”. Vendere il sole, la storia e il relax mentre le sirene d’allarme risuonano in sottofondo è uno dei paradossi più evidenti della comunicazione contemporanea. Nelle strategie di nation branding di Paesi attraversati dai conflitti, le campagne pubblicitarie per il turismo non sono soltanto strumenti di marketing, ma veri e propri avamposti di narrazione politica e di difesa dell’immagine nazionale. Il punto interessante e grave è un altro: c’è chi va… a caccia; come a Sarajevo. C’è chi cerca scenari di guerra per la botta di adrenalina che da esserci.
La follia della promozione turistica emerge nitida nel Medio Oriente. Israele prosegue nel tentativo di proiettare un’immagine di vibrante normalità, promuovendo il fascino di Tel Aviv e le meraviglie di Gerusalemme pur in un contesto di gravissima escalation regionale. Poco più a nord, il Libano ha rilanciato campagne iconiche come Live Love Lebanon e slogan accoglienti come Ahla Bhal Talleh, facendo leva sull’edonismo mediterraneo e sulla propria diaspora per attirare visitatori e valuta pregiata, sfidando la grave crisi interna e le tensioni belliche ai confini.
Sul fronte dell’Europa orientale, la Russia promuove nei mercati asiatici e del Golfo la campagna Discover Russia, con l’iconico nastro di Möbius a simboleggiare esperienze infinite. Una narrazione visiva patinata che ignora deliberatamente l’isolamento diplomatico e la guerra d’aggressione. All’opposto si colloca l’Ucraina, dove la proposta turistica ha subito una metamorfosi etica: piattaforme come Visit Ukraine promuovono itinerari di memoria e testimonianza nelle città martiri come Bucha e Irpin. Non più svago, ma un “turismo di resistenza” volto a far toccare con mano le distruzioni del conflitto.
In questo palcoscenico di stridenti contrasti, la réclame turistica smette di essere un banale invito al viaggio. Diventa un atto di propaganda edulcorata, un tentativo di resistenza o la disperata affermazione di una quotidianità possibile mentre attorno la storia brucia.